Autentica enciclopedia del mondo del motorsport, esperto di Formula E, di Dakar, ed endurance. È questa la semplice e forse riduttiva descrizione di Nicola Villani, telecronista ferrarese e voce fra le più apprezzate e “scientifiche” di SportMediaset ed Eurosport. Questo vero e proprio guru dei motori ci ha rilasciato una nuova intervista (qui potete trovare la precedente) nel corso dell’ultima puntata di ”Bandiera a scacchi”, la nostra trasmissione motoristica in onda ogni lunedì dalle 17.45 alle 18.30 sulle frequenze di Radio Ticino Pavia (FM 91.8 e 100.5). Durante questa nostra piacevole chiacchierata gli argomenti sono spaziati dall’endurance al WTCR, dalla Formula E alla situazione di Gabriele Tarquini, passando poi per alcune considerazioni circuito considerato fra i più pericolosi ed affascinanti di sempre, il  Nürburgring.

Ciao Nicola, parlando subito di endurance, cosa ne pensi della gara disputata questo weekend appena trascorso e cosa pensi di Fernando Alonso?

“Fernando Alonso è prima di tutto un pilota fortissimo, indipendentemente dai due titoli in Formula 1 l’anno scorso a 20 giri dalla fine se la stava giocando per un posto sul in un mondo completamente diverso da quello che ha sempre frequentato. La Toyota (alla gara di Spa ndr) ha fatto in modo che Fernando Alonso vincesse per avere un grande ritorno mediatico che sarà importante per il brand giapponese in vista della gara della 24 ore di Le Man.

Tutto ciò è abbastanza normale; quello che non è normale è stato il fatto che non ci sia stato dal punto di vista regolamentare una maggiore suspense nel risultato finale. Toyota ha già troppo vantaggio sulla carta, è un costruttore che ha investito tanto in questi anni e che ha molta esperienza. Oltre a quello di Toyota nel campionato ci sono degli ottimi prototipi che però non sono ibridi, non sono costosi né tantomeno sofisticati come quelli del marchio giapponese e quindi, per lo meno sulla carta, hanno la partita già persa in partenza. Chi organizza il campionato deve fare in modo che ci sia un po’ più di lotta fra di loro equilibrando le performance. Facendo così probabilmente anche alla 24 ore di Le Mans e durante il campionato ci divertiremo anche un po’ di più”.

Ne parlavamo giusto fuori onda, vedere le Toyota che sfrecciano passando a lato dei doppiati con una facilità disarmante non è bellissimo per questo sport…

“Si, non va bene e poi questa gara di Spa è stata un po’ stregata… purtroppo erano rimasti in pochi a causa di diversi eventi. Primo fra tutti quel brutto incidente del nipote di Fittipaldi che non ha consentito alla squadra di correre. La Manor ha avuto problemi finanziari e quindi ha dovuto dare forfait ancora prima che cominciasse il weekend; tutto questo ha fatto sì che si sia ristretto molto il gruppo di quelli che potevano giocarsela. C’è stata una bella battaglia per il terzo posto nell’ultima parte di gara però troppo poco. Le gare devono essere fatte di battaglie, di sorpassi e di duelli perché è quello che alla fine ci piace”.

Diciamo che non hanno pensato ad un balance of performance come invece c’è in GTE Pro, ma non è fatto benissimo neanche lì…

“Allora, accontentare tutti è molto difficile se non impossibile, però è giusto perché quando accetti costruttori tanto diversi fra loro devi cercare di far qualcosa. Questo la tecnologia lo consente, si possono livellare le performance delle macchine per avere maggiore equilibrio. Poi i piloti più forti e le squadre più forti troveranno comunque il modo di essere più veloci degli altri.

Lo scorso weekend ho parlato con Ferrari, in particolare con Pier Guidi che mi riportava le difficoltà incontrate nel raggiungere le performance di Ford e Porsche. I problemi stanno nel metter d’accordo il setup della macchina con l’efficienza delle gomme…”

Tra l’altro Pier Guidi si è ritrovato a dover fronteggiare la stessa situazione che aveva avuto a Daytona con un balance of performance che lo rendeva da subito un secondo più lento delle altre vetture…

“Sì, in effetti è così, poi c’è da considerare il fatto che tutte le volte che ci sono in ballo grandi interessi c’è sempre quello che riesce a fare il furbo, magari inventandosi che durante i test va piano… si sono sempre viste queste cose, spero da appassionato che queste cose migliorino perché così migliorerebbe lo spettacolo”.

Cambiando argomento, ma neanche troppo, parliamo di Jean Eric Vergne, che grande annata sta facendo questo pilota? Già in LMP2, e poi anche Formula E sta dominando, davvero impressionante per come sta guidando…

“Allora prima di tutto premetto che a volte si commenta in maniera sbagliata: capita troppo spesso che la Formula E venga paragonata alla Formula 1; mi capita troppo spesso di leggere che in campionati come quello ci siano i piloti che sono stati scartati dalla Formula 1. Vergne è un ottimo pilota e lo sono anche tanti altri che corrono in quella categoria, il livello si è alzato particolarmente quest’anno. Vergne è molto bravo, ma la vera sorpresa sta nel fatto che pur correndo per un team non ufficiale riesca a tener testa ad altri team più blasonati. Vergne ora dovrà capitalizzare quanto fatto nella prima parte di stagione; lui ha sicuramente ha tutte le carte in tavola per portare a casa il titolo, però è ancora troppo presto per fare pronostici di questo tipo. Ad esempio c’è anche Bird: è un pilota costante che riesce ad arrivare se non primo comunque fra i primi tre e questo è molto importante in un campionato così lungo”.

Sono d’accordo, è una sfida equilibratissima: negli ultimi due round una volta ha vinto Bird e Vergne ha accusato una giornata un po’ complicata, mentre a Parigi Vergne si è ritrovato ad essere “profeta in patria” con un Bird che si è difeso ma che non è riuscito a stare dietro al francese…

”La Formula E si sta rivelando sicuramente divertente, le gare si risolvono agli ultimi giri, con i piloti che battagliano sino all’ultimo. Anzi forse nell’ultima gara hanno esagerato un po’… vedremo se Vergne sarà capace di tenere a bada gli altri”.

Una curiosità: perché c’è questa mescolanza di piloti che fanno endurance e Formula E, perché c’è questo interesse a fare tutte queste gare?

“Anzitutto penso che la cosa in sé sia positiva, è una sorta di ritorno alle origini, quando i piloti non correvano in un solo campionato. È bello vedere la versatilità di un pilota che cambia completamente da un giorno con l’altro il tipo di macchina e riesce comunque ad andare forte. Sono molti i piloti che sono sotto contratto con case che corrono anche in altri campionati importanti. Oppure ci sono anche i casi in cui i piloti sono talmente bravi, come Buemi e Lopez, Lotterer che hanno due contratti che proseguono parallelamente con due costruttori diversi”.

Nicola, parlando invece di Gabriele Tarquini, qual è il suo segreto? Ogni volta che leggiamo di una sua vittoria ci chiediamo dove trovi le sue risorse; cosa ne pensi dell’ultimo exploit di questo pilota?

Tarquini è un pilota di quelli che ‘hanno fatto un po’ il patto con diavolo’: vanno al di là di ogni legge e nonostante l’anagrafe riescono a raggiungere ottime prestazioni e brillanti risultati. Parlando con lui qualche tempo fa mi diceva che quando si troverà a salire in auto e si renderà conto di non essere più capace di tirar giù quel mezzo secondo per giro, ecco quello sarebbe il segnale che gli indicherebbe di ritirarsi. Finora quel segnale non l’ha ancora avuto e quindi continua a gareggiare. La Hyundai con cui sta vincendo l’ha sviluppata lui e la conosce meglio di chiunque altro e poi nel campionato in cui sta correndo il pilota può davvero fare la differenza. Si sta parlando di macchine che sono più vicine alle quelle di serie, spinte però al limite. Sono davvero sotto pressione anche i telai, le auto tendono a scartare… il pilota “alla vecchia maniera” come lui si trova a suo agio”.

Questo weekend gareggeranno al Nürburgring (qui l’articolo approfondito sul ritorno della Nordschleife nel mondiale WTCR ndr.). Sarà interessante vedere come si comporteranno queste vetture su una pista tanto leggendaria e difficile al tempo stesso. Magari non si vedrà tanto spettacolo nella parte finale con il lungo rettilineo, visto che queste auto non hanno un’elevata velocità di punta, però sarà bello vedere come queste si comporteranno nella parte della pista più “guidata”. Lì verranno fuori le differenze fra i piloti e sono sicuro che Tarquini anche questo weekend ci regalerà un sorriso in una di queste gare”.

Esiste la possibilità di vedere qualcosa di simile in Formula E, ovvero che i portacolori italiani (Filippi e Mortara) possano essere là davanti a dare spettacolo come Tarquini?

“Allora riguardo il caso di Luca Filippi, qualcuno aveva già pensato che fosse già stato messo da parte dalla squadra; in realtà la cosa era programmata già dall’inizio della stagione; nella settimana dell’e-Prix di Parigi c’erano contemporaneamente in Cina una serie di fiere e Nio aveva deciso di far correre il loro pilota cinese per una questione semplicemente promozionale e d’immagine (qui l’articolo in cui si parla del cambio di pilota per l’e-Prix di Parigi ndr.). Luca si sta già preparando al simulatore e ci sarà a Berlino. Lui sta facendo fatica ad adattarsi alla macchina, perché non si può fare la macchina su misura ma deve venire incontro al comportamento della vettura. Lui è un pilota abituato alla GP2 ed alla IndyCar, quindi tutt’altro modo di guidare. Ha avuto purtroppo anche molta sfortuna e quindi questo non gli rende giustizia contro i suoi detrattori che non lo ritengono all’altezza. Bisogna sempre ricordarsi di quello che ha fatto in passato nella sua carriera. Spero che nella seconda parte di stagione riesca a cogliere qualche risultato che meriterebbe proprio per il talento mostrato in passato.

Mortara è molto forte ma spesso deve andare oltre i limiti della macchina perché la sua non è all’altezza delle altre davanti e quindi tende anche a sbagliare ed a sbattere. È però un pilota spettacolare, mi piace come guida”.

Tornando a parlare della Nordschleife, questa gara del mondiale WTRC può rilanciare questa pista storica in altri campionati?

“Quel tracciato è molto particolare, ci sono categorie che non vi potrebbero mai correre soprattutto per una questione di sicurezza. È diventato comunque un mito, al punto che le case costruttrici lo sfruttano come strumento di marketing, in una rincorsa al record su quella pista. Spero che questo circuito continui ad avere l’attività sportiva che merita. È tuttavia impensabile per certe categorie correre lì, basti pensare ai prototipi ibridi di cui parlavamo prima, su un tracciato proibitivo e con le vie di fuga praticamente inesistenti in certi punti”.

Il problema quindi starebbe anche nella possibilità dei soccorsi di raggiungere il luogo dell’eventuale incidente? Sai se dovesse accadere a 20 km dal traguardo…

“Questo dipende molto dall’organizzazione: se la gara è organizzata bene i soccorsi ci sono in ogni punto e possono raggiungere in breve tempo il luogo dell’incidente. Purtroppo è capitato anche in campionati blasonati e di alto livello che l’organizzazione non fosse all’altezza e quindi si creassero problemi, tuttavia con una buona organizzazione questi possono essere rapidi ed efficienti”.

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