A volte bisogna chiudere il cerchio, tornare dove tutto era iniziato e concludere in bellezza un percorso. Nel calcio queste situazioni sono nella norma, soprattutto nel romantico futbol sudamericano, un mondo dove la riconoscenza esiste ancora: tantissimi big hanno chiuso nel club che li ha lanciati e sono tornati a omaggiare la società senza la quale non avrebbero mai iniziato la propria carriera.

Nel motorsport, per una questione di budget e classi differenti, tutto questo non è possibile. Ce lo vedete Rossi a tornare in Aprilia, per dire? La risposta è presto detta, ma Kimi Raikkonen non è mai stato ordinario, e sa benissimo cosa sia la riconoscenza. Se ne sono dette tante sull’Iceman, che forse è meno ”ice” di quanto pensassimo: l’abbiamo visto sfiorare le lacrime dopo la pole nell’ultimo GP d’Italia con Ferrari (lo sapeva già), e l’anno prossimo lo vedremo effettuare un romantico ritorno alle origini. Kimi lascerà Ferrari, cedendo il ruolo di seconda guida al rampante Charles Leclerc, e si siederà al volante della Sauber-Alfa Romeo fino al 2020, quando avrà 41 anni e chiuderà definitivamente con le corse.

È un ritorno romantico il suo, ma soprattutto un enorme gesto di gratitudine: Kimi partì da una Sauber che era un’outsider ai piani alti, e troverà una scuderia che ha mostrato un buon potenziale con Leclerc, ma non è ancora un team di alto livello. La sua esperienza coi motori Ferrari e nel motorsport in generale sarà fondamentale per far crescere il team di Hinwil, ormai un’autentica emanazione della Rossa, e tra l’altro Raikkonen salderà un debito nei confronti di Peter Sauber, l’uomo che ha reso possibile il suo debutto nel circus. Raikkonen infatti è stato un autentico enfant prodige: la sua famiglia non era ricchissima, e Kimi di fatto ha iniziato a gareggiare nelle monoposto solo a 20 anni e nella Formula Renault britannica. Nel 1999 ha vissuto un anno d’apprendistato, l’anno dopo invece ha vinto il titolo, e di fatto nelle 23 gare disputate in quella serie ne ha vinte 13: a quel punto, Peter Sauber l’ha invitato per una sessione di test privati, nella quale ha demolito Bernoldi (collaudatore) e si è guadagnato il posto nonostante Red Bull (allora sponsor del team con Petronas) spingesse per garantire un sedile al brasiliano.

Raikkonen, così facendo, è diventato il rookie più ”rookie” della storia della Formula 1: mai un pilota prima o dopo di lui ha esordito avendo disputato solo 23 gare in auto, nessuna delle quali in F3, GP2 e affini. La sua avventura era iniziata con una superlicenza provvisoria per le prime sei gare del Mondiale 2001, ma il debutto in Australia (6° posto, con tanto di pisolino nel pre-gara: niente tensione per l’uomo di ghiaccio) gli valse la superlicenza definitiva dalla FIA. E in quell’anno, Kimi ha ottenuto 9 punti e uno strepitoso 4° posto in Austria, distruggendo spesso Heidfeld nel confronto tra compagni di squadra: da lì è iniziata la sua carriera, da una scommessa di Peter Sauber, l’uomo che ha lanciato un pilota capace di vincere un titolo mondiale (2007, ultimo con Ferrari: ne ha sfiorati due con McLaren), 20 GP e ottenere 100 podi (nonchè 18 pole e 1729 punti) in 287 GP disputati.

Raikkonen, che passò nel 2002 in McLaren raccogliendo l’eredità di Hakkinen, ha poi corso per la scuderia di Woking, per Ferrari, nei rally, in Lotus e ancora in rosso, e ora tornerà alle origini. Stando alle ultime indiscrezioni, Kimi avrebbe investito nel team, diventandone un piccolo azionista e proponendosi per un ruolo dirigenziale a fine carriera: il suo sarebbe dunque un ritorno convinto e concordato tempo addietro con Marchionne (che spingeva per questa soluzione), e non solo un ripiego dopo l’addio a Ferrari. Ma soprattutto, è un ritorno che ha generato emozione e curiosità in tutti gli appassionati di F1: personalmente non vediamo l’ora di assistere al debutto di Kimi in Sauber, anche se potrebbe avere conseguenze dolorose per un giovane talento italiano.

Raikkonen e il 4° posto in Austria nel 2001

GIOVINAZZI, NIENTE SAUBER?– Il ritorno di Kimi Raikkonen in Sauber chiude infatti il posto ad Antonio Giovinazzi. Kimi sarà la nuova prima guida del team, mentre Ericsson dovrebbe essere blindato per tutto il 2019, visto che il suo contratto è garantito da un ricco sponsor. E dunque, Antonio rischia di non correre neppure l’anno prossimo in F1: Ferrari l’ha proposto a una Toro Rosso in difficoltà, che non ha ancora deciso quali saranno i suoi piloti per il 2019 e brancola nel buio, mentre Haas ha rifiutato l’ipotesi-Giovinazzi perchè ”vuole scegliere i propri piloti” e non accetta i piloti dell’Academy rossa. A quel punto, si aprirebbe uno spiraglio nel mondo-endurance o nella Formula E, e sarebbe un gran peccato: l’Italia resterebbe ancora senza un pilota nella F1.

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