È uno dei piloti più talentuosi del Mondiale Motocross, e senza dubbio avrebbe meritato di coronare una bellissima carriera col titolo mondiale MXGP: Max Nagl ci è andato vicino nel 2015, interrompendo la sua cavalcata per un infortunio, ma si è comunque tolto parecchie soddisfazioni in carriera. Per lui il 2° posto nel Mondiale MX1 del 2009 alle spalle di Antonio Cairoli e la terza posizione nel 2016, ma anche parecchie vittorie nei GP alla guida della KTM ufficiale, dell’Honda HRC e di quell’Husqvarna che prima l’ha aiutato a centrare il 3° posto di due anni fa, e poi l’ha scaricato per puntare tutto su Paulin e Anstie: dopo la rottura con Husky, Max Nagl ha iniziato una nuova avventura con TM Racing, diventando il pilota ufficiale della casa italiana e avviando una sfida stimolante. Abbiamo parlato di questo e molto altro con Max, che sta ottenendo dei buoni piazzamenti nell’avvio di stagione della MXGP con una moto ancora ”giovane”: ecco le parole del 31enne bavarese ai microfoni di ”Bandiera a scacchi”. 

Ciao Max, partiamo dalla stagione che è attualmente in corso. Quali sono le tue sensazioni dopo le prime quattro gare stagionali (Argentina, Europa, Spagna, Trentino)? Il tuo miglior risultato è stato l’8° posto di Neuquen, sei felice per questo avvio di stagione?

”Senza dubbio, al momento sono contento, e con me lo è anche il team. Iniziare con un nuovo team e una nuova moto rappresenta da sempre una grande sfida, e sono felice di essere qui: mi sto trovando bene con TM e con la moto, facciamo un grande lavoro e stiamo lavorando alacremente per migliorare la moto giorno dopo giorno. Non abbiamo ancora raggiunto i risultati sperati, ma sappiamo che servirà un po’ di tempo per arrivarci”.

Quali sono le tue aspettative per il 2018? Punterai a stare nella top-10, oppure a qualcosa in più e a un piazzamento tra i primi 5-7 della MXGP? Negli Internazionali d’Italia, eri arrivato 5° a Mantova.

”Dobbiamo essere realistici, nella prima stagione non è facile dire a priori dove potremo arrivare. Certamente il nostro obiettivo minimo è la top-10, ma anche raggiungere quel risultato non è così facile in questa MXGP: la nostra priorità sarà quella di sviluppare la moto, abbiamo un grande potenziale da sfruttare”.

Il livello di questa MXGP è altissimo, e ogni gara è una battaglia senza esclusione di colpi. È il campionato più difficile di sempre?

”Quest’anno il livello è incredibilmente alto, e lo era anche nel 2017. Se parti male o ti fai male all’inizio della stagione è davvero complicato entrare nella top-10. Dovremo lottare ogni giorno per riuscirci”.

Raccontaci le prime sensazioni sulla nuova sfida con TM Racing. Come ti stai trovando con la nuova moto, e in quali zone avete lavorato durante i test invernali? 

”Sto vivendo una sfida estremamente bella e stimolante. TM sta dando il massimo per aiutarmi e fornirmi tutti i miglioramenti che ho richiesto, e oltretutto sono davvero veloci nel realizzare nuovi pezzi e cambiare le cose: è un piccolo team se lo compariamo alle altre case costruttrici, ed è questa la sua forza, perchè lo rende più familiare e più facile da gestire a livello lavorativo. Inoltre devo dire che l’Italia mi piace tantissimo! Se non ho sbagliato i calcoli, ho vissuto in Italia per il 40% della mia vita, prima di trasferirmi in Belgio: ogni volta che torno nel vostro paese, mi sento a casa. Tra l’altro, mia moglie è per metà italiana da parte di padre, e anche lei adora l’atmosfera che si respira all’interno di TM”.

La presentazione di Max Nagl a Eicma

Facciamo un passo indietro al 2017: hai avuto un rendimento altalenante, con alcuni weekend da urlo (Assen, 2° posto) e altri negativi, chiudendo 8° nel Mondiale. Non è stato un grande anno, e poi è arrivata la separazione con Husqvarna nonostante il 3° posto iridato del 2016: ti ha sorpreso quella scelta?

”Il mio 2017 non è stato positivo, è vero. Ma ci sono delle ragioni dietro a quel rendimento, ragioni che non mi va di spiegare nel dettaglio. La separazione con Husqvarna mi ha sorpreso molto, ma ora sono felice”.

Hai qualche rimpianto riguardo alla tua carriera? Hai chiuso 2° nel 2009 e 3° nel 2016, mancando il titolo della MXGP/MX1 sin qui: un titolo che avresti meritato, per il tuo talento e la tua velocità.

”Ho creduto decisamente al titolo nel 2015. Ero in testa al Mondiale fino a metà stagione, con 30 punti di vantaggio sul secondo. Ero veloce e mentalmente più forte degli altri, poi mi sono fatto male a una gamba e la mia stagione si è conclusa lì (quel titolo venne vinto da Febvre, ndr). Essere bravi e veloci non basta per il titolo mondiale, serve anche un pizzico di fortuna!”.

Gareggi nel Mondiale Motocross dal 2004. Che differenze riscontri tra il motocross dei tuoi inizi e quello attuale?

”Beh, devo dire che sono cambiate tantissime cose. In positivo e in negativo, e hanno colpito sia i team che i piloti (e qui, a noi viene subito in mente l’assurda 23-years-rule che obbliga i talenti al salto di categoria, ”contingentando” i posti in MXGP e creando un’autentica ”corsa al manubrio” nella off-season)”.

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