“È una delle mie vittorie più belle”. Andrea Dovizioso ha pienamente ragione. Il successo a Misano è una delle perle meglio realizzate dal forlivese. Un trionfo arrivato al termine di una gara dal copione inatteso. Ci si sarebbe aspettati una condotta più attendista da parte di “Dovi” e, al contrario, più aggressiva da parte del compagno Jorge Lorenzo. Forse, cambiare la tattica, adottando quella più cara al maiorchino, è stata la vera chiave del successo. Nessuno si sarebbe aspettato di vedere la Ducati numero 4 filare via così presto, a nemmeno metà gara. Ed invece Dovizioso sapeva di poter fare la differenza andando controtendenza, violentando la sua indole da ragioniere. Ha avuto la forza ed il coraggio di osare. Così ha tratto vantaggio dalle scaramucce alle sue spalle ed ha guadagnato terreno, infilando la terza vittoria di una stagione agrodolce.

Sì, i recenti trionfi sono un ottimo medicinale per l’autostima del forlivese. Tuttavia, non bisogna nemmeno dimenticare qual è stato il punto di partenza e quali erano gli obiettivi alla vigilia del campionato. C’era quella parola, “Mondiale”, che non incuteva soggezione. Ora, la stagione non è deludente, ha un bilancio comunque positivo. Resta da capire cosa sta impedendo al “Dovi” di restare attaccato al treno iridato più saldamente. I 67 punti di ritardo da Marquez sono un ritardo quasi incolmabile, a meno di clamorose sfortune da parte del campione del mondo. Impressiona pensare che il fuoriclasse spagnolo abbia costruito un simile vantaggio nonostante due zeri, solamente uno in meno del forlivese. Merito delle cinque vittorie, certo, ma anche di tanta discontinuità da parte del ducatista, poche volte a podio nelle giornate opache. Questo è il tallone d’Achille, il punto debole costato il titolo un anno fa e su cui si deve costruire l’assalto al Mondiale 2019, sempre che ormai quello attuale non offra più alcun spiraglio.

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