Appannato, svogliato, a tratti irritante. Per un anno buono Kimi Raikkonen è stato questo, quella che alcuni esperti del settore hanno definito ”una seconda guida non all’altezza della Ferrari e di Sebastian Vettel”: in effetti il rendimento del finlandese, se rapportato a quello del connazionale Bottas, era drammatico, con oltre 100 punti e qualche podio in meno, ma il 2018 sin qui è stato totalmente diverso per Kimi. Il pilota svogliato, che si limitava al compitino nell’attesa del consueto rinnovo contrattuale di metà stagione (una scelta discutibile, soprattutto nel caso dell’ultimo prolungamento), ha lasciato il posto alla versione migliore di Raikkonen, quella che era stata capace di rendere al meglio con McLaren, vincere il titolo in extremis con Ferrari e cavare fuori l’impossibile da una Lotus che non era certo la miglior vettura del lotto.

Un pilota dalle grandi qualità, che in prossimità dei 39 anni e di un ritiro che sembra ormai inevitabile vuole far vedere a tutti ciò che vale. Forse è proprio questa la motivazione finale di Kimi, che si è ritrovato a dare il meglio di sè nell’anno che dovrebbe vederlo lasciare Ferrari per chiudere la sua carriera da pilota (occhio a Grosjean come intermezzo nell’attesa di Leclerc, anche se il sogno è Ricciardo al fianco di Vettel per costituire il Dream Team) e tornare l’Iceman che tutti conosciamo. In Australia Raikkonen è arrivato terzo nella gara dominata da Vettel facendo il bravo scudiero e marcando a vista Lewis Hamilton, in Bahrain e in Cina invece ha sorpreso per come riusciva ad andare più veloce del tedesco in qualifica e a tratti in gara: il rapporto del finlandese con la SF71-H è ottimo e quasi sorprendente, dato che Kimi sembra essere entrato in simbiosi con la vettura anche prima di quel Sebastian Vettel che guida il Mondiale grazie alle due vittorie inaugurali. Uno stato di forma strepitoso, che però non viene sfruttato da Ferrari: la sensazione è che questo Raikkonen on fire sia quasi scomodo da gestire per Vettel, che ha capito che questa è la grande occasione iridata e non vuole noie dal compagno di squadra.

Ferrari sembra dunque intenzionata a ”smussare” la voglia di vincere di Kimi a suon di piccole e tremendamente significative mosse: prima la sosta ritardata in Bahrain (con tanto di team radio furibondo: ”perchè non mi avete detto che Vettel è già rientrato, c***o”, in una gara che ha poi visto il finlandese uscire per lo spiacevole incidente col meccanico, poi quanto è accaduto in Cina. Raikkonen sapeva di avere quantomeno lo stesso passo di Sebastian Vettel, e ha provato l’attacco in partenza venendo chiuso malamente dal compagno e perdendo due posizioni: la sua gara però era comunque positiva, se non fosse per la scellerata gestione dai box, con Kimi che è stato richiamato solo svariati giri dopo Vettel e ha perso il treno buono, riducendosi poi a inseguire Bottas nel finale e sfiorare un clamoroso 2° posto dopo il contatto Vettel-Verstappen (Seb 8°). Una sosta allungata che suona inspiegabile anche giorni e giorni dopo, e che fa sorgere un dubbio: e se quel pit-stop così tardo fosse stato un ”avvertimento” dopo quella partenza aggressiva su Vettel? La sensazione è che Kimi Raikkonen abbia una voglia matta di vincere gare e inseguire un sogno iridato che sarebbe possibile con questa Ferrari, mentre la Rossa ha scelto di puntare tutto su Vettel e tenterà di ridurre a più miti consigli il veloce finlandese: quando Kimi Raikkonen svolgeva il compitino tutti si lamentavano del suo scarso impegno, ora che va veloce e sembra a tratti più in palla di Vettel ci si lamenta della sua velocità. È il duro destino dei campioni diventati seconde guide in pista, e chissà che tutto questo non spinga il finlandese a proseguire un’altra stagione altrove, e mostrare che ci sa ancora fare…

 

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