Volti scuri e poche parole. Nel box della Yamaha l’atmosfera è tesa. Nessuno ha voglia di commentare più di tanto la disastrosa doppia trasferta in Repubblica Ceca ed Austria. Anche perché molto ce lo si è detto nel corso degli ultimi sette giorni. Dopo il flop di Brno, i test condotti sempre sul circuito ceco non hanno registrato progressi e novità, inducendo Valentino Rossi a sbottare pesantemente: “Spero che la situazioni migliori già quest’anno. La Yamaha ha un modo di lavorare per piccoli passi, quindi non mi aspetto delle novità incredibili alla svelta. Bisogna vedere più che altro quanto la Yamaha ha voglia di vincere, quanto impegno ci vuole mettere per tornare alla vittoria e soprattutto quanti soldi vuole spendere, perchè mi sembra che Honda e Ducati negli ultimi tempi abbiano anche investito di più; come test team, come elettronici, come gente che arriva alle gare. E infatti sono migliori di noi”. Accuse dure, che fanno seguito ad un gesto tanto inatteso quanto storico: le scuse del project leader della scuderia, Kouji Tsuya: “La Yamaha sperimenta problemi di erogazione della potenza che mettono i nostri piloti in condizione di non rendere. A nome della Yamaha mi sento di dover chiedere scusa ai nostri piloti che in questa gara partono indietro e che hanno affrontato grandi difficoltà. Vi posso dire che stiamo lavorando, da subito, e continueremo a farlo senza sosta, sia oggi che domani che nel giorni che verranno”. Mai prima d’ora uno dei vertici della squadra nipponica era arrivato a scusarsi pubblicamente. Un segnale forte, che, allo stesso tempo, evidenzia anche la crisi in cui versa la casa di Iwata.

E pensare che, al Sachsenring, Rossi e Vinales avevano mostrato incoraggianti progressi, chiudendo non lontano dal solito Marquez. Sembrava l’inizio della risalita dal baratro in cui era piombata la Yamaha un anno fa. Ed invece il tracollo tecnico non conosce limiti apparenti. Cosa non funziona dunque? È il pacchetto completo a manifestare forti problematiche. Innanzitutto si è persa completamente la via dello sviluppo con la casa giapponese tirata per la giacca dalle esigenze della guida dei due piloti. Richieste così divergenti da far smarrire la bussola. Questo si aggiunge al caos generale di un progetto che doveva, sulla carta, portare una ventata d’aria nuova. Difficile non tanto comprendere il principale dei difetti, vale a dire l’elettronica, quanto come uscire dal vicolo cieco. In fondo, è già noto che, a causa dei problemi del software, la Yamaha soffra di un degrado precoce degli pneumatici, dettato dallo slittamento a centro curva e dalla potenza del motore divenuta ingestibile. Trovato il guaio, serve una soluzione rapida: come si può uscire dalle sabbie mobili in cui la casa di Iwata si è cacciata? In questo momento, la risposta è tutt’altro che scontata.

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