Esattamente trent’anni fa moriva Enzo Ferrari. Era il 14 agosto del 1988 e il Drake aveva da circa un anno supervisionato la realizzazione di quella che sarebbe stata l’ultima, sua, Ferrari, la F40.

Di Ferrari si potrebbe scrivere molto: dagli esordi con l’Alfa Romeo fino alle vittorie nei mondiali di Formula 1, passando per i rapporti con i piloti fino ad arrivare a elencare tutte le sue creazioni. Lo si potrebbe fare e molti, in questo giorno dedicato alla sua memoria, lo avranno fatto sicuramente.

Allora forse è meglio focalizzarsi su un aspetto che, magari, non verrà preso in considerazione da tutti in questi giorni: i litigi del Drake, perché anche alle sue liti gli appassionati di motori devono tantissimo.

“Tu sai guidare un trattore, ma non saprai mai guidare una Ferrari”

La prima Lamborghini della storia

Ferrari era un uomo schietto, se una cosa non gli andava a genio, lui non si tirava certo indietro dal criticarla. Per questo motivo, quando uno dei suoi più facoltosi clienti andò da lui per consigliarli come modificare le sue auto, lui tuonò: “Tu sai guidare un trattore, ma non saprai mai guidare una Ferrari”. 

L’acquirente, reo di aver tentato di dare una dritta al Drake, era Ferruccio Lamborghini, imprenditore dedito alla costruzione di trattori. Ferruccio, appassionato di auto sportive come ogni emiliano che si rispetti, fu per anni cliente di della Ferrari di Maranello. Lamborghini espresse però più di un dubbio circa l’affidabilità della frizione di alcuni modelli del Cavallino e fu così che, dopo la reazione del proprietario della Casa del cavallino rampante, Ferruccio decise che avrebbe dimostrato al rivale che sarebbe stato in grado di produrre auto sportive migliori delle sue. Fu così che nacque la 350GTV e il mito delle vetture sportive costruite a Sant’Agata Bolognese.

“No, non ci siamo!”

Ma se il litigio con Lamborghini è particolarmente noto, meno famoso è quello che, sempre nei primi anni Sessanta, vide protagonista ancora una volta Ferrari e il presidente della Ford di allora, Henry Ford Jr.

Nel 1963 Ford e Ferrari erano due realtà assolutamente agli antipodi nel mondo dell’auto: la prima era un’impresa enorme che costruiva auto e furgoni su scala mondiale, la seconda era un piccola azienda artigianale che realizzava poche decine di auto all’anno. Però, mentre il gigante di Detroit non aveva nessuna conoscenza del mondo delle corse, la minuscola scuderia di Maranello era invece una potenza nel motorsport, in maniera particolare a Le Mans.

La Ford GT40

In quegli anni, a Maranello tirava però una brutta aria e le casse della Ferrari necessitavano di un aiuto, per questo il Drake decise di vendere l’azienda alla Ford per 16 milioni di dollari.

Il 21 maggio 1963, Henry Ford Jr. si presentò in Emila con una schiera di accompagnatori tra dirigenti e consiglieri legali, mentre Ferrari si sedette al tavolo delle trattative con al suo fianco solamente l’avvocato locale. Sembrava tutto fatto, quando, tra i punti del contratto, il fondatore del Cavallino trovò una clausola che non proprio non gli andava giù. Prese la sua penna, scrisse sul foglio “no, non ci siamo!” e se ne andò a pranzo, lasciando la sala senza parlare con i suoi interlocutori. La clausola che non piacque a Ferrari era legata all’impegno sportivo della scuderia legata al marchio di Maranello che, seguendo quanto reclamato da Ford, sarebbe di fatto passata sotto il controllo degli americani. E questo Ferrari non poteva permetterlo.

Ford però non prese bene l’affronto del Drake e decise che avrebbe sconfitto Ferrari proprio alla 24 ore di Le Mans. Henry Ford Jr. però sapeva che non sarebbe stato facile: ci vollero infatti tre anni, e molte figuracce, alla Casa di Detroit per riuscire nel proprio intento e superare la Ferrari in quella che, all’epoca, era la corsa più importante di tutte. Per farlo, dopo molti errori e con l’aiuto di Carroll Shelby, creò la Ford GT40, una delle auto sportive più vincenti di sempre.

Insomma, Enzo Ferrari di auto se ne intendeva: le modificava, le creava da zero. E riusciva a tirare fuori il meglio da tutti i suoi collaboratori. E, a quanto pare, anche dai suoi avversari.

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