MILANO- dal nostro inviato al Deus Café, Marco Corradi

Numeri, emozioni e qualche dettaglio sulla prossima edizione: la Dakar 2019 ha iniziato a prendere forma nei giorni scorsi, con l’annuncio della decisione di correre solo in Perù, e i primi dettagli sono stati svelati agli appassionati italiani nel tardo pomeriggio di giovedì. Da qualche giorno è infatti scattato il Dakar Tour, che ha portato gli uomini-chiave della Dakar a recarsi prima in Grecia, e poi in Olanda, Portogallo e Repubblica Ceca per dare qualche dettaglio e spiegazione sull’edizione 2019, e fare un bilancio sul 2018: l’Italia, invece, ha vissuto il proprio Dakar day giovedì 31 maggio, nella suggestiva cornice del Deus Café di Milano. Eravamo presenti col nostro inviato Marco Corradi, ed ecco tutto ciò che c’è da sapere sulla Dakar che è stata e su quella che verrà.

CRESCITA, EMOZIONI E SUCCESSO: IL PUNTO SULLA DAKAR 2018”La Dakar che ci aspettavamo, l’edizione della crescita”: Edoardo Mossi, responsabile ASO per l’Italia e figura nota al pubblico italiano e ai radioascoltatori di ”Bandiera a scacchi”, ha riassunto così la scorsa edizione del rally-raid più famoso al mondo, che ha tenuto tutti gli spettatori col fiato sospeso fino agli ultimi giorni. Le dune del Perù avevano scombinato i piani dei vari big, e poi Bolivia e Argentina avevano fatto il resto: è stata la Dakar degli errori (Peterhansel, Barreda), ma anche quella delle autoeliminazioni e degli infortuni (Loeb e Sunderland), e ha portato alla vittoria Matthias Walkner nelle moto, Carlos Sainz nelle auto, Ignacio Casale nei quad, Nikolaev nei camion e Reinaldo Varela nei side-by-side. Walkner in particolare era stato bravo a sfruttare il percorso e un errore collettivo degli avversari, ribaltando la corsa e vincendo con un grande vantaggio per l’ennesimo successo di una KTM che domina la Dakar delle moto dal 2001. L’edizione 2018 ha visto partire 335 veicoli (188 moto-quad, 103 auto-SxS, 44 camion) e 523 corridori totali tra piloti e copiloti, con 80 Dakar Legends e 114 rookie: molti di questi sono arrivati, fregiandosi della medaglia di dakariani, e alla partenza c’erano 15 equipaggi italiani, un numero destinato ad aumentare nei prossimi mesi/anni.

La Dakar 2018 è stata un successo di pubblico, con oltre 4.5mln di persone in più sulle strade e la grande risposta di Perù e Bolivia in particolare (il deserto peruviano era inondato dal pubblico, che spesso ha aiutato i corridori in difficoltà), ma anche a livello mediatico: in tutto, ci sono state 1200 ore di trasmissione televisiva. Leader nel settore Fox Sports, che trasmetteva la Dakar per 9 ore al giorno fornendo un servizio impeccabile con inviati al via e all’arrivo di ogni tappa, mentre France Plus dedicava tre ore al giorno alla corsa. Anche l’Italia è cresciuta da questo punto di vista: Sky, Rai e Mediaset hanno dedicato alla corsa 7 ore di trasmissione con brevi servizi giornalieri, Eurosport è arrivata a 20 ore e ha fornito senza dubbio il servizio migliore. L’emittente infatti dedicava una striscia quotidiana di mezz’ora con gli highlights del giorno commentati da Nicola Villani, e in mezz’ora si riesce a dare una certa infarinatura rispetto a una corsa così bella e spettacolare, che ha onorato al meglio il 40° anniversario della corsa creata da Thierry Sabine. Fin qui il bilancio del passato, ma il Dakar Tour è nato anche per parlare del futuro, e della Dakar che verrà.

DAKAR 2019: 100% PERÙ, NUOVE SFIDE E SECONDE CHANCE– L’undicesima Dakar sudamericana, la 41a in totale per una corsa che era nata in Africa (Parigi-Dakar, attraverso Mauritania ecc) e si è poi spostata nel continente del futbol per motivi di ordine pubblico e sicurezza dei piloti, sarà sicuramente diversa dalle altre. La Dakar, che nei suoi 40 anni di vita ha attraversato 29 paesi (21 in Africa, tre in Europa, 5 in Sudamerica), vivrà infatti l’edizione 2019 solo in Perù, il paese che si è maggiormente impegnato per organizzarla ed ha garantito un supporto totale all’organizzazione: l’ASO aveva valutato varie strade e parlato coi governi di Cile, Argentina, Bolivia ed Ecuador, che però si sono pian piano tirati indietro per motivi economici: come hanno ribadito Edoardo Mossi e Romeo Gaspar (altro uomo di ASO che si occuperà della corsa), la Dakar per esistere e venire organizzata al meglio ha bisogno del supporto economico dei paesi, e la situazione finanziaria in Sudamerica non consentiva a queste quattro nazioni di prendere parte alla corsa. ASO si è trovata così a dover ridisegnare i propri piani iniziali, ed ha puntato su una sicurezza: il Perù aveva garantito grande spettacolo nel 2018, e si è impegnato a ospitare l’intera corsa quest’anno.

La Dakar 2019 dunque sarà 100% Perù (come da slogan), e avrà un percorso ad anello con partenza e arrivo a Lima. Sarà una Dakar bellissima, coi suggestivi paesaggi di un paese dalla storia e tradizione mostruosa a incantare ed emozionare i corridori: il Perù ha un patrimonio culturale sconfinato, come ha ribadito Etienne Lavigne, coi primi segnali della civiltà Inca che si stagliano addirittura 5000 anni fa. La corsa vivrà un rapporto totalizzante col paesaggio, dato che il percorso è in via di definizione e verrà scelto in totale concerto con le autorità locali (la Dakar tiene molto alla sostenibilità e al sociale: con Techo appoggia circa 400 progetti per aiutare i più sfortunati), e il sogno degli appassionati (che avevano apprezzato il passaggio vicino a Nazca nel 2018) è quello di vederla passare per Machu Picchu: non sarà facile, mentre è certo che assisteremo a una Dakar ricca di sabbia e deserto. 7 delle 10 tappe previste saranno infatti sulle dune, col ritorno delle Dunas de Ica e Tanaka (già viste nel 2018) e con qualche nuovo settore: l’idea dell’organizzazione è quella di creare una Dakar che vada a crescere d’intensità giorno dopo giorno, e regali grande spettacolo ad appassionati e corridori. Tutti dovranno divertirsi e gustarsi questa corsa, prendendosi anche i rischi tipici della Dakar su un tracciato che aveva fatto vittime illustri l’anno scorso: molti percorsi saranno ad anello, e i corridori potranno preservare le energie grazie ai brevi trasferimenti di una Dakar disputata (prima assoluta) in un solo paese.

Le distese di sabbia del Perù

La scelta di ridurre le tappe a 10 nasce da questo, ma anche dall’idea di dare una qualità altissima al percorso e rendere la corsa il più difficile possibile, inserendo più insidie e più tappe Marathon: questa Dakar, che ci è stata introdotta sorseggiando il Pisco Sour, cocktail locale preparato col pisco, acquavite locale, misto al succo di lime, all’Amargo Chuncho e a un pizzico di peperoncino per rendere il tutto più piccante, si preannuncia dunque come decisamente interessante, e tanti big hanno espresso il loro entusiasmo per il ritorno in Perù. Il paese degli Incas aveva emozionato i vari Barreda, Sainz (che ha definito la Dakar 2018 ”la più bella di sempre”, e cerca una nuova auto dopo l’addio di Peugeot), Peterhansel e quant’altro, col francese che aveva descritto così il Perù: ”Offre degli spazi fantastici per un rally-raid. Assomiglia al deserto della Mauritania, che abbiamo attraversato per anni quando la Dakar era ancora in Africa”. Altri piloti gli hanno fatto eco, facendo risaltare la difficoltà di un paese che ospiterà interamente la prossima edizione di una Dakar che si preannuncia davvero emozionante e avrà una grande novità: chi dovrà interrompere il proprio percorso nella prima settimana per incidenti o problemi meccanici non verrà tagliato fuori dalla corsa, ma potrà reinserirsi tra i partenti dopo il primo giorno di riposo. Una seconda chance che consentirà di ripartire i mezzi e ripartire, venendo inseriti in una classifica a parte (e non intralciando chi si gioca la vittoria) e potendosi godere comunque la Dakar (che prevederà nel 2019 partenze di gruppo e tappe dedicate per le moto) fino in fondo. Un privilegio che purtroppo non potrà più avere Fausto Vignola, che aveva completato la Dakar 2018 ed è tristemente deceduto qualche mese fa per un incidente in allenamento: il momento del ricordo del pilota italiano (era presente anche la sua moto) ha commosso l’intero pubblico accorso al Deus Café, tra cui figuravano anche i piloti italiani Jacopo Cerutti e Maurizio Gerini.

ALTRI RALLY-RAID E RICERCA DEGLI SPONSOR: L’AVVICINAMENTO ALLA DAKAR 2019– Il Dakar Tour, dopo la tappa italiana, vivrà quelle in Francia, Cile, Argentina, Perù e Spagna nel solo mese di giugno, andando a completare il tutto con gli ultimi ”viaggi” in Gran Bretagna (luglio), Polonia (fine agosto) e Stati Uniti (fine ottobre). I piloti, intanto, stanno già cercando gli adeguati sponsor per sostenere le elevate spese per chi partecipa a questo tipo di corse, e completando i primi passi necessari (iscrizione ecc) per partecipare: ASO li aiuterà con un’agenzia viaggi dedicata per partecipanti e familiari/parenti/sponsor, ma anche con un percorso di avvicinamento al rally raid più difficile e famoso del mondo. Oltre al già disputato Merzouga Rally e al China Rally, sono stati infatti inseriti due nuovi eventi interni alle Dakar Series: dal 26 al 30 agosto i piloti parteciperanno al Desafio Ruta 40, che si terrà in Argentina nel deserto inserito tra Belen, San Juan e Tucuman, dal 14 al 16 settembre invece ecco il Desafio Inca sulle Dunas de Ica. Un primo assaggio della Dakar 2019, che fornirà una wild card per partecipare alla prossima corsa per il vincitore: qualcosa di simile accadrà in altri eventi propedeutici, dai già svolti Sonora Rally (Messico) e Merzouga Rally per moto e side-by-side, ai futuri Botswana Race e Baja Aragon (auto), Indian Baja e Desafio Inca (moto). Tutte queste corse forniranno una carta per partecipare alla Dakar 2019, e un’iscrizione gratuita arriverà anche dal Goodproject di BF Goodrich, che da sempre fornisce i pneumatici ai partecipanti: i piloti potranno proporsi presentando i propri risultati e un video motivazionale, e tramite un lungo percorso di selezione uno di loro vincerà un’iscrizione gratuita alla corsa. Goodrich è uno dei tanti sponsor che affianca la Dakar, e tra questi ci sarà anche Motul, che nel 2019 ripeterà il progetto Original nelle moto: i piloti iscritti in questa categoria vivranno una Dakar d’altri tempi, senza assistenza e dovendosi arrangiare da soli nella corsa più difficile al mondo.

Maurizio Gerini sarà una delle speranze italiane nella Dakar 2019 (Foto: Facebook Dakar Rally)

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