William Shakespeare aveva ragione: i sogni di una notte di mezza estate esistono. Tuttavia, sono destinati a durare poco o nulla. Certamente, riaprire il Mondiale Superbike a Laguna Seca sarebbe stato un vero e proprio miracolo. Leggermente più semplice sperare di trovare un Jonathan Rea più umano e clemente. La scivolata di Brno lo avrebbe anche potuto lasciare qualche piccola scoria sul morale del Cannibale. Nulla di più infondato: il nordirlandese non ha smarrito l’appetito. Nemmeno il sorpasso a Carl Fogarty nella classifica dei vincitori “all time” ha saziato il fuoriclasse della Kawasaki. Una dimostrazione eclatante è arrivata da gara 1 del Gran Premio degli Stati Uniti.

Allo start, è il poleman Chaz Davies a portarsi davanti al gruppone, seguito da Rea, lesto a sbarazzarsi del compagno Tom Sykes. E poi via, lungo i curvoni californiani, giù per il Cavatappi, sinuosa esse in discesa, divenuta un simbolo del circuito statunitense. Il ducatista aumenta il ritmo e scava il solco su tutti gli avversari, ad eccezion fatta del campione del mondo in carica. I due proseguono a braccetto, con Davies nei panni della lepre e Rea a recitare il ruolo del cacciatore. È un inseguimento duro e sfibrante. Johnny riesce, con la sua guida pulita e millimetrica, a gestire meglio le proprie forze ed il consumo degli pneumatici. Così, non appena Chaz ha un’esitazione all’ingresso del Cavatappi, verso metà gara, il leader del Mondiale si intrufola nello spazio rimasto libero. Si invertono le posizioni, cambiano i ruoli, ma l’alfiere Kawasaki è un fuggitivo ben più consistente nella sua azione rispetto al collega della Ducati. Un decimo dopo l’altro, Rea scava un solco rassicurante e vola via, verso la vittoria numero 61. Nulla da fare per Davies, ancora una volta battuto dall’alieno.

La lotta per le altre posizioni è ugualmente emozionante. Alex Lowes conferma il buon momento e, dopo essersi issato in terza piazza, tiene un ritmo sufficiente per non farsi imbottigliare in pericolose bagarre. Sykes vive una gara da gambero. Non bastano le sue proverbiali staccate ad impedirgli di venire infilato da un superlativo Eugene Laverty, unica nota positiva per Aprilia, tradita dalla scivolata di Lorenzo Savadori. Il calvario dell’inglese della “Verdona” prosegue con i sorpassi rimediati da Xavi Fores e Marco Melandri. “Macho” riesce a risalire dalla decima posizione della griglia, dimostrando di avere un passo straordinario, ma di non possedere la medesima consistenza di Rea nell’arco dell’intero week end. Se non altro, la quinta piazza, conquistata a cinque giri dalla conclusione, è un buon risultato, forse migliorabile in vista di domani. Ottavo posto per un opaco Michael Van der Mark. Seguono Torres, Gagne, Hernandez, Ramos, Hanika, Savadori e Baz.  Per questi ultimi, i punti arrivano nonostante due scivolate. Non è stato altrettanto fortunato Razgatlioglu, disarcionato dalla propria moto nella discesa del Cavatappi. Brutto capitombolo, ma pilota comunque in buone condizioni.

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