Il dado è tratto. Kimi Raikkonen lascerà il mondo delle corse a fine stagione. Un addio forse immaginato, ma comunque doloroso per gli amanti della Formula 1 che negli anni hanno imparato a conoscere il carattere introverso e, talvolta, bizzarro del finlandese, campione del mondo nel 2007 al volante della Ferrari. Ora, però, ci si interroga sul futuro. Il ritiro del finnico lascia libero un sedile. Chi affiancherà Sebastian Vettel nella prossima stagione?

Le voci più insistenti vogliono come secondo pilota in rosso Charles Leclerc. Il monegasco classe 1997 è un talento puro, cristallino, inequivocabile. Nonostante i forti dubbi legati alla scarsa competitività della Sauber-Alfa Romeo, la stagione da debuttante procede bene, con guizzi interessanti ed una facilità di apprendimento veramente notevole, al punto da mettere in ombra il compagno Marcus Ericsson. Certo, il confronto non era così insostenibile sulla carta, ma lasciarsi alle spalle un collega ben più esperto non è mai impresa di poco conto. Questa precocità nell’adattarsi alle varie situazioni potrebbe essere l’aspetto decisivo per convincere la Ferrari a scommettere su di lui, affidandogli una monoposto a soli 22 anni.

Un azzardo in stile McLaren 2007, quando la scuderia di Woking decise di affiancare a Fernando Alonso, campione in carica, un debuttante di belle speranze. Si chiamava Lewis Hamilton. Il resto è storia nota a tutti. Dunque, Leclerc potrebbe effettivamente seguire il percorso di “Hammer”, crescendo velocemente all’ombra di un fuoriclasse come Sebastian Vettel senza disturbarlo nella rincorsa al Mondiale. Sì, Charles sarebbe un profilo perfetto, un apprendista-scudiero adatto alla filosofia di Maranello. Le occasioni per affermarsi arriveranno da sé. Ovviamente, non manca il rovescio della medaglia. Guidare una Ferrari implica pressioni enormi, a prescindere dall’età anagrafica. Dunque, c’è il rischio di non gestire al meglio un potenziale fuoriclasse, con stimmate da campione, ma ancora poca, pochissima esperienza di base. Bisognerà attenderlo, lasciargli modo di sbagliare, di capire i suoi errori, assimilarli e correggerli. È un processo lungo, in aperto contrasto con i tempi attuali in cui si vuole tutto e subito, in cui un risultato non può arrivare al momento giusto. Ogni cosa alla sua stagione, si dice. Varrà anche per un giovane come Leclerc?

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