Se è vero che tre indizi fanno una prova, allora la Formula 1 ha scoperto una nuova certezza. Charles Leclerc è un potenziale fuoriclasse. Non è un’esagerazione, non è facile entusiasmo per i recenti risultati. È il modo di fare del monegasco classe 1997, che, a dispetto dell’età, sembra già possedere pregi di un consumato campione. Pare sia reduce da mille battaglie ed invece è alla sua stagione d’esordio. Eppure è calmo, riflessivo, non si fa mai prendere dalla foga di ottenere ad ogni costo il risultato. Ha una pazienza smisurata al punto da non sottrarsi nemmeno ai suoi doveri con i tifosi.

La consueta serenità non è venuta meno nemmeno a Le Castellet, nonostante i vari rumors di mercato lo dessero come sostituto di Kimi Raikkonen in Ferrari. Nessuna pressione derivante dal peso di una simile responsabilità. Anzi, nel week end più complesso, il campioncino della Sauber-Alfa Romeo si è esaltato. Riuscire ad entrare nella terza fase della qualifica, solitamente esclusiva dei grandi protagonisti della categoria, per la prima volta in carriera, è un numero incredibile. Impensabile riuscire a piazzarsi in ottava posizione sulla griglia di partenza. Ma il difficile si pensava potesse essere la gara, dopo tante lodi e molte voci. Anche in corsa niente panico. Ha pagato solamente un pizzico di inesperienza alla rientro della Safety Car e l’eccessiva usura degli pneumatici, avvenuta peraltro con un degrado improvviso, manifestatosi anche sotto forma di una piccola escursione di pista. Risolti i problemi, Charles si è andato a prendere il decimo posto. Un altro mattoncino nel suo piccolo grande capolavoro.

Leclerc sta impressionando tutti, dagli avversari agli addetti ai lavori e ai tifosi. Lentamente, sembra prendere piede una vera e propria mania per il giovanissimo talento di scuola Ferrari. Piace perché stupisce, perché riesce a realizzare numeri di altissimo livello nonostante un team privo delle risorse di una corazzata. Piace perché non si prende sul serio, non ha crucci da divo, non esagera con le dichiarazioni. Ora il suo Mondiale si fa ulteriormente interessante perché, tra risultati eccellenti e continue allusioni al suo futuro, avrà continuamente i riflettori puntati addosso. Saprà gestire la pressioni sino alla fine? Da Maranello, e non solo, se lo chiedono.

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