La madre degli imbecilli è sempre incinta. È un vecchio detto, la cui veridicità è sempre valida ed attuale. Da qualche ora ha fatto il giro del web l’immagine cupa di una lapide con il nome di Marc Marquez, posta dinnanzi ad uno scheletro con la maglia della Honda e la scritta della morte con data 3 giugno 2018. Accanto, un contenitore con le monete di chi spera nella realizzazione del macabro pensiero. Un episodio che fa il paio con il manichino con la tuta del pilota Repsol impiccato e bruciato due anni fa. Insomma, la situazione è veramente gravissima. Anzi, paradossalmente, in questo momento, in Italia, preoccupa maggiormente il motociclismo rispetto al calcio. Non è un’affermazione eccessiva. Forse può risultare un’esagerazione, ma casi analoghi si manifestano con meno frequenza nello sport più popolare e le occasioni per sfogare la vena da ultrà sono maggiori. Nel motociclismo stanno diventando la norma.

Peraltro, il Mugello non è diventato invivibile solamente negli ultimi anni. Già in precedenza, le divisioni tra tifosi si erano fatte sempre più grandi ed astiose. Celebre, tristemente, il lancio della bottiglia contro Max Biaggi, appena scivolato dopo una gara sensazionale e vittima dell’ottusità di una mandria di imbecilli senza alcun filtro o controllo.

Per tanti anni il motociclismo si è distinto per la correttezza, per il piacere di condividere una medesima passione, a prescindere dalla predilezione per questo o quel pilota. Ultimamente, simili valori sembrano essersi smarriti, andati perduti sotto l’onda di bande di ultrà, sospinte dall’esaltazione fuori ogni logica del proprio pupillo e dalla sistematica distruzione dell’altro, sia esso un avversario o semplicemente il compagno di squadra. Bianco o nero, o si è “dei nostri” o si è contro, in una guerra contro il mondo assurda e stupida.

Se così stanno le cose, forse, sarebbe veramente giusto fare un passo indietro. Non ci si può stupire se altrove il motociclismo mette radici. Non ci si deve scandalizzare se in Spagna si fanno quattro Gran Premi ed in Italia c’è spazio solamente per due gare. Probabilmente servirebbero misure di sicurezza diverse, simili ai provvedimenti presi dal governo britannico nei confronti degli hooligans. Addirittura, per certi aspetti, per qualche anno, non farebbe male non ospitare competizioni motoristiche al Mugello o a Misano. Sicuramente sarebbe un bel modo per allontanare i finti amanti di questo sport, ma ci rimetterebbero gli appassionati, quelli veri, per i quali basta il rumore di un motore acceso per sentire il proprio cuore riempirsi di gioia.

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