Ci si aspettava tanto dal week end spagnolo di Marco Melandri. In fondo, le buone prestazioni nelle prove libere e la pole position lasciavano pensare ad un fine settimana da protagonista. Ed invece, alla fine, il ravennate ha ottenuto solamente un quarto ed un terzo posto. Risultati positivi normalmente, non proprio esaltanti per un pilota del suo calibro e con un avvicinamento alle gare decisamente interessante. L’andamento delle due manche non ha rispecchiato il potenziale immaginato alla vigilia. Macho è andato presto in difficoltà, frenato anche dalle consuete turbolenze che lo tormentavano in rettilineo. Non è riuscito a trovare un modo per sopperire alle evidenti problematiche, finendo per arenarsi lontano da Jonathan Rea e dal compagno di marca Chaz Davies.

Il discorso iridato non è assolutamente compromesso. I diciotto punti di ritardo sono assolutamente recuperabili. Tuttavia, bisogna cambiare l’inerzia degli ultimi Gran Premi: dopo la doppietta di Phillip Island, c’è stato il calvario thailandese con due manche opache e, appunti, l’illusorio appuntamento spagnolo. Per lottare concretamente per il titolo occorre un deciso cambio di passo. Servono diverse ripetizioni della splendida prova australiana. Solo così si può pensare di mettere pressione a Rea e Davies.

Tra l’altro, per Melandri i confronti con i due britannici non si limitano solamente alla semplice lotta in pista. Con Johnny c’è la rivalità insita nel duello tra il vecchio leone e lo sfidante determinato a conquistare il regno. Macho vuole rovesciare dal trono il simbolo della categoria, arricchendo la bacheca con un titolo prestigioso. Con Chaz la sfida assume i connotati di un vero e proprio derby. Stessa moto e stesso team, manco a dirlo, stesso obiettivo finale. Battere il gallese rappresenta un’iniezione di fiducia ed un ulteriore mattoncino nella costruzione della propria egemonia all’interno della squadra. Anche alla luce di queste considerazioni, è normale che il week end aragonese non possa essere considerato particolarmente positivo. Ai suoi tifosi non resta che sperare che si tratti di una giornata no. Per quanto siamo solo all’inizio, il Mondiale rischia di prendere pieghe inaspettate.

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