Una gara da eroe. Non si può definire altrimenti il GP d’Italia di Kimi Raikkonen, che ha portato la sua Ferrari al secondo posto in condizioni critiche. Partiamo da un presupposto. Chi critica Kimi Raikkonen perchè ha avuto l’ardire di fare la pole con tanto di giro più veloce nella storia della F1 (263.5km/h di media oraria), o perchè non ha fatto passare Vettel alla prima curva comportandosi ”da maggiordomo”, forse ha capito poco il mondo delle corse e la strategia della Ferrari post-Barrichello: gli ordini di scuderia a prescindere, quelli per cui il povero Rubens ha ceduto ”ad minchiam” vittorie a Schumacher anche quando i Mondiali erano ampiamente ipotecati, sono lontanissimi dallo stile-Ferrari e ormai vengono lasciati ad altri. La nuova Ferrari, da Marchionne in poi, è per l’ordine di scuderia solo quando è strettamente necessario: ultime gare, momenti complicati e quant’altro. E poi, se Kimi avesse fatto passare Seb, in un amen si sarebbe trovato anche alle spalle di un Hamilton molto lanciato: l’errore è tutto del tedesco, che avrebbe dovuto pazientare, evitare la strenua difesa di una posizione già persa (Lewis era avanti di quasi tutta la vettura) e gestire al meglio la gara, puntando a sfoderare l’ottimo ritmo della Ferrari e superandolo in seguito con una gara intelligente. Così fanno i campioni: Seb lo è, ma va nel pallone quando ci sarebbe più bisogno di lui e difficilmente si resetterà a 33 anni suonati.

Ma torniamo a Kimi, e al suo weekend magico. Pole position con giro a razzo, grande partenza e gestione iniziale della gara e dell’esuberanza di Lewis Hamilton, che restava costantemente a poco più di un secondo senza poter usare il DRS. Kimi, a differenza del compagno, è stato freddo, lucido, glaciale come ha sempre fatto in gara e nella sua lunghissima carriera e avrebbe meritato la vittoria. Poi, però, si è trovato in una situazione complicata: Bottas davanti a causargli turbolenze e alzare il ritmo, Hamilton dietro che rosicchiava costantemente i 5” di vantaggio che aveva ottenuto dopo il pit-stop. Il risultato è stato il più classico dei sandwich: i 6-7 giri dietro a Bottas hanno ”bruciato” le gomme di Kimi, che dopo il pit-stop del connazionale ha gestito come poteva la macchina e vissuto una domenica simile a quella del leggendario ”Leave me alone”.

Le gomme erano andate, il blistering evidente a occhio nudo e le gomme sempre più compromesse nonostante i giri con pista libera e il box Ferrari drammaticamente allarmato. ”Tienila viva Kimi, tienila viva”, un team radio senza risposta, o meglio, un team radio che ha visto arrivare la risposta migliore dalla pista: Raikkonen ha gestito al meglio la vettura, raramente ha perso più di due-tre decimi al giro da Hamilton ed è stato superato solo dopo 10 giri di strenuante resistenza che stavano mandando in regime di blistering anche i pneumatici del rivale britannico. Niente vittoria per Kimi, che da lì in poi si è gestito per difendere il secondo posto ed evitarsi guai, ma una gara da urlo: il finlandese ha usato coerentemente piede pesante sull’acceleratore e cervello da calcolatore, alternandoli nei vari momenti della gara e gestendosi al meglio. Un altro pilota sarebbe rientrato ai box per cambiare le gomme, lui le ha portate al traguardo sfiorando lo strappo del battistrada (vedi sotto), che probabilmente sarebbe diventato realtà con altri 4-5 giri tirati al massimo a Monza. Non si può dire che non sia Raikkonen l’eroe di giornata, anche più di quel Lewis Hamilton che è stato ingiustamente fischiato dai tifosi ferraristi: in pochi avrebbero mantenuto il suo glaciale self control per tutta la gara, in pochi sarebbero arrivati comunque secondi e avrebbero fatto sognare un Paese intero con quei tentativi di difendere la posizione da Hamilton nonostante tutto fosse compromesso.

Le gomme della Rossa di Raikkonen: evidente la profonda riga nera causata dal blistering

Per Kimi Raikkonen è arrivato il secondo posto, insieme al podio numero 100 e a una pole position ottenuta a 38 anni e 11 mesi (farà gli anni il 17 ottobre): numeri da urlo per un pilota che va sempre velocissimo, troppo spesso è stato penalizzato in stagione da qualche errore/decisione di Ferrari e si meriterebbe un ultimo anno da prima guida. Kimi lascia Monza da eroe, e forse questa sarà la sua ultima Monza in rosso Ferrari: Marchionne aveva deciso di promuovere Leclerc come seconda guida della Rossa, e l’attuale board sembra intenzionato a confermare la sua decisione dopo qualche settimana di riflessione. Ecco perchè Raikkonen era quasi commosso dopo la pole (si è subito nascosto dietro degli occhiali scuri), ecco perchè ha dato l’anima nel GP d’Italia. Perchè, nella sua mente, è meglio un giorno da Raikkonen a lottare per vincere e contro le situazioni avverse, che cento da Bottas: il finlandese ha dato una lezione a tutti (anche al suo compagno di squadra) ieri, e speriamo di vederlo al via della prossima stagione. Vada come vada con Ferrari, la F1 non può permettersi di perdere un protagonista come Kimi, anche se ormai i posti in griglia sono ridotti all’osso.

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