Sebastian Vettel come Michael Schumacher. Era dal 2004 che una Ferrari non trionfava sul circuito di Montreal, intitolato a Gilles Villeneuve, uno degli idoli della tifoseria di Maranello. Allora, il fuoriclasse tedesco si imponeva in Canada davanti al compagno di squadra Rubens Barrichello e al pilota della Bar Honda, Jenson Button, rivelazione di quella stagione. Per il “Kaiser” era l’ennesimo successo di una delle sue annate da record, in cui il numero uno tedesco si rivelava inarrestabile per il resto della concorrenza. Forse, nessuno si sarebbe aspettato che il settimo sigillo posto in quell’anno si sarebbe trattato dell’ultimo iride del top driver più vincente della storia della Formula 1.

Tra Schumacher e Vettel di tempo ne è passato. Quattordici anni sono un periodo molto lungo. In ambito sportivo si tratta di una o più ere. Diversi cicli vincenti si sono alternati in questo arco temporale. L’epopea d’oro della Ferrari si è dissolta dopo l’acuto di Kimi Raikkonen nel 2007. Eppure qualcosa si muove a Maranello. Con Seb, la Rossa è tornata a lottare per il titolo forte di una competitività ritrovata e di un progetto solido e sicuro. La retta via pare tracciata con un disegno interessante e, in prospettiva, assai allettante. Una forte differenza rispetto agli alti e bassi vissuti con Fernando Alonso.

A confortare la squadra di Maranello ci sono anche i risultati. Negli ultimi due anni, la Ferrari ha accorciato notevolmente il gap nei confronti della Mercedes. E se nella scorsa stagione furono la sfortuna ed alcuni errori a consegnare il titolo alla scuderia tedesca, stavolta la Rossa pare aver imparato la lezione e ulteriormente vicina alle Frecce d’argento. La vittoria di Montreal è significativa. È la dimostrazione che Vettel non ha intenzione di lasciar strada a Hamilton e che per il britannico non sarà affatto semplice conquistare il quinto alloro. È un messaggio diverso dalla parata trionfale di Schumacher nel 2004, ma ugualmente importante. Quattordici anni fa, la Ferrari non perdeva l’occasione per ribadire la propria superiorità, mentre stavolta si manifesta il desiderio di tornare al vertice. Modi differenti per arrivare al medesimo obiettivo. Se poi la cabala ha un suo perché, da Maranello si spera nel lieto fine.

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