Lo show perfetto in pista, una pagina oscena fuori. La gara di Barcellona del 17 giugno 2001 entra di diritto tra gli episodi più controversi della storia del Motomondiale. Colpa di una rivalità divenuta, con il tempo e per varie ragioni, esasperata ed esasperante. Colpa di qualche parola di troppo, trasformatasi nella miccia ideale per far detonare definitivamente un dualismo già assai acceso. C’era già stata una naturale antipatia tra Valentino Rossi e Max Biaggi. Probabilmente era già scritto che non ci sarebbe stata amicizia tra il miglior pilota italiano degli anni ’90 ed il fuoriclasse più rappresentativo della prima decade del Nuovo Millennio. Due leoni nella savana motoristica non possono convivere. È la legge non scritta più diffusa e comune dello sport. Ha iniziato il pesarese a punzecchiare il romano con riferimenti alla vita privata, come il gossip, con la celebre bambola gonfiabile della modella Claudia Schiffer usata dal numero 46 in contrapposizione alla chiacchierata love story del Corsaro con Naomi Campbell. L’antipatia è diventata sempre più accentuata quando entrambi i top rider hanno condiviso la stessa categoria. E se il 2000 era stato solamente l’antipasto, nella stagione seguente Rossi-Biaggi è diventato una sfida senza esclusione di colpi.

Fantasioso Valentino, con sorpassi incredibili ed una freschezza forte di modi di fare spigliati, in pista come nella vita quotidiana. Caratteristiche rimaste immutate ancora adesso, alla soglia dei quarant’anni. Al contrario, Max era un passista puro, capace di pennellare traiettorie incredibili con costanza impressionante nei circuiti, mentre normalmente si distingueva per un mix di timidezza e diffidenza. Una diversità simile era difficilmente immaginabile e probabilmente si prestava ad infuocare la rivalità. Quel 17 giugno 2001, il circuito di Montmelò fa da cornice ad un duello meraviglioso. Rossi, partito male, si vede costretto a rimontare per impedire di veder evaporare il tesoretto di  21 punti di vantaggio sul romano della Yamaha. La Honda numero 46, con la livrea gialla, si rende protagonista di un incredibile rimonta. Un sorpasso, due sorpassi, tre sorpassi: Valentino risale la china con veemenza fino a trovarsi negli scarichi dell’acerrimo rivale. Ne nasce un duello infuocato, fatto di staccate al limite, ingressi in curva aggressivi ed incroci di traiettorie da brividi. La spunta il Dottore, mentre il Corsaro chiude secondo. Loris Capirossi completa il podio tutto italiano.

Fin qui, sembrerebbe una domenica da urlo per l’Italia, che, invece, poco dopo, torna a dividersi. Sembra di tornare ai tempi di Coppi e Bartali, con la creazione di una fazione “rossista” contrapposta a quella “biaggista”. Alla base di questa improvvisa scissione uno screzio in zona podio. Biaggi, salendo le scalette, urta il manager ed amico di Rossi, Gibo Badioli, che replica con uno spintone. L’atmosfera si fa improvvisamente più tesa e l’arrivo di Valentino fa degenerare la situazione, rendendola insostenibile. I due piloti arrivano vicinissimi a mettersi le mani addosso, provocando una vera e propria rissa. Le telecamere non riprendono il fattaccio, ma l’atmosfera sul podio e qualche graffio sul volto dei protagonisti fa comprendere a tutti l’accaduto. Inoltre, Francesco Zerbi, presidente della Federazione internazionale, non consegna ai due i prime spettanti per l’atteggiamento irresponsabile tenuto nel dietro le quinte del Montmelò. Improvvisamente, il motociclismo perde l’aurea di immacolatezza, di sport lontano da violenti litigi sfociati in tafferugli. È un drastico cambiamento della percezione della MotoGP. A poco servirà la pace in conferenza ad Assen qualche settimana dopo. Troppo forte la rivalità, troppo intenso il desiderio di primeggiare. Barcellona 2001 sarà l’apice di un dualismo e l’inizio di una nuova fase.

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