«Perché io valgo». Lo slogan di un noto marchio di shampoo potrebbe abbinarsi molto bene alle dichiarazioni nel post gara di Dani Pedrosa. Il pilota spagnolo della Honda è uscito ammaccato con una botta all’anca destra dal terribile contatto con i ducatisti Lorenzo e Dovizioso. Nei commenti successivi al crash, non le ha mandate a dire. Prima ha puntato il dito contro il connazionale Jorge, definendolo come il principale responsabile della carambola. Poi ha posto involontariamente l’accento su un problema assai delicato: come funziona effettivamente la Commissione Gara?

Per quanto potesse essere più o meno condivisibile, l’opinione di Dani sul contatto di gara andava effettivamente ascoltata, contrariamente a quanto accaduto. Perché non si è prestato orecchio alla lamentela del top rider HRC? La richiesta di un’eventuale sanzione nei confronti di Lorenzo era perlomeno da prendere in considerazione, analizzare e rigettare in caso di parere contrario. Ma almeno si doveva agire in questo senso. Effettivamente, volendo essere maligni, si ha la sensazione che le reprimende diventino effettive solamente in alcuni casi. La memoria torna al GP d’Argentina, quando venne sanzionato Marquez al termine di una gara folle e scorretta, ma solo dopo aver gettato a terra Valentino Rossi, ignorando le entrate garibaldine su Aleix Espargaro e Tito Rabat. E che dire delle lamentele ignorate dello stesso Aleix, estromesso dalla gara sudamericana dopo una staccata esagerata di Danilo Petrucci? Perché non si è tenuto conto del contatto tra Johann Zarco e lo sfortunato Pedrosa, costato allo spagnolo la frattura del polso destro? Di fronte ad una serie simile di incidenti e carambole prontamente finite nel dimenticatoio della Direzione gara fa quasi sorridere la penalità rifilata a Marquez per aver ostacolato Maverick Vinales nel corso delle qualifiche in Texas. Si guarda al dito e non si osserva la luna che c’è dietro. E così non funziona.

La scarsa coerenza tra ciò che si predica e ciò che si realizza concretamente scredita fortemente la MotoGP stessa. A volte sembra che le regole esistano solo in determinate situazioni e con certi piloti. Inoltre la continua classificazione tra protagonista e comparsa distrugge il senso dello sport in generale. Tutti devono attenersi alle regole e allo stesso modo ogni parere va tenuto in eguale considerazione. Altrimenti si perde credibilità e si dà adito a facili polemiche, i cui echi non troveranno facilmente fine. Se si vuole voltare pagina e diventare maggiormente intransigenti sul rispetto delle norme, occorre farlo con criterio e costanza, senza cambiare linea guida dopo una sola gara, quasi ad ostentare un buonsenso sostanzialmente finto ed effimero. Il problema vero, forse, è un altro: c’è realmente l’intenzione di mutare rotta, interrompendo la fastidiosa prassi del lasciapassare?

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