Semplicemente inarrestabile. Non esistono aggettivi per descriverlo, né regolamenti capaci di arginare il suo strapotere. Jonathan Rea continua a dominare e a riscrivere record su record in Superbike. Non importa se i circuiti del calendario presentano caratteristiche diverse, non è un problema se la Kawasaki non è più una moto nettamente superiore. Lui aggiunge alla bontà del progetto nipponico un manico sopraffino, da fuoriclasse e tutto va nel verso giusto. Così, poco cambia se la Pole position recita per la quarantacinquesima volta il nome di Tom Sykes.

Il nordirlandese recita il consueto copione: partenza superlativa, testa della corsa facilmente acquisita e ritmo asfissiante imposto agli avversari. Ancora una volta, il Cannibale è di un’altra categoria. Ancora una volta, gli altri corrono per il secondo posto. Così, di fronte allo strapotere di Johnny il terribile, il secondo posto di Chaz Davies ha un che di consolatorio. Il ducatista è il primo degli umani, ma deve rammaricarsi per la partenza dalla terza fila. Un handicap grave per le sue ambizioni di vittoria.

Sperava di fare meglio Eugene Laverty, velocissimo nelle libere e a lungo non troppo lontano da Rea prima di commettere un errore. Gara compromessa e terzo posto finale. Fin dai primi giri si intuisce che non sarà la giornata migliore per Sykes, gambero della riviera romagnola. Da primo a quinto, il piazzamento la dice lunga sulle sue difficoltà.

Giornata difficile anche per Marco Melandri, solo settimo, nonostante la bagarre finale con il sorpasso a Savadori. Il ravennate chiude alle spalle di un ritrovato Xavi Fores. Gran quarto posto per Michael Van Der Mark, capace di risalire dall’undicesima alla quinta piazza. In classifica generale Rea allunga: gli 80 punti di vantaggio su Davies suonano come un’ipoteca sul Mondiale.

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