Una moto rossa nella ghiaia. Una scena già vista in altre illustri circostanze. Nel 2001, a Brno, una scivolata fece evaporare le chance iridate di Max Biaggi. Sempre sul circuito ceco, sette anni più tardi, la “sdraiata” di Casey Stoner spianò definitivamente la strada verso il titolo a Valentino Rossi. Ieri, a Le Mans, la Ducati  numero 4 insabbiata pare già l’emblema della resa. Certo, mancano ancora tante gare e la speranza non può esaurirsi qui. Eppure, l’aria che tira attorno ad Andrea Dovizioso non lascia presagire grandi ribaltoni.

In parte spaventa la superiorità del binomio composto dalla Honda e da Marc Marquez. Il pilota spagnolo ha sempre fatto valere il proprio talento, colmando talvolta le lacune del mezzo. Se poi il costruttore riesce finalmente a dotarlo di un mezzo straordinario, diventa difficile avere ragione del campione catalano. Di conseguenza, il margine d’errore per tutti gli avversari in lizza per il Mondiale si riduce drasticamente. Già nella scorsa stagione la gara ad eliminazione verso l’iride ha premiato il pilota più continuo, con meno errori rispetto agli altri concorrenti. E si trattava di un campionato molto più equilibrato. Stavolta, c’è una supremazia tecnica, magari non esasperante, ma evidente. Se non si sfruttano appieno gli inciampi del binomio dominante, diventa assai complesso lottare fino in fondo.

In parte, è l’errore di Andrea Dovizioso a spiazzare. Il forlivese, notoriamente, è un pilota preciso, poco incline ad esagerare. Le cadute non sono nel suo DNA. Per questo motivo, stupisce la scivolata al quinto giro. Un errore tanto banale quanto lampante, ammesso senza troppi problemi dal diretto interessato. La stizza presente nelle parole del “Dovi” è indicativa e rivela quanto l’italiano tenesse a vincere a Le Mans per tenere aperto il discorso mondiale, mettendo paura ed un pizzico di pressione a Marquez.

Ed ora? Ora diventa tutto più complicato. Il secondo zero consecutivo rende difficilissimo per Andrea sognare concretamente di laurearsi campione a fine anno. E, psicologicamente, questo ritiro ha un peso specifico notevole perché dipende unicamente dal pilota Ducati, con pesanti ripercussioni sul morale e sulle convinzioni costruite in un anno corso su livelli stellari. Ora il 2017 sembra un lontano ricordo. I 49 punti di ritardo sono un macigno enorme, anche perché le piste su cui solitamente la Honda si esalta devono ancora arrivare. Pessime notizie all’orizzonte, dunque. L’ideale sarebbe ripartire dal Mugello con una vittoria, non tanto per accorciare su Marquez, quanto per tornare ad essere quel superDovi smarritosi per varie ragioni dopo il brillante esordio in Qatar. Il popolo ducatista ne avrebbe realmente bisogno.

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