«Sembrava la fine del mondo, ma sono qua. E non c’è niente che non va, non c’è niente da cambiare». Marc Marquez non sembra un esperto di musica italiana, ma probabilmente potrebbe canticchiare benissimo il motivetto di Vasco Rossi, quel “Eh già” che animò la primavera 2011. In fondo, dopo il Gran Premio di Montmelò, la classifica parla decisamente a suo favore: Rossi, Valentino e non Vasco, tenuto a debita distanza con 27 punti di ritardo, undici in più di Maverick Vinales, mentre sono lontanissimi i due Ducatisti, staccati di 49 punti. Insomma, il gruppo si è allungato decisamente, per utilizzare il gergo ciclistico. Buon per il “Cabroncito” che può tirare un sospiro di sollievo dopo lo zero del Mugello.

Il campionato resta nelle sue mani, anche se il cammino del numero 93 mostra aspetti tra loro contraddittori. Da un lato c’è il dominio pressoché incontrastato di Marquez, in fuga da Jerez e, eccezion fatta per il GP d’Italia, sempre abile a guadagnare punti pesantissimi su tutti gli inseguitori. Tre vittorie consecutive, corroborate dai due secondi posti, rendono bene l’idea di quanto sia competitivo e ben assortito il binomio tra il fuoriclasse spagnolo e la Honda. La rivisitazione della moto durante il periodo invernale ha dato buoni frutti: impressionante il confronto tra il cammino del 2017 e quello di dodici mesi dopo. Un anno fa, proprio al Montmelò, Marc diede il via alla sua scalata verso il titolo, inizialmente quasi compromesso per via di un mezzo ancora acerbo. Comprese bene le dinamiche del motore “Big Bang”, la situazione è migliorata. Attualmente, HRC può vantare un pacchetto ben assortito, con una bell’intesa tra elettronica e componenti motoristiche. In generale, è una moto duttile, adattabile alle caratteristiche di ogni circuito. Basti vedere come Marquez sia riuscito a concludere positivamente il week end catalano nonostante le difficoltà delle prime due giornate di prove. E la situazione potrebbe migliorare ulteriormente se i test di ieri, a Barcellona, con una versione “EVO” della meravigliosa RC213V dovessero confermare i progressi ottenuti con alcune modifiche.

C’è anche il retro della medaglia da tenere in considerazione. La Honda ha un potenziale enorme, ma sta mostrando anche qualche piccola crepa. Un esempio è anche la difficoltà di sposarsi bene con i pacchetti di gomme introdotti da Michelin in ogni week end. In alcuni casi, le scelte dei piloti diventano quasi obbligatorie per evitare di non terminare la gara. Un aspetto inusuale, se si pensa alla bontà dell’intero progetto. Si sa, la perfezione non è di questo mondo. E poi c’è la componente umana. Marquez è e resta il riferimento. È unico per la sua capacità di portare al limite il mezzo, per l’abilità nei sorpassi e per la duttilità del proprio spartito, capace di passare dalla bagarre alla corsa solitaria. Tuttavia, ci sono due macchie nel suo avvio mondiale: la scellerata gestione della gara argentina, con la vittoria che sembrava alla sua portata, e la scivolata del Mugello, quando doveva essere più cauto nel suo approccio con le colline toscane. Con maggiore accortezza, Marc avrebbe potuto contare su un vantaggio ancora più ampio. Forse, è meglio così per lui, bisognoso di non avere distrazioni e di non sentire come già acquisito il titolo. Tuttavia, sono aspetti da migliorare, anche in ottica 2019, quando a fargli compagnia nel box ci sarà Jorge Lorenzo. Il Martillo ha già lanciato segnali bellicosi. Marquez ha fatto intendere di voler replicare nelle prossime gare. La rivalità delle prossime stagioni è già iniziata.

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