Sono già passati 24 anni da quello che per anni è stato ricordato come ”il weekend della paura”, il fine settimana in cui la morte tornò a fare capolino in Formula 1 dopo oltre 12 anni. Prima del tragico fine settimana di Imola, infatti, l’ultimo decesso in pista era datato 1982, e coinvolgeva l’italiano Riccardo Paletti, che morì in seguito a un brutto contatto tra la sua Osella e la vettura (spenta in griglia) di Pironi: l’impatto a 180km/h fu tremendo e causò una fuoriuscita di benzina e il conseguente incendio che spense la vita del pilota italiano. Dopo l’accaduto, la F1 incrementò la sicurezza in pista ed era convinta di essere riuscita a ridurre a zero il fattore di rischio, ma il weekend di Imola risvegliò antiche paure.

I primi segnali negativi si ebbero il venerdì, quando la monoposto di Barrichello ebbe un tremendo incidente: il pilota brasiliano rimase illeso e tutti tirarono un sospiro di sollievo, ma il peggio doveva ancora venire e arrivò il giorno dopo, sabato 30 aprile 1994. Le qualifiche si stavano svolgendo in maniera regolare, quando all’improvviso sugli schermi e sui maxischermi apparvero le immagini del tremendo schianto di una monoposto, e della testa del pilota ciondolante all’interno dell’abitacolo. Il pilota coinvolto era Roland Ratzenberger, 34enne austriaco che aveva fatto il suo debutto in Formula 1 proprio quell’anno con la Simtek: Ratzenberger, nativo di Salisburgo, aveva fatto vedere buonissime cose in F3, nelle serie automobilistiche giapponesi e nella 24 ore di Le Mans (disputata cinque volte, con un 5° posto), ma inspiegabilmente non era mai riuscito a ritagliarsi uno spazio nella F1 allargata dei tempi (forse perchè poco supportato da quegli sponsor che, va detto, servono per sostenere questa carriera), quella in cui si svolgevano ancora le pre-qualifiche per l’ampio numero dei team.

E così, a 32 anni era rientrato nei ranghi della Formula 3000, e a 34 primavere era riuscito ad approdare alla Simtek, scuderia britannica nata dalle ceneri della March, e non esattamente affidabile come monoposto e nel rendimento. Quell’anno, la Simtek non aveva passato i crash test effettuati nella pre-season e, nonostante gli ampi dubbi sull’affidabilità della vettura, era stata ammessa last-minute: i risultati per Ratzenberger e per il suo compagno erano stati tutt’altro che incoraggianti, con l’austriaco che non si era qualificato in Brasile ed era arrivato 11° in Giappone, ma la vettura in generale sembrava in crescita. E invece, Imola strappò la vita al povero Roland: l’alettone posteriore si staccò dalla Simtek sul rettilineo, e Ratzenberger si schiantò a circa 315km/h in prossimità della curva Villeneuve, morendo sul colpo per la frattura della base cranica. Il sogno del pilota approdato nel circus a 34 anni s’interruppe dunque nel GP italiano, e quel pomeriggio la morte tornò a fare capolino in Formula 1: l’accaduto scosse terribilmente Ayrton Senna, che corse in pista per avere informazioni sulle condizioni del collega e passò una notte tremenda. Il giorno sarebbe deceduto a sua volta nel tragico schianto del 1° maggio 1994, dovuto alla rottura del piantone dello sterzo della sua Williams, ma questa è un’altra storia.

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