Passano gli anni, cambiano i regolamenti. Eppure, la Superbike ha un highlander di nome Jonathan Rea. Nonostante i tre regolamenti differenti  susseguitisi negli ultimi quattro anni, uno dei quali in vigore tutt’ora, il nordirlandese è sempre il riferimento della categoria. I risultati recenti raccontano di una vera e propria imbattibilità, sorta quando il britannico ha sposato la causa della Kawasaki. La “Verdona” ha indubbiamente aiutato Johnny ad esprimersi senza il tarlo di un equilibrio instabile da mantenere come nelle stagioni in Honda. Tuttavia, la superiorità della casa costruttrice nipponica è apparsa disarmante solamente con il Cannibale in sella. Insomma, mai poteva esserci binomio migliore.

Dorna, l’ente organizzatore del campionato Superbike, ha tentato in ogni modo di rimescolare le carte. Si è passati dalle manche in un’unica giornata alle gare spalmate in due giorni, passando anche alla “griglia invertita” per costringere il britannico a rimontare. Niente da fare, netta superiorità. Nella stagione in corso, Kawasaki si è trovata azzoppata di 1000 giri motore e ha dovuto cambiare progetto. I primi appuntamenti hanno fatto vacillare la supremazia di Rea. La doppietta di Marco Melandri e le stoccate di Chaz Davies sembravano annunciare un cambio della guardia imminente. Ed invece, da Assen in poi si è tornati alla “normalità”. Un anno fa, i punti tra Rea e Davies erano ben 75. Attualmente, le lunghezze sono 64, solamente undici in meno, ma in un contesto diverso, con regole che dovevano impedire di assistere ad un Mondiale virtualmente chiuso già a metà percorso. Dodici mesi dopo, si ha l’impressione che poco o nulla sia mutato. Johnny vince decisamente meno ed è maggiormente al limite, ma il gap sugli inseguitori resta comunque elevato.

Come mai quasi nulla è cambiato? Innanzitutto, il Cannibale resta il miglior manico in circolazione. La perfezione nello stile di guida capace di adattarsi in base alle situazioni e alle difficoltà del mezzo è lampante. Nelle prime uscite stagionali, la Kawasaki non era ancora perfetta, ma il nordirlandese è sempre riuscito a traghettarla sapientemente fuori dalle tempeste, traendo molto di più di quanto si sarebbe immaginato. Inoltre, la “Verdona” conferma di disporre dei migliori tecnici in circolazione, data la rapidità con cui vengono superati i momenti di incertezza. Inoltre, gli avversari diretti sembrano accusare maggiormente la pressione rispetto al campionissimo. Marco Melandri ha illuso tutti con la doppietta in Australia, ma, poco alla volta, si è inabissato, travolto dai problemi di adattamento con la Ducati. Il compagno di squadra, Chaz Davies, ha mostrato i soliti alti e bassi, stavolta perlopiù dettati da un’eccessiva fretta di risolvere la contesa in momenti cruciali che avrebbero richiesto sangue freddo. Tom Sykes conferma di essere un pilota solido, privo tuttavia dei guizzi del Cannibale con cui condivide il box. Alla luce di queste problematiche, non sorprende vedere ancora Rea davanti. La dittatura non pare finire anche se i colpi di mano sono dietro l’angolo. Ed i giovani scalpitanti iniziano a sperare in un ribaltone futuro.

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