E all’improvviso tutto si riapre. Fino a ieri, il Mondiale MXGP sembrava aver preso la strada dell’Olanda, patria dell’irresistibile Jeffrey Herlings. Ora, invece, le prospettive di Antonio Cairoli sono decisamente mutate. Il decimo titolo diventa clamorosamente possibile con il via libera derivante dal KO in allenamento del suo acerrimo rivale. La chimera assume contorni più lineari e precisi, non pare così irraggiungibile. Con un bottino pieno ad Ottobiano, Tony potrebbe portarsi a meno 14, potendo poi contare su una condizione fisica migliore per completare l’opera, superando il rivale proprio nel finale di stagione per la più classica delle beffe.

Cairoli deve crederci. In fondo, lo sport motoristico è pieno di rimonte inaspettate. La più celebre del Nuovo Millennio risale a sedici anni fa, quando Colin Edwards strappò il primato della Superbike a Troy Bayliss grazie ad un filotto impressionante di successi nella seconda parte del campionato. Nessuno avrebbe scommesso sull’americano a metà del cammino ed invece Imola salutò il secondo iride del Texas Tornado. Anche la MXGP ha impresso nel proprio romanzo pagine di drammi e risalite epiche. Un esempio? La stagione 2007. Doveva essere l’annata dell’incoronazione di Joshua Coppins quale erede di Stefan Everts ed invece il neozelandese venne fermato da un brutto infortunio proprio quando il successo sembrava ormai scontato. Discorso simile per il secondo classificato di quel campionato, Kevin Strijbos, velocissimo, ma penalizzato dagli acciacchi di metà cammino. A vincere fu Steve Ramon, regolare nei piazzamenti e vincente solamente in due circostanze. In fondo, si sapeva che il successo di tappa non è equivalente ad una sicura affermazione a livello generale. Anche nel 1998 la costanza ebbe la meglio sulla quantità. Sebastien Tortelli vinse meno rispetto a Stefan Everts, ma nel momento della verità si rivelò più freddo e preciso rispetto al belga, trionfando tra lo stupore generale nell’epilogo greco del campionato mondiale 250.

Insomma, si può fare la rimonta super. Tuttavia, guai al lasciarsi andare a facili entusiasmi. Herlings è un lottatore, un guerriero capace di vendere cara la pelle. E, finora, ha dimostrato di essere soprattutto il più forte. Dunque, un conto sarà raggiungerlo in classifica, un altro batterlo in pista al meglio della condizione. E, quando l’olandese si sente in forze ed in fiducia, sa infliggere dispiaceri sportivi di notevole portata, come intravisto anche nei duelli di questa stagione contro il siciliano. Insomma, la lotta per il Mondiale torna in bilico, ma non sarà nettamente favorevole all’uno o all’altro. Semplicemente sarà una volata da gustare.

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