Nuovo cambiamento in Superbike. FIM e Dorna hanno apportato alcune modifiche al regolamento, sulla base dei risultati conseguiti dalle varie case costruttrici nel campionato delle derivate di serie. Le novità consistono nell’aumentare di 250 giri i motori di Honda, MV Augusta e BMW, mentre gli altri marchi non potranno avvantaggiarsi a loro volta, rimanendo fermi anche in termini di sviluppo. Una decisione presa per garantire il livellamento generale e permettere a tutti i team di competere per i piani alti. Certamente, si tratta dell’ennesimo tentativo di raggiungere l’obiettivo prefissato all’inizio del campionato, arrivando al punto di limitare fortemente Kawasaki e Ducati. E le modifiche potrebbero non concludersi qui, qualora le squadre assistite dal nuovo cambio di regolamento non dovessero raggiungere le altre scuderie.

Tuttavia, l’ennesimo stravolgimento non convince. In parte per la poca chiarezza con cui vengono applicate le cervellotiche norme, figlie di algoritmi freddi e lontani dal calore degli appassionati, che poco si riconoscono in un campionato viziato da continui tagli o aggiunte di potenza. In parte perché un amante di questo sport sa riconoscere il talento e non riesce ad apprezzare una gara creata ad hoc da mille cavilli. Questo è il grosso problema, ancora non compreso pienamente da Dorna e FIM. Per riportare la Superbike ai fasti di una volta, non si può continuare ad azzoppare chiunque si dimostri dotato di un passo superiore alla norma. Anzi, l’ideale sarebbe cercare di portare la maggior parte dei team su livelli di eccellenza, magari convincendo i costruttori a tornare a scommettere sulle derivate di serie come nei tempi gloriosi di Fogarty e Bayliss. Ma c’è realmente la volontà e la possibilità di effettuare un simile cambiamento? C’è l’idea concreta di far spazio alla qualità vera dello spettacolo più che alla quantità di possibili vincitori “agevolati”, costruendo così un show artefatto?

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