Si diceva che sarebbe stata una passeggiata. Già, come fermare il dominio annunciato dei binomi Marquez-Honda in MotoGP e Hamilton-Mercedes in F1? Netta la supremazia emersa nei test prestagionali. Impressionante l’affidabilità nelle tornate macinate prima dell’inizio dei rispettivi campionati. Ora, ad un terzo del cammino, entrambi i piloti si trovano in testa alle proprie classifiche, ma con molte meno certezze di quanto potrebbe lasciar intendere il primato.

Partiamo dalle quattro ruote. Lewis è stato sfortunato nella prima gara, ma, per il resto, ha mostrato più di una difficoltà nell’ottenere risultati significativi con la Freccia d’argento. Per certi aspetti, il dominio del Montmelò è apparso come un episodio isolato, prontamente chiuso dalle mille criticità nel gestire l’usura precoce delle gomme a Montecarlo. Insomma, non c’è dubbio che Hamilton sia il grande favorito per il titolo, ma il suo trono è assai traballante ed incerto. La versione del britannico come mattatore indiscusso si è vista solamente a sprazzi, spesso offuscata dalla necessità di fare cassa, di mettere da parte punti preziosi aspettando tempi migliori. Non esattamente ciò che ci si aspetterebbe scorrendo la classifica e pensando al blasone del fuoriclasse anglo-caraibico.

Passiamo alle due ruote. Marquez, nonostante lo zero del Mugello, mantiene un vantaggio invidiabile, forte di 23 lunghezze su Valentino Rossi e 29 su Andrea Dovizioso, l’avversario più temuto. Apparentemente, non ci dovrebbero essere grossi allarmismi. Tuttavia, lo score del sei volte campione del mondo indica una criticità inattesa. Marc non ha vie di mezzo: o fa bottino pieno o non porta a casa punti. Il pugno di mosche del GP d’Italia si somma con il disastro argentino, evidenziando anche la fatica del catalano di gestire situazioni piuttosto delicate con la tranquillità degli ultimi due anni. Persino la modalità da ragioniere sembra sparita, travolta da una foga eccessiva. E, si sa, nel Mondiale non conta quante gare si vince, bensì la costanza di rendimento.

Dunque, dobbiamo attenderci il ribaltone? Hamilton deve guardarsi le spalle perché la Ferrari sembra disporre di un buon pacchetto e non è intenzionata a mollare la presa. Inoltre, l’esiguo margine di 14 lunghezze induce a non lasciarsi andare a facili entusiasmi. La partita è ancora tutta da giocare. Marquez, invece, ha creato un gap ancora abbastanza ampio, che lo mette al sicuro. Tuttavia, il ragazzo sembra veramente vacillare in preda ad uno scarso autocontrollo. Se poi, dalle retrovie, dovesse partire una rimonta da parte di uno degli avversari, andrebbe testata la concentrazione del catalano, con quel suo modo di correre da tutto o niente. Improvvisamente, le dittature si scoprono meno forti di quanto sembrava inizialmente. Lo spettacolo e l’interesse per i campionati ringraziano sentitamente.

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