L’edizione 2018 del GP di Monaco non sarà ricordata solo per il bassissimo numero di sorpassi (di fatto, il solo Verstappen ha infiammato la corsa, rimontando da 20° a 9°), ma anche per le polemiche e per qualche situazione che farà discutere. Da un lato l’episodio riguardante Ocon, pilota Mercedes in prestito alla Force India che non ha forzato il ritmo quando era inseguito da Bottas ed Hamilton, lasciando passare entrambi: tutti hanno pensato a un codice non scritto per cui Ocon, pilota della casa tedesca, ha fatto passare i colleghi di box, ma poi è arrivato Toto Wolff a parlare di ”ordine di scuderia” dato da Mercedes e rispettato dal talentuoso francese.

Una mossa che ha fatto e fare discutere, ma che è marginale rispetto all’argomento di riflessione che vi proponiamo quest’oggi. Stavolta parliamo della Virtual Safety Car, quel sistema inserito per costringere i piloti a rallentare in situazioni di medio pericolo, quelle in cui per intenderci serve un rallentamento, ma sarebbe eccessivo far entrare la Safety e azzerare di fatto la gara. In regime di Virtual Safety Car, ai piloti viene imposto di rallentare del 40% il tempo sul giro, congelando così in linea teorica i distacchi: questo sistema era stato introdotto dopo che lo sfortunato Jules Bianchi, non vedendo la bandiera gialla, aveva perso il controllo a forte velocità ed era andato a sbattere contro la gru che stava spostando una vettura incidentata, perdendo così la vita. Per qualche gara la VSC (abbreviazione di Virtual Safety Car) ha funzionato perfettamente, poi però sono iniziate le prime crepe, che hanno scontentato piloti e tifosi: la FIA impone ai piloti di alzare di almeno il 40% il tempo sul giro, ma come accade per le ripartenze dopo la Safety Car ”normale”, ogni pilota ha il suo modo di vivere questo momento della gara.

Per dirla in soldoni, c’è il pilota che alza il tempo del 40% esatto, ma anche chi si rilassa e alza ancora di più il piede, finendo così col perdere secondi preziosi. Perchè, se il pilota alle spalle del leader va più piano, non c’è nessuna norma che lo tuteli o imponga a chi guida il plotone di seguire lo stesso passo. E così, com’è successo a Montecarlo, la Virtual Safety Car non congela più i distacchi: Ricciardo ha iniziato il periodo della VSC con 1” su Vettel e ne è uscito premiato, dato che aveva 5” circa dopo la bandiera verde. Ne va da sè che la Virtual Safety Car, da necessità impellente voluta dagli stessi piloti dopo il triste incidente di Bianchi, sia diventata una sorta di ”Mistero Buffo”: se non serve per congelare i distacchi perchè i piloti fisicamente non possono stabilire in una frazione di secondo di fotocopiarsi i tempi e andare tutti più lenti del 40% esatto rispetto al giro precedente, la VSC ha ancora senso?

A nostro avviso questo sistema, nato per mantenere l’equilibrio in gara senza far uscire molte volte la Safety Car canonica, andrebbe superato. E le strade da seguire sarebbero due: la prima e più auspicabile porterebbe al ritorno al passato, con bandiere gialle e Safety Car in ogni situazione di pericolo, che sia lieve o grave (e in quel caso, bandiera rossa). La seconda invece è una provocazione: dato che ogni pilota reagisce in modo differente alla Virtual Safety Car, perchè non inserire un secondo limitatore (oltre a quello della zona-box) da attivare in queste occasioni? Le auto verrebbero costrette a raggiungere una velocità massima di (esempio) 130km/h, limitando i danni e congelando i distacchi. Sarebbe una mossa utopica, ma comunque più equa dell’attuale interpretazione della VSC, diventata ben presto un clamoroso pasticcio.

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