Rettilineo, curvone veloce verso sinistra e poi la esse che manda verso il traguardo. Un punto velocissimo e spettacolare da eseguire, un aspetto caratteristico del circuito di Suzuka. È anche un tratto pericoloso per la decelerazione e la vicinanza delle barriere. Tutti lo sanno e, forse, fanno finta di non esserne a conoscenza. Un po’ perché il motociclismo è uno sport in cui il rischio è una componente indissolubile. Un po’ per esorcizzare l’inconscia paura della morte. Eppure, è destino che, prima o poi, possa accadere qualcosa di drammatico.

E l’occasione si manifesta il 6 aprile 2003. Al terzo giro della gara della MotoGP, il pubblico ammutolisce. Le telecamere inquadrano uno spettacolo raggelante: c’è una moto completamente distrutta sull’ultima chicane e, poco distante, tra i mille cocci della carena, si intravede anche la sagoma di un pilota. Indossa una divisa blu. È Daijiro Kato, il pupillo della Honda e di Fausto Gresini. Fin da subito si intuisce la gravità della situazione. Sorprendentemente, la corsa non viene interrotta: ci si limita a delle caute bandiere gialle, niente di più. The show must go on è l’imperativo. La vita del nipponico, invece, subisce un brusco rallentamento lì, a Suzuka. Il suo cuore smette di battere temporaneamente, prima di essere riattivato dai soccorsi. Daijiro non si risveglia, entra in coma, in un drammatico limbo, sospeso tra la vita e la morte. Purtroppo, la corsa decisiva viene vinta dalla “Signora senza ruote”, riprendendo Gino Paoli. Kato si spegne per infarto cerebrale il 20 aprile 2003.

Cosa ci resta di quel simpatico ragazzo con il numero 74 sulla carena? La genuinità dei modi di fare ed il sorriso per chi ha avuto l’opportunità di conoscerlo personalmente. Agli appassionati rimane il ricordo indelebile di un pilota straordinario, dotato di un grande talento e di un estro notevole in moto, al punto da laurearsi campione del mondo in 250. E poi, ritornando al triste epilogo di Suzuka, resta l’amaro in bocca per la mancanza di sensibilità e di umanità. Veramente la vita di una persona vale meno di una corsa di moto trasformata in uno show? Siamo arrivati al punto di non dover disturbare il pubblico, portando via in fretta e furia i cocci di un disastro annunciato per via delle scarse misure di sicurezza? Già, a proposito di sicurezza, il circuito di Suzuka verrà estromesso dal calendario delle stagioni successive in seguito alla tragedia, mentre Honda e Dorna apriranno un’inchiesta che stabilirà la presenza dell’errore del pilota e di un muretto troppo vicino alla pista. Una spiegazione ufficiale che non chiarirà del tutto la dinamica dell’incidente, causato secondo molti da un problema elettronico al comando del gas. In sostanza, Kato non avrebbe avuto l’opportunità di decelerare, finendo per schiantarsi contro la transenna, con un impatto violentissimo. Permangono i dubbi e la certezza di aver perso un fuoriclasse in moto ed una persona squisita fuori.

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