Un uomo solo contro l’armata Ducati. Questo pare essere il destino di Jonathan Rea. Il tre volte campione del mondo è l’unico intruso nel dominio esercitato dalla Rossa di Borgo Panigale in questo avvio di stagione. Le due vittorie ottenute nelle sei manche disputate finora sono un misero bottino se si pensa alle cavalcate degli ultimi tre anni, ma, di fronte alle difficoltà create dal nuovo regolamento alla sua Kawasaki e alla crescita esponenziale della casa italiana, occorre fare di necessità virtù, alternando le vesti del ragioniere a quelle dell’attaccante.

In Australia, il nordirlandese ha corso in difesa, diviso tra un mezzo non perfetto e gli acciacchi di un pre stagione funestato da una brutta caduta in allenamento. In Thailandia, ha vinto in gara 1 e sofferto nella rivincita della domenica. Stavolta, Johnny è riuscito a limitare ulteriormente il passivo nella seconda manche, all’indomani del secondo acuto del 2018. E la classifica gli dà ragione dato che il margine sul primo inseguitore è aumentato a dodici punti. Indubbiamente è una buona situazione per l’alfiere Kawasaki. Di fronte a chi si aspettava un suo ridimensionamento, Rea ha reagito da campione. Certo, il dominio non è più quello degli ultimi anni, non c’è la manifesta superiorità del triennio 2015-2017. Eppure, Jonathan è ancora là davanti a tutti.

Il segreto di questo risultato è alquanto elementare e scontato. Il britannico dimostra una volta di più di essere lui il vero valore aggiunto. Lo era ai tempi della Honda, quando Rea era “Mad Johnny”, lo è ora alla Kawasaki. E se qualcuno ancora si interrogava su quanto ci fosse del suo nei trionfi della “Verdona”, sta ricevendo continue risposte. Il campionissimo compensa i limiti del mezzo con una guida straordinaria. Impressionante la facilità e la precisione nella staccata. Nessuno sembra in grado di frenare tardi quanto lui. E per batterlo in quel campo occorre una prestazione perfetta. Melandri e Davies lo hanno piegato in Australia ed in Spagna solamente al termine di prove prodigiose. Quando i due ducatisti non sono in stato di grazia, la musica non segue melodie distanti dallo spartito del triennio d’oro di Rea.

Ed ora? Cosa possiamo aspettarci? Basterà la guida superlativa di Johnny il magnifico a portare al trionfo la Kawasaki? Difficile a dirsi. Sicuramente questo bizzarro Mondiale Superbike riceverà risposte molto più chiare quando i vari team subiranno le ulteriori riduzioni ai giri motore. In tal caso, bisogna preoccuparsi di come reagiranno le moto coinvolte da questa procedura alle modifiche imposte. Il motociclismo è questione di equilibri sottili, talvolta precari. Anche per questo motivo, non si può pretendere e pensare che il talento di Rea basti a vincere. Servirà un grande sforzo da parte di Kawasaki. Il team della “Verdona” può comunque consolarsi con una certezza: il polso destro del suo funambolo resta merce rara, rarissima.

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