«Jorge Lorenzo è un grande pilota che non è riuscito a trarre il meglio dalla nostra moto. Purtroppo, né lui né i tecnici sono riusciti a far rendere al massimo il suo talento. Questa è una punta di amarezza che ci rimane». Con poche e misurate parole, a margine della presentazione di una nuova attività commerciale del marchio italiano, Claudio Domenicali ha posto fine all’avventura del cinque volte campione del mondo in Ducati. Una decisione che tronca il finto tormentone legato alla costruzione della squadra MotoGP del 2019. Sì, un finto tormentone perché, in fondo, già si sapeva che la permanenza del maiorchino sarebbe stata assai improbabile, specialmente dopo quanto accaduto negli ultimi mesi.

Il matrimonio non è mai pienamente decollato. Tuttavia, nella scorsa stagione, Jorge aveva mostrato sprazzi della propria classe, stando a contatto con i candidati al titolo mondiale. Addirittura, grazie al suo aiuto, il compagno di squadra, Andrea Dovizioso aveva tenuto aperto il discorso iridato fino a Valencia, con Lorenzo scudiero improvvisato sotto la pioggia di Sepang. Lo spagnolo si era dimostrato corretto cedendo il fondamentale successo al “team mate”, ma aveva lasciato qualche perplessità per la sordità di fronte al lasciapassare all’ultimo round. Obiettivamente, una scelta corretta, data l’impossibilità del “Dovi” di giocarsi concretamente il primato ed il controllo generale di Marquez. Eppure, da lì, è crollato tutto. Non è bastato il tempo record ai test malesi di inizio 2018 per convincere la Ducati a puntare effettivamente su di lui. L’inizio dell’attuale stagione ha confermato l’impressione di un Lorenzo già separato in casa ancora prima di cominciare a lottare per il titolo. Gli scricchiolii si erano già intuiti con il debutto in Qatar, dove il maiorchino era stato costretto a ritirarsi per un problema ai freni, riconosciuto dalla Brembo solamente qualche giorno dopo nell’indifferenza generale degli uomini di Borgo Panigale. La situazione non è migliorata nemmeno nei GP successivi, quando addirittura sono volate parole grosse tra il pilota, sempre più frustrato e demotivato dagli insuccessi, ed il padre della nuova Rossa. Aggiungiamoci il crash di Jerez con il compagno Dovizioso ed ecco completato l’addio.

Come in ogni divorzio non c’è un responsabile preciso. Certamente, è un fallimento per Lorenzo, spesso incapace di conciliare il proprio carattere con le esigenze dell’ambito lavorativo. La prima volta fuori dal solco sicuro di casa Yamaha si è rivelata pessima. È un flop anche per Ducati. In primis, è disastroso non aver valorizzato un top rider capace di vincere cinque titoli e costato ben 25 milioni. Si ha l’impressione che in Emilia si sia pensato a puntare solamente all’immediato, puntando su Dovizioso, senza preoccuparsi di costruire basi future grazie all’esperienza di un pluricampione. Meglio l’uovo di oggi che la gallina del domani. Una mentalità che potrebbe ritorcersi contro lo squadrone Ducati se il forlivese dovesse smarrire il tocco miracoloso dell’ultimo anno. Inoltre, il grosso problema di Borgo Panigale è la grossa fatica nel costruire un binomio vincente con un pezzo da novanta. Possibile che tutti i top rider falliscano una volta arrivati in rosso? Lorenzo non è il solo big ad aver steccato. Ci sono passati anche altri nella sua situazione, da Sete Gibernau a Marco Melandri, da Valentino Rossi a Cal Crutchlow, senza dimenticare le difficoltà di Nicky Hayden. Ed ognuno di questi investimenti è costato tanto, tantissimo per le finanze della Ducati, e, purtroppo, senza ottenere nemmeno un successo. Gli unici piloti capaci di vincere almeno una gara con la creatura di Borgo Panigale sono stati Loris Capirossi, sviluppatore del primissimo prototipo, Casey Stoner, unico iridato “in red”, ed Andrea Dovizioso, ma solo dopo tanti anni di fatica. Insomma, un quadro non proprio idilliaco. Evidentemente, il costruttore bolognese fatica a scegliere correttamente i propri piloti o a metterli nelle condizioni di esprimersi al meglio. Non si spiega altrimenti questo susseguirsi di matrimoni e divorzi. Una stabilità che, invece, Honda e Yamaha hanno, costruendo cicli vincenti attorno ai propri fenomeni, Marquez da una parte e Rossi o Lorenzo dall’altra. A modelli simili deve avvicinarsi la Ducati per impedire di guardare al passato con tanti rimpianti e poche soddisfazioni.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *