“Show must go on”. L’ultima traccia dell’album Innuendo dei Queen diventa un ritornello tragicamente ripetitivo sul circuito di Imola nel 1994. È probabilmente il punto più basso della storia della Formula 1 moderna. La morte torna ad aleggiare pesantemente sul circus. Eppure, non si cerca tanto di esorcizzarla, quanto piuttosto di ignorarla, seguendo le leggi degli interessi televisivi. Certo, agli occhi degli appassionati, i piloti appaiono come cavalieri invincibili ed immortali, almeno in pista. Anche per questo motivo, quando si verificano incidenti così letali non si può non provare un brivido ed un forte senso di disagio.

“Show must go on”. Vale per Rubens Barrichello, giovane talento brasiliano. Il top driver della Jordan sta svolgendo il suo apprendistato sul circuito di Imola nelle prove libere, quando improvvisamente la sua vettura finisce fuori pista, decolla su un cordolo della Variante Bassa e finisce violentemente contro le barriere di protezione. Dopo una serie interminabile di cappottamenti, la macchina si ferma a terra. Le immagini sono raggelanti. Diventa chiaro che bisogna pensare ad una soluzione per migliorare la sicurezza sull’impianto perché la frattura del setto nasale, i tagli alla bocca, la costola incrinata, gli ematomi sul braccio e la leggera amnesia riportati da Rubens potrebbero essere ben poca cosa. Ma le regole dello spettacolo televisivo impongono di non porsi domande. Si va avanti, facendo finta di nulla.

“Show must go on”. Tocca a Roland Ratzenberger comprendere che il business ha esigenze ben precise. Il simpatico debuttante austriaco sogna ad occhi aperti dopo essere entrato in un mondo d cui ha sempre sperato di far parte. Non è tutto rose e fiori e lui se ne accorge presto: la sua Simtek è una vettura poco competitiva e non proprio sicurissima a causa di pezzi di ricambio spesso troppo fragili. L’alettone anteriore forse troppo gracile si stacca mentre Roland è in pieno rettilineo, si incaglia nel fondo della vettura e la rende incontrollabile. L’austriaco vola contro il muro della Gilles Villeneuve ad oltre 300 km/h. Le immagini della Simtek che ruota su sé stessa con il capo innaturalmente piegato del pilota sono tragiche. Il paddock improvvisamente ammutolisce. È chiaro fin da subito che Ratzenberger non ce l’ha fatta a sopravvivere all’impatto. Basterebbe questa tragedia a sospendere l’evento. Niente qualifiche, niente gara. Finiamola qui, c’è un fratello in meno nella grande famiglia della Formula 1. Così viene da pensare, ma ci sono accordi da rispettare. Bisogna correre.

“Show must go on”. Sì, caro Ayrton, stavolta vale anche per te che di questo circus sei la stella indiscussa. Il più amato, il più forte. E forse tu avevi capito che il week end imolese avrebbe avuto risvolti drammatici. Avevi salutato amichevolmente il tuo acerrimo rivale Alain Prost durante il primo giro di pista. Poi hai soccorso Barrichello, andando ad accertarti delle sue condizioni. Molto probabilmente avevi già intuito che non era un fine settimana normale. Impressione confermata dalla tragedia di Ratzenberger. Hai anche pensato di non correre. Perché scendere in pista dopo tanta paura e tanto dolore? Ma in fondo tu sei fatto così, hai trovato un lato buono nel gareggiare ugualmente: vincere dedicando il successo all’austriaco. Ecco già pronta nell’abitacolo la bandiera biancorossa per Roland. Eppure, qualcosa ti ha turbato prima del via. Forse ripensavi all’assurdità di una corsa dopo quanto accaduto il giorno prima. Forse avvertivi un presagio funesto. Si parte, anzi no. Incidente tra Lehto e Lamy. Tutto fermo, ma nessun morto. Safety Car per i primi sei giri. Poi si riparte. Ore 14:17. Le lancette del tuo orologio, caro Ayrton, si fermano lì. Qualcosa non funziona sulla Williams-Renault. Chissà quante volte avrai percorso la curva del Tamburello prima di quel primo maggio. Stavolta non è un passaggio normale. La macchina numero 2 non sterza. Va verso il muro a velocità folle. Lo sterzo non fa il suo lavoro, bloccato ed irrigidito. I freni non bastano. Il casco aiuta nella decelerazione, non contro una dannata sospensione che si stacca e penetra profondamente nel guscio protettivo. È evidente che il dramma si sta compiendo, i piloti si fermano ed iniziano a piangere, scossi da un evento più grande di loro. Ovviamente la gara terminerà, con Michael Schumacher vincitore, davanti a Larini e Hakkinen. Tu, caro Ayrton, hai lottato con il tuo consueto coraggio, ma stavolta la corsa si è interrotta definitivamente all’ospedale di Bologna, ultimo luogo di un week end tragico, contrassegnato da lutti e dalla cecità di uno slogan implicito e mai apertamente confessato. “Show must go on”.

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