La Formula E ha concluso la quarta stagione nella giornata di ieri, con la spettacolare gara-2 sul circuito costruito intorno alla zona portuale di Brooklyn (NY) e la vittoria di Jean-Eric Vergne, che ha legittimato il proprio titolo mondiale con una grande difesa dagli assalti di Lucas di Grassi. JEV non è riuscito ad aiutare Techeetah nella conquista del titolo costruttori, andato ad Audi. E così la Gen1 della Formula E va in pensione con Vergne campione del mondo e Audi titolata nei costruttori, e dall’anno prossimo tutto cambierà: niente più cambio-vettura a metà gara, e nuove monoposto Gen2 che sfioreranno i 300km/h. Entreranno ufficialmente BMW al posto di Andretti, Nissan rilevando Renault e.dams e il team numero 11, quell’HWA che raccoglierà dati per Mercedes: sfida elettrica anche per Felipe Massa con Venturi. Ma, prima di pensare al futuro, tracciamo un bilancio della stagione 2017-18 della Formula E.

JEAN-ERIC VERGNE: LA VITTORIA DELLA CONTINUITÀ– JEV è campione, gloria a JEV: Jean-Eric Vergne ha conquistato sabato il titolo mondiale della Formula E, succedendo nell’albo d’oro a Piquet jr., Buemi e di Grassi. Il titolo di Vergne è stato un premio alla velocità della Techeetah e alle doti del francese, incomprensibilmente scartato dalla F1 e vincitore della 24 ore di Le Mans 2018 nelle LMP2, ma anche alla continuità di un pilota che non è mai andato davvero in difficoltà: JEV ha chiuso con 198 punti, infliggendo 54 lunghezze a Lucas di Grassi, secondo classificato in extremis. Ha vinto quattro gare su 12 (Santiago, Punta del Este, Parigi e New York), conquistato quattro pole position e sei podi in un’annata sotto il segno della grande continuità: JEV ha avuto un solo passo falso a Zurigo, chiudendo 10°, mentre nelle altre gare è sempre stato nella top-5 e ha sempre lottato per vincere. Il suo titolo mondiale nasce anche da questa precisione da orologio svizzero, e da un rendimento ”da formichina”: anche quando non era al top con l’assetto della sua Techeetah, spinta dal powertrain Renault e dotata di un budget inferiore rispetto a tante altre scuderie, JEV25 non è mai andato in crisi e ha sempre puntato ad ottenere il massimo risultato possibile. Un pilota dalla grande testa, che si è conquistato un meritatissimo titolo mondiale.

AUDI: IL TITOLO COSTRUTTORI E TANTISSIMI RIMPIANTI– Audi ha festeggiato il primo titolo costruttori, conquistato in rimonta grazie al doppio podio di Lucas di Grassi e Daniel Abt e alla penalizzazione che ha distrutto la gara di André Lotterer, che si trovava in seconda posizione dopo una falsa partenza. Nell’ultima gara, Audi ha conquistato 34 punti e Techeetah 27, facendo chiudere così la scuderia tedesca a 264 punti e con un +2 sul team di JEV e Lotterer: titolo costruttori ad Audi, che però deve anche avere grandi rimpianti. Nel suo primo anno da team ufficiale nella Formula E dopo tante stagioni al fianco della struttura ABT Schaeffler (di proprietà di papà Abt), infatti, la casa dei tre cerchi ha commesso un errore progettuale che ha compromesso la stagione dei suoi piloti. L’inverter è stato corretto prima della quinta gara, ma ormai il danno era fatto: dopo quattro e-Prix, Audi aveva solo i 12 punti conquistati da Daniel Abt, mentre di Grassi era l’unico pilota a quota zero tra quelli che avevano disputato tutte le gare, con tre ritiri per guasti meccanici e un piazzamento fuori dai punti dopo un nuovo problema tecnico. Da lì in poi, però, Audi ha svoltato e centrato podi e vittorie: due successi per Abt e di Grassi, ma soprattutto sette podi consecutivi per il brasiliano, che è salito per la prima volta sul podio a Punta del Este e non è più sceso, strappando il secondo posto nel Mondiale a quel Sam Bird che aveva sognato il titolo, ed ha chiuso mestamente terzo a un punto dal brasiliano e campione in carica. La stagione di Audi sarà quella del ”What if”: cosa sarebbe successo senza i problemi tecnici d’inizio stagione? Verosimilmente avremmo assistito al dominio tedesco, perchè i dati sono implacabili: dalla quinta gara in poi (Città del Messico), Audi ha conquistato 252 punti contro i 173 di Techeetah, ma soprattutto di Grassi ha conquistato 144 punti contro i 127 di Vergne e i 108 di Abt. Si può dire che, con un’Audi perfetta, il brasiliano avrebbe fatto il bis, ma con i se e i ma non si va da nessuna parte: gloria a JEV e tanto rammarico per Audi.

IL MONDIALE DEGLI ALTRI: IL CALO NEWYORKESE DI BIRD, IL TRACOLLO DI ROSENQVIST. E BUEMI…– Veniamo agli altri, e partiamo dalla grande nota dolente. Felix Rosenqvist sembrava in grado di lottare per il titolo, sfruttando la propria velocità, uno stile di guida da ”cavallo pazzo” (che l’ha reso uno dei preferiti di chi vi scrive) e una Mahindra molto equilibrata. Dopo quattro e-Prix, lo svedese si trovava a quota 66 punti, -5 da Vergne, ma poi il giocattolo si è rotto: Rosenqvist ha commesso parecchi errori (Roma su tutti), Mahindra ha iniziato a soffrire di guai tecnici irrisolvibili e il campionato di Felix è finito decisamente male: nelle restanti otto gare ha conquistato 30 punti, chiudendo 6° nel Mondiale con soli 96 punti e un distacco di 102 lunghezze da JEV.

Ha parzialmente deluso anche Buemi, frenato a inizio stagione da una Renault deludente: aveva conquistato un solo punto nelle prime due gare e ha collezionato un altro ritiro, e si è risollevato tra Marrakech e Città del Messico, salvo poi perdere nuovamente velocità e tornare grande nel finale di stagione. Per lui cinque podi, nessuna vittoria e quattro pole position: un bottino che non rende giustizia al talento di un pilota capace di dominare la 24 ore di Le Mans con Nando Alonso, e che proverà a conquistare il titolo nel 2018-19 con la neonata scuderia Nissan.

Chi invece ha grande rammarico è Sam Bird: anche il britannico della DS Virgin, come Vergne, è stato un modello di continuità, e prima delle gare newyorkesi si trovava a soli 23 punti dal francese. Bird aveva fatto doppietta a New York nel 2016-17, chiudendo quarto nel Mondiale, ma questa volta la pista di Brooklyn l’ha deluso e ha trasformato il suo weekend in un calvario. Quei 500m in più inseriti nel tracciato 2017-18 hanno distrutto ogni chance di rimonta del britannico, che ha faticato tremendamente ed ha dovuto affrontare anche i problemi di surriscaldamento della sua vettura: per lui un 9° e un 10° posto, l’addio ai sogni iridati e soprattutto un tracollo che l’ha portato a scendere addirittura al terzo posto nel Mondiale. La classifica finale infatti ha recitato Vergne 198, di Grassi 144 e Bird 143, una tremenda beffa per Sam.

FORMULA E: ITALIANI SUBITO FUORI DAI GIOCHI– ”Quando correvo in Italia per tutti ero lo svizzero, poi ho ottenuto risultati e tutti parlano del fatto che sono italiano”: è il mistero buffo di Edoardo Mortara, che corre con licenza svizzera (com’è accaduto per qualche anno a Grosjean, pur essendo francese), ma di fatto è italiano. Edo è stato il miglior pilota dal sangue tricolore nella Formula E 2017-18, anche se la sua stagione è diventata subito complicata: dopo l’ottimo avvio a Hong Kong, con tanto di vittoria sfiorata nella gara-2 e buttata via per un errore che l’ha relegato al 2° posto, il pilota nato a Ginevra ha faticato tremendamente ad andare nuovamente a punti con la sua Venturi, tornando in top-10 solo a Città del Messico (8°) e Roma (10°). Mortara ha saltato tre gare per la concomitanza col DTM, e ha dovuto assistere all’ottimo 4° posto di Tom Dillmann in gara-1 a New York e al gran weekend delle Venturi nella città statunitense: il suo Mondiale si chiude con 29 punti e il 13° posto mondiale, e chissà se la sua avventura nella categoria proseguirà.

Peggio ha fatto Luca Filippi (che avevamo intervistato prima dell’e-Prix di Roma), che si è ritrovato a guidare una NIO davvero lontana dalle migliori vetture, ma comunque capace di chiudere seconda in Messico e ottenere 46 punti con Turvey. Di tutt’altro calibro l’annata di Luca, che è ancora in rodaggio nella categoria e dovrebbe correrci anche nel 2018-19 (sperando in un miglioramento della vettura): Filippi è andato a punti solo in gara-1 a New York, sommando tantissime difficoltà a tre ritiri, e non trovando più la zona punti. È l’unico tra i piloti presenti in ogni round (ha saltato solo Parigi per questioni pubblicitarie) ad aver conquistato solo un punto, e dovrà crescere molto per avere un lungo futuro in una Formula E che si preannuncia sempre più competitiva.

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