Fine dell’imbattibilità. Jonathan Rea torna a conoscere la sconfitta ad Assen dopo tre anni. Un evento storico, dato il dominio a cui ci ha abituati il britannico. Un dato inusuale se si pensa che è stato il tanto bistrattato Tom Sykes ad interrompere il filotto di sette successi consecutivi. Inoltre, per la prima volta dopo tanto tempo, Johnny non riesce ad infilare due vittorie consecutive per più di tre Gran Premi. Non gli accadeva dal finale del 2016, quando però il titolo era ormai saldamente nelle sue mani. Ed il Cannibale non vinceva così poche gare in avvio di stagione dal 2014.

Messa in questi termini, sembrerebbe di assistere ad uno scenario surreale in un clima da fine impero. La realtà dice ben altro: nonostante un inizio di campionato in sordina e con meno acuti rispetto al passato, Rea sta già impostando un primo tentativo di fuga iridata. Trenta i punti di vantaggio su Chaz Davies, quarantacinque quelli su Marco Melandri. Un tesoretto prezioso e rassicurante, costruito con pazienza ed attenzione. Gara dopo gara, Rea ha aumentato il livello e la concretezza. Dopo l’avvio complicato in Australia, è arrivato il week end positivo thailandese, in cui si è sbloccato. Quindi ecco i 90 punti tra Spagna ed Olanda. Un bottino straordinario che gli è valso il primato in classifica generale.

Inevitabilmente, tutti si chiedono se siamo di fronte allo strappo decisivo. È ancora presto per dirlo, ma l’interrogativo conferma lo spauracchio di molti: vedere esultare nuovamente Johnny, specialmente nell’anno che doveva sancirne il ridimensionamento. Certo, rispetto agli anni scorsi, la Kawasaki non è più così dominante e pure il Cannibale sembra leggermente più umano. Eppure, se persino la carenza di una superiorità tecnica non impedisce al britannico di comandare in Superbike, c’è da preoccuparsi, specialmente in casa Ducati. Ad Assen, una volta di più, si è visto quanto il talento del nordirlandese sia così immenso da colmare le lacune della “Verdona”. E non ci saranno limitazioni o cambiamenti regolamentari ad impedirgli di far valere la legge della sua straordinaria guida.

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