Improvvisamente, il Mondiale ha trovato un padrone. Non è solamente per via della seconda vittoria consecutiva. È il modo con cui Marc Marquez ha trionfato nel Gran Premio casalingo a far sensazione. Il “Cabroncito” ha fatto il bello ed il cattivo tempo, ha scelto con cura quando sferrare l’attacco vincente e se n’è andato. Impressionante la facilità nell’effettuare i sorpassi. Calcolati, precisi, mai sopra le righe. Calmo e concreto, senza mai andare oltre le righe. Il tutto su una pista in cui superare non è esattamente un gioco da ragazzi. La superiorità del numero 93 ha ricordato a tratti il rendimento mostrato proprio dallo spagnolo nel 2014, l’anno di grazia. Anche in quell’occasione, il catalano aveva vinto a Jerez de la Frontera, spiccando il volo verso il secondo alloro in MotoGP. Insomma, i segnali non sono confortanti per gli avversari, peraltro già lontani in classifica: Johann Zarco è a dodici punti, Maverick Vinales distante venti lunghezze, Andrea Dovizioso staccato di ventiquattro punti.

Impressiona la stabilità della Honda, equilibrata in frenata e perfetta nella percorrenza in curva. Il motore sembra aver finalmente trovato un’intesa straordinaria con le altre componenti. La bontà del lavoro svolto dalla HRC durante l’inverno è certificata anche dalle ottime prestazioni di Dani Pedrosa e Cal Crutchlow, alfieri della casa della grande ala. Apparentemente, dunque, sembrerebbe tutto facile per gli hondisti. Figuriamoci per un alieno come Marquez. Attenzione, però, a sottovalutare il manico iberico. Marc continua a fare la differenza, come solo i purosangue come lui riescono a fare. Nessuno riesce a spremere il mezzo sino in fondo, come il “Cabroncito”. Dunque, guai al considerare i due successi consecutivi come una facile pratica.

Ed allora campionato finito? No, assolutamente. L’avvio di stagione ha confermato che tutto può cambiare. Inizialmente la Ducati sembrava alla pari con la Honda, poi Marquez pareva avviato a dominare, ma, volendo ben vedere, ha raccolto persino meno delle previsioni. Il rimpianto principale è il Gran Premio d’Argentina, con una condotta totalmente folle ed irrazionale, generata dalla voglia di strafare, il vero punto debole del catalano. Il numero 93 non sa accontentarsi e va sempre al limite. Un modo di fare con tanti aspetti favorevoli ed altrettanti negativi. Motivo per cui gli altri piloti possono sperare in qualche suicidio sportivo dello spagnolo. Inoltre, gare pazze come quella sudamericana potrebbero anche ripetersi e non è detto che Marc sia sempre imbattibile. Inoltre c’è la variante delle piste, capaci di offrire continuamente risposte diverse. Le Mans e Mugello saranno banchi impegnativi per verificare la solidità Honda. Qualora anche lì dovessero arrivare risposte positive, sarebbe veramente il caso di dirlo: guai ai vinti. Salvo altri autogol, il ciclone Marquez sarebbe pronto a travolgere qualsiasi altro ostacolo.

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