«So che molte persone sono state felici per la mia caduta, ma è curioso che celebrano la caduta di un pilota più della vittoria di un altro… Venerdì un pilota (Pirro ndr.) giaceva sulla ghiaia, non sapevamo se fosse vivo o morto, ed erano solo preoccupati di fischiare qualcuno quando si sono concentrati sulle telecamere. Questo dice tutto». Marc Marquez non usa mezze misure per raccontare il suo disappunto circa il suo week end italiano. Il catalano, sei volte campione del mondo, non si sofferma sull’increscioso episodio della lapide inneggiante alla sua morte, ma si mostra decisamente alterato quando si parla dell’atteggiamento sugli spalti. E lancia un appello ai propri sostenitori: «Spero che i miei fan non facciano mai lo stesso. Spero che i miei tifosi amino il motociclismo e abbiano rispetto per tutti i piloti. Quando un pilota cade, non si deve gioire perché ci giochiamo la vita in pista».

Aspettando di capire cosa succederà a Montmelò, tra due settimane, bisogna giudicare i fatti del Mugello. Tra i fischi continui nei confronti di Marquez e Lorenzo, gli ululati di fronte alla caduta del numero 93 in gara ed altri episodi avvenuti lungo le colline toscane, il bilancio del GP d’Italia è disastroso. Possibile che un evento sportivo debba diventare così invivibile? Possibile che il tifo becero debba farla da padrone, ignorando che la morte non è affatto lontana dai corridori? Sembra che i fatti del 2011, con la tragica scomparsa di Marco Simoncelli, non abbiano lasciato nulla nella mente e nella memoria dei presenti. Per certi aspetti, questo Gran Premio risulta addirittura peggiore dell’edizione di due anni fa, culminata con la macabra impiccagione, seguita dal rogo, dei due fantocci con le divise di Marquez e Lorenzo.

Marc ha tutte le ragioni del mondo di essere furioso. Qualsiasi altro sportivo farebbe lo stesso, se si trovasse al suo posto. Questo deve indurre tutto il movimento italiano ad impedire il ripetersi di simili episodi, dannosi per l’immagine dei circuiti nostrani. Servono provvedimenti drastici per punire tutti coloro che si macchiano di simili gesti. E serve un cambio totale di mentalità. Di questo passo, gli appuntamenti nella Penisola rischiano di avere la triste fama di posti pericolosi, da cui girare alla larga. Bisogna mutare il modo di ragionare perché non si può vivere ogni evento sportivo come se fosse una guerra. Non è possibile trascorrere un pomeriggio odiando una persona, alla ricerca di un nemico da distruggere nella propria mente, gioendo per le disgrazie altrui. Così, si sfora nell’assurdo. Dunque, è giusto scusarsi verso Marc, sperando di godere ancora per tanti anni della sua guida al limite e dei suoi salvataggi prodigiosi. Questo è il vero spirito di uno sport semplicemente unico.

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