Ormai mancava solo il Mondiale Endurance, e tra qualche ora l’attesa sarà finita. C’è grande curiosità intorno alla Super-Season del FIA WEC, che è andato a ridisegnare il proprio calendario spostando la stagione a cavallo di due anni solari e imitando la Formula E: l’idea era quella di chiudere in futuro con la 24 ore di Le Mans, e per renderla possibile si è studiato un format tutto nuovo, che ora andremo ad illustrarvi nella nostra presentazione di quella che si preannuncia una stagione scoppiettante.

DA SPA A LE MANS, PASSANDO PER… LE MANS: IL CALENDARIO DELLA SUPER-SEASON DEL WEC– Due appuntamenti a Spa e due appuntamenti a Le Mans: il calendario della stagione dell’endurance sarà decisamente particolare, in quanto ci troviamo di fronte a un’annata di transizione che porterà i piloti a chiudere il campionato 2019-2020 con la 24 ore di Le Mans e a metà giugno, iniziando la prossima stagione intorno ad agosto. Per questo motivo è nata la Super-Season 2018-19, che scatterà domani con la 6h di Spa-Francorchamps su una pista storica (oggi le qualifiche): si proseguirà poi con la prima delle due 24h di Le Mans previste per questo campionato, da disputarsi a cavallo tra il 16 e 17 giugno. In seguito, 6h di Silverstone (19 agosto), 6h del Fuji (14 ottobre) dopo due mesi di pausa, 6h di Shanghai (18 novembre), pausa invernale e nuovo via il 15 marzo con la 1000 miglia di Sebring: un appuntamento storico che tornerà a fare capolino nel calendario del Mondiale endurance, che poi andrà a concludersi con la nuova 6h di Spa (4 maggio 2019) e la 24 ore di Le Mans che farà terminare il campionato il 15-16 giugno. Non sarà facile gestire una stagione che durerà 13 mesi, di fatto, e i piloti vivranno grandi sollecitazioni mediatiche e fisiche nelle otto tappe previste: il WEC, a differenza degli anni scorsi, non andrà mai a sovrapporsi alla F1, e il motivo è presto detto e risiede nel grande protagonista della Super-Season 2018-19.

MENO PROTOTIPI, NANDO ALONSO AL VIA E TANTI VOLTI NOTI: I PROTAGONISTI DEL FIA WEC 2018-19– Il 2017 del WEC aveva visto vincere Porsche, ma la casa tedesca non difenderà come previsto il titolo: il gruppo Volkswagen ha detto adios ai prototipi, lasciando da sola Toyota e aprendo la strada a una rivoluzione nella classe LMP1. Di fatto, sono ”salite” nella categoria superiore tantissime scuderie che gareggiavano in LMP2 l’anno scorso, e proveranno a conquistare il titolo più prestigioso sfruttando il Balance of Performance e un nuovo regolamento che andrà a zavorrare le più performanti e ultra-favorite Toyota: e proprio sulla vettura nipponica vedremo il protagonista più atteso della Super-Season, quel Fernando Alonso che andrà a caccia del successo nella 24h di Le Mans e del secondo step in vista della tripla corona (l’appuntamento-bis con la Indy500 è atteso per il 2019). Nando guiderà la Toyota #8 affiancando Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima in quello che sarà l’equipaggio di punta della casa nipponica, mentre la #7 sarà affidata a Mike Conway, Kamui Kobayashi e Josè Maria Lopez e subordinata al dream team che tenterà di conquistare il titolo tanto inseguito da Toyota. Gli sfidanti sono molteplici, a partire da una rafforzata Rebellion Racing: dopo il titolo LMP2 ottenuto nel 2017, la scuderia svizzera motorizzata Gibson prova l’all-in, affiancando Andrè Lotterer e Neel Jani a Bruno Senna sulla vettura che porterà (insolito) il #1. Rebellion schiererà anche una seconda vettura guidata dai giovani talenti Laurent-Beche e da Gustavo Menezes, e non mancheranno le sfidanti nelle LMP1, a partire dalla ByKolles guidata da Webb, Dillmann e Kraihamer, per poi passare alla Ginetta CEFC TRSM Racing, che schiera Robertson-Stoneman-Roussel con la #5 e Rowland-Brundle-Turvey con la #6. Favorita d’obbligo Toyota dunque, ma occhio a chi potrebbe sorprendere: su tutti, la Dragon Speed di stampo USA, che schiererà Ben Hanley, Pietro Fittipaldi e Renger van der Zande direttamente dalle IndyCar Series (Vd Zande si alternerà con Henrik Hedman). Ma anche l’altro grande protagonista della stagione WEC: Jenson Button correrà con la BR Engineering della SMP Racing, ricco sponsor russo che l’ha inserito nel team che proverà a portare in alto la #11 insieme a Vitaly Petrov e Mikhail Aleshin. SMP avrà due auto: sulla seconda Sarrazin affiancherà i locali Isaakyan e Orudzhev.

Grandi incognite invece nella LMP2, dove le vetture avranno tutte motore Gibson V8 e si potrà lavorare solo sul telaio: l’equipaggio più interessante è quello della Dragon Speed (telaio Oreca), che schiera Roberto Gonzalez, Pastor Maldonado e uno tra Nathanael Berthon e Anthony Davidson (appiedato da Toyota). Sembrano loro i favoriti per il titolo, ma occhio alla Signatech Alpine di Lapierre-Negrao-Thiriet e alla Oreca griffata Jackie Chan Racing che sfiorò l’impresa nella scorsa Le Mans, e quest’anno schiera Ho Pin Tung, Aubry e Richelmi con la #38. Tanti protagonisti e volti noti anche nella LMP2: Loic Duval correrà con TDS Racing, van der Garde e il pilota F2 de Vries nel Racing Team Nederland (telaio Dallara): il campionato si preannuncia però di minor cabotaggio.

Ci si attende grande battaglia invece nella GTE Pro: Ferrari ha vinto il titolo 2017 con James Calado e Alessandro Pier Guidi (affiancati nel 2018 da Daniel Serra: secondo equipaggio di AF Corse composto invece da Bird, Rigon e Molina), ma non è favorita perchè il Balance of Performance sembra aiutare Porsche e le Ford di Chip Ganassi. Il team USA, che si era lamentato della concomitanza tra la 6h del Fuji e il circuito IMSA, schiererà Mucke-Pla-Johnson sulla #66 e Priaulx-Tincknell-Kanaan sulla favorita #67. Occhio però a Porsche, che può seriamente vincere il titolo con due equipaggi d’altissimo livello: sulla #91 troveremo Makowiecki-Lietz-Bruni, sulla #92 Christensen-Estre-Vanthoor. La 91 in particolare è fortissima, così come sono di valore assoluto gli equipaggi BMW: la #81 verrà guidata da Catsburg, Tomczyk ed Eng, la #82 da Felix da Costa, Blomqvist e Farfus. Vecchie conoscenze anche sull’Aston Martin: gareggerà con quell’auto Alex Lynn, direttamente dalla Formula E. 

Chiudiamo con la GTE Am, dove l’Aston Martin di Dalla Lana, Lamy e Mathias Lauda (figlio d’arte) dovrà difendere il titolo. Proverà a insidiarlo una Ferrari tornata in corsa col team Spirit of Race e con la 488 GTE, guidata da Castellacci, Giancarlo Fisichella e Flohr: occhio anche qui alla Porsche, che rinnova l’impegno con Dempsey Proton Racing e schiera Matteo Cairoli, Giorgio Roda e Khalid Al Qubaisi. Oltre a Lauda, c’è spazio anche per un altro figlio d’arte: sulla seconda Ferrari vedremo all’opera Eddie Cheever III, che corre con licenza italiana.

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