Ciò che non uccide, fortifica. Il fuoco delle polemiche post Argentina ha scottato Marc Marquez, ma non lo ha spaventato. Anzi, le ustioni hanno migliorato il catalano, spingendolo a cambiare il proprio modo di vedere il mondo e di affrontare alcune situazioni. Meno intraprendenza, meno irruenza. Al contrario, spazio al raziocinio e al controllo delle proprie emozioni. Pochi i sorpassi, peraltro compiuti solamente quando la tattica di gara lo ha imposto. Insomma, complessivamente, lo spagnolo risulta meno spettacolare per gli amanti della bagarre, ma si è tramutato in uno stratega pressoché infallibile. Più simile a Mick Doohan che a Kevin Schwantz, per intenderci. I risultati gli danno ragione: tre vittorie consecutive, leadership solida in classifica generale ed una sensazione di ritrovata invincibilità proprio quando il mondo pareva crollargli addosso.

Il vespaio di proteste ed accuse sollevatosi dopo il GP argentino trovava il suo punto di forza nell’esasperazione insita nei sorpassi eseguiti dal “Cabroncito”. Se ne sono dette di tutti i colori: soggetto pericoloso, meritevole di una sanzione, incapace di guidare nel rispetto della sicurezza propria ed altrui. Un “J’accuse” portato avanti fortemente da Valentino Rossi e, per certi aspetti, persino esasperato. L’incendio ha investito pesantemente Marc, con modalità simili al contestato epilogo del Mondiale 2015. Dopo il “biscotto”, ecco il “pericolo pubblico”. Potenzialmente, c’erano tutti gli ingredienti per mettere in crisi la tenuta nervosa del fenomeno spagnolo. La reazione del numero 93 negli ultimi Gran Premi rivela due aspetti. In primis, la versatilità: a seconda della critica ricevuta, Marquez muta il proprio stile di guida o la condotta di gara. Dal gladiatore sempre pronto alla zuffa, si è trasformato in un martello inesauribile, capace di battere con puntualità tempi insostenibili per gli avversari. Non serve più la rimonta condita da sorpassi spettacolari, basta una guida più pulita e controllata. Infatti, i tre acuti tra Austin e Le Mans sono figli della medesima strategia, basata sul principio della ricerca della leadership con un certo anticipo rispetto alle tattiche del recente passato. Anziché attendere gli 8 giri alla conclusione, “El Cabroncito” rompe gli indugi molto prima, facendo valere la superiorità nel ritmo a partire dalla metà di gara. Difficile pensare se questo sarà il leit motiv della stagione o se il vecchio furore agonistico tornerà a fare capolino nei prossimi GP. Il secondo aspetto evidente dal post Argentina è, forse, il più importante. La tenuta nervosa di Marquez è impressionante. Le polemiche non lo mettono in crisi, lo esaltano. Quando ha il mondo contro, lo spagnolo dà il meglio di sé. Si piega, ma non si spezza. E chi se ne importa dei fischi, dei continui confronti con le leggende del passato. A lui iinteressa vincere, solo quello. Con buona pace di haters ed avversari. Anzi, i veri guai ora vengono per loro. L’ultima volta in cui il vessillo con il numero 93 aveva sventolato sul circuito di Le Mans coincise con un’annata da record per “El Cabroncito”. Era il 2014 delle 13 vittorie stagionali. Le premesse non sembrano affatto troppo diverse.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *