Dagli abbracci del Qatar alle stoccate olandesi. Nel giro di poco più di tre mesi il mondo pare essersi capovolto. O forse, semplicemente, sta iniziando a trovare i suoi equilibri. L’unica certezza nella MotoGP è la momentanea superiorità del binomio Marquez-Honda. Non esattamente qualcosa di impronosticabile, data la competitività ostentata nei test invernali. Il vero problema riguarda gli inseguitori.

Andrea Dovizioso e Valentino Rossi erano saliti sul podio del Qatar rispettivamente da primo e terzo. Entrambi nutrivano legittime speranze iridate in vista della stagione 2018. Il “Dovi” sognava la grande rivincita ai danni del campione spagnolo, forte dell’esperienza dell’anno precedente e dell’autostima accresciuta nei duelli vinti contro l’asso HRC. Il “Dottore”, invece, cullava un riscatto immediato dopo le difficoltà del 2017, tra gli infortuni ed una moto non pienamente competitiva. Il sogno del decimo titolo non sembrava così utopistico.

La discussione sul controverso sorpasso del Ducatista ai danni dello Yamahista al penultimo passaggio ad Assen sembra indicare qualcosa in più del semplice episodio di gara. Probabilmente, c’è la consapevolezza che questa annata non si sta rivelando così generosa in termini di risultati. Dovizioso ha vinto solamente la gara di apertura, finendo per entrare in crisi dopo la carambola andalusa a Jerez e stendendosi malamente a Le Mans e a Montmelò. Tre zeri forse fatali per le speranze iridate. Rossi, invece, non è ancora riuscito a sbloccarsi ed il digiuno di successi dura da più di un anno. Inoltre, la Yamaha non pare aver trovato una linea guida precisa, oscillando tra risultati positivi e giornate da incubo. Difficile, dunque, pensare di invertire la rotta, che vede Marquez sempre più lontano. Anche perché, nei momenti di difficoltà del Cabroncito, nessuno dei due italiani riesce pienamente ad avvicinarsi, dando la parvenza di un Mondiale in bilico.

Anche così si spiega la volontà di entrambi di non cedere quella seconda posizione alle spalle del catalano nel GP olandese. La seconda piazza significava restare aggrappati, per quanto possibile, alle speranze di titolo. Ora, con Valentino distante 41 punti ed Andrea staccati di 61 lunghezze, il campionato prende sempre più la via di Cervera, casa Marquez. È una situazione che Rossi ha vissuto, ma vestendo i comodi panni della lepre imprendibile. Era il 2005 e, alle sue spalle, l’armata Honda non riusciva a trovare un vero leader, tra la crisi di Biaggi, le sfortune di Gibernau, la discontinuità di Melandri e la poca concretezza di Hayden. Allo stesso modo, i due italiani capeggiano l’inseguimento a Marc, incapaci tuttavia di reggerne il ritmo indiavolato. Mondiale finito, dunque? Non ancora, non finché la matematica non avrà dato il suo responso definitivo.

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