Ormai fa più notizia quando il salvataggio non gli riesce. Marc Marquez sorprende ogni volta per la rapidità nell’interpretare i segnali provenienti dalla sua moto portata al limite. La sensibilità del funambolo catalano è straordinaria, affinata gara dopo gara e giro dopo giro. Al centro del suo metodo, per certi aspetti rivoluzionario, c’è la cosiddetta “caduta controllata”. La ricerca del limite eseguita dal “Cabroncito” porta quest’ultimo ad assumersi rischi onerosi. Per evitare di incappare continuamente in scivolate o incidenti, lo spagnolo numero 93 ha imparato a gestire la scivolata, cercando di accompagnare dolcemente la moto mentre vola via, in modo da procurarle meno danni possibili. Uno scopo reso possibile anche dalla tecnica particolare con cui riesce spesso a sventare capitomboli quasi scritti, come accaduto a Valencia nell’ultimo atto dello scorso campionato. Il mondo ha imparato ad ammirare ed apprendere l’utilizzo che Marc fa del gomito e del ginocchio durante i suoi giri forsennati, impiegando le articolazioni come perni per sollevare il mezzo, permettendogli di portare a compimento la curva nonostante l’eccessivo angolo di piega e la velocità in curva elevata. E se inizialmente poteva sembrare un numero da equilibrista sopraffino ben riuscito, ma estemporaneo e non ripetibile, Marquez ha dimostrato di saper sfruttare le proprie doti per creare un proprio stile. Una filosofia particolare, non c’è che dire.

Peraltro, i salvataggi al cardiopalma del “Cabroncito” dimostrano come il suo pensiero stia mutando in una direzione precisa: non viene meno la ricerca del limite, ma ci si attrezza per evitarne le peggiori conseguenze una volta che lo si oltrepassa senza preavviso. Non è un caso se, ultimamente, la guida del campione del mondo si è fatta ulteriormente aggressiva, forse, molto più al limite del solito. Tuttavia, come notato al Mugello, esistono anche le controindicazioni ad un metodo di lavoro così originale. Talvolta, è impossibile rimediare ad un errore, anche se si possiedono gomiti e ginocchia incredibilmente forti da sembrare leve. Troppo complicato fermare una caduta se essa si manifesta in discesa, con un angolo di piega particolare. Marquez ha già ammesso di aver compreso il suo peccato di presunzione. Ne farà tesoro? Sicuramente, la sua mente da saltimbanco motoristico è già al lavoro per trasformare l’insuccesso italiano in una preziosa lezione.

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