Un ciclone inarrestabile. Jeffrey Herlings conquista un nuovo successo, grazie all’ennesima doppietta. I numeri dell’olandese nel 2018 certificano una superiorità incredibile: 13 GP vinti su 15 effettuati, 25 manche conquistate su 30 a cui ha preso parte. Un bottino clamoroso, forse migliorabile senza quell’infortunio a metà giugno in concomitanza con l’avvicinamento al Gran Premio di Lombardia. Un botto in allenamento con la frattura della clavicola come conseguenza. D’un colpo la sicurezze iridate si erano fatte traballanti. Ed invece, con la calma dei grandissimi, Herlings è tornato a macinare trionfi in serie.

È proprio il carattere apparentemente sempre tranquillo e distaccato il vero punto di forza dell’olandese. Ha sempre il controllo della situazione, non si lascia mai destabilizzare dal continuo mutamento delle condizioni e dagli assalti degli avversari. L’inevitabile peso della pressione che accompagna il favorito di turno non lo turba. Nemmeno il naturale logorio di chi è chiamato ad abbattere ogni record sembra condizionarlo. In questa stagione ha già inanellato 9 vittorie di manche consecutive. Un rullino di marcia interrotto dall’infortunio e dalla prima manche in Indonesia. Dopo l’appuntamento asiatico, Jeffrey ha aperto una serie tutt’ora imbattuta di altri 9 centri di fila. Un altro segno dello strapotere incredibile del fuoriclasse olandese. Non deve sorprendere, dunque, se tra una doppietta e l’altra il suo punteggio in classifica generale sia già arrivato a quota 733, ben 225 in più di quanti ne aveva un anno fa, 61 di vantaggio sul suo bottino al termine della scorsa stagione. Undici lunghezze meglio dell’Antonio Cairoli campione del mondo nel 2017.

Ma Herlings è realmente imbattibile? La stagione in corso ha sentenziato che è difficile avere la meglio di un toro scatenato come è Herlings in sella alla sua KTM. Tuttavia, la guida sempre al limite resta il suo vantaggio e contemporaneamente il suo tallone d’Achille. Il suo strapotere nel 2018 è bastato a mettere una pezza sul doppio zero in Italia, evitando che l’infortunio diventasse effettivamente un rimpianto. Sarà sempre e comunque così?

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