Domina la monarchia nel mondo dei motori. Almeno così pare osservando gli sviluppi delle ultime due settimane tra MotoGP, F1, Superbike e MXGP. Nella top class dei prototipi su pista, Marc Marquez ha vinto la seconda gara consecutiva, allungando prepotentemente su tutti i diretti concorrenti per il titolo. Situazione simile a quella di Lewis Hamilton: doppietta tra Baku e Montmelò per l’asso della Mercedes e primo strappo in classifica ai danni di un Sebastian Vettel in leggera flessione nelle ultime uscite. Chi ha inferto un colpo brutale al proprio campionato è Jeffrey Herlings, che, a suon di doppiette, sta avendo ragione della stoica resistenza di Antonio Cairoli, ora distante ben 29 lunghezze. Un gap importante, anche se non definitivo. Una dote piccola se confrontata con il vero e proprio tentativo di fuga attuato dal solito Jonathan Rea, già lontano 50 punti dall’inseguitore Chaz Davies. Se non è un’ipoteca sul quarto alloro poco ci manca.

A cosa si deve l’instaurazione di queste monarchie motoristiche? C’è di mezzo uno strapotere derivante dalla superiorità tecnica? Sicuramente il mezzo a disposizione sta avvantaggiando i vari leader, anche se con sfumature diverse. Herlings domina con una KTM semplicemente impeccabile nell’assecondare il suo stile di guida irruento e spettacolare. Qualcosa di analogo alla perfezione armonica del binomio Honda-Marquez, con lo spagnolo in grado di guidare in maniera più conservativa dopo anni di fatiche. Non è stato così scontato trovare un feeling immediato per Lewis Hamilton. La sua Mercedes è apparsa stratosferica solamente in Australia e nell’ultimo round, in Spagna. Per il resto, l’inglese si ha messo una pezza con il suo grande talento. Chi doveva essere svantaggiato da assurdi regolamenti “salva-spettacolo” è Jonathan Rea. Inizialmente la Kawasaki non era la moto migliore del lotto, ma, complici le limitazioni imposte alla Ducati per salvaguardare lo show, è tornato prepotentemente a far la voce grossa. Non che sia solo merito del mezzo: Johnny era già in testa alla classifica quando gli avversari godevano dell’iniziale vantaggio tecnico.

Dunque non è solo questione di mezzo? Non proprio. Restando sul caso di Rea, il Cannibale fa un altro sport rispetto al compagno Tom Sykes, incapace di emergere quando la situazione non gli sorride. Ma il manico puro si vede anche in altre occasioni. Come dicevamo, la RC213V è straordinaria, ma nessun pilota riesce a portarla al limite come Marquez. Allo stesso modo, Valtteri Bottas va forte con la Mercedes, ma la Freccia d’argento da battere resta sempre quella con il numero 44 di Hamilton. E che dire di Herlings che avrà sì una KTM inarrestabile, ma con cui riesce a battere con una certa regolarità un fenomeno come Cairoli? Insomma, il mezzo serve, certo, ma senza il talento non si va da nessuna parte.

Dunque, alla luce di questi binomi vincenti, i campionati sono già segnati? Ovviamente è ancora presto e la matematica lascia aperte numerose chance. Certo, ci sono anche sensazioni varie, sentori e presentimenti nell’occhio e nell’istinto dell’osservatore appassionato. Così, si ha l’impressione che, se Marquez dovesse superare indenne le gare di Le Mans e Mugello, diventerebbe difficilissimo batterlo. Allo stesso modo, se la Ferrari non riuscirà ad arginare nei prossimi round lo strapotere del binomio Hamilton-Mercedes, sarà quasi impossibile tarpare le ali al britannico nella sua rincorsa al quarto alloro. Più complesso valutare la situazione in MXGP e SBK. Nel cross, Herlings sta mostrando una superiorità disarmante. Tuttavia, quanto potrà durare? Cairoli troverà prima o poi la reazione d’orgoglio per riaprire il discorso iridato? In pista, invece, il discorso è perlopiù legato agli sviluppi imposti dal regolamento. I 50 punti di vantaggio di Rea sono un bottino importante, ma, forse, non ancora risolutore se la Ducati dovesse tornare a vincere prepotentemente. Situazioni diverse per protagonisti differenti tra loro. Le prossime gare certificheranno la reale durata e consistenza delle loro monarchie.

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