La stagione del motocross si avvia alla conclusione, e domenica i piloti delle ruote tassellate affronteranno l’ultimo MXGP stagionale a Imola, su un circuito ricavato all’interno del noto autodromo che ha ospitato la Formula 1 per anni e attualmente ospita il GP d’Italia della Superbike. A Imola verranno assegnati i titoli MX2 (a Prado) e WMX (Kiara Fontanesi è in testa), mentre quello MXGP è già stato vinto da Jeffrey Herlings: e proprio a Imola si chiuderà la stagione MXGP di TM Racing, che dopo l’ottimo weekend di Ottobiano ha assistito all’infortunio e al calvario di Max Nagl. Il tedesco tornerà in gara proprio a Imola, per poi cimentarsi nell’MXoN con la Germania (insieme a Roczen e Jacobi), e ha disputato nel complesso un buon 2018: per commentare la sua stagione e le altre prestazioni di TM Racing nella stagione che sta per concludersi, abbiamo contattato nuovamente Marco Ricciardi, Sales&Marketing Manager e volto della casa italiana. Ecco le sue valutazioni ai nostri microfoni!

Ciao Marco, partiamo da Max Nagl. Ci eravamo lasciati con l’ottima prestazione a Ottobiano, poi ha disputato un ottimo weekend in Indonesia ed è andato ko per un infortunio: ha saltato 6 GP per quel problema alla mano, come sta ora? 

”Dall’Indonesia non abbiamo più corso, e c’è rammarico perchè potevamo lottare con Max Anstie per il 10° posto nel Mondiale. C’è grande rammarico, anche perchè l’infortunio di Max Nagl non era neppure così grave. Nessuno lo sa, ma ha preso una grande infezione in ospedale: nessuno lo ammetterà mai nell’ospedale belga, ma è così. Quando ci siamo accorti che c’era qualcosa che non andava, siamo andati in Germania in un centro specializzato e abbiamo scoperto la sua infezione, ma ormai erano passate quattro settimane e la situazione era tutt’altro che rosea: aveva grande dolore, siamo dovuti ripartire da zero con una cura antinfiammatoria molto forte, visto che i suoi reni funzionavano al 30%. È stato davvero un brutto periodo, ed è rimasto due mesi fermo. Max è risalito in moto settimana scorsa, nel weekend ha corso negli ADAC Masters (campionato tedesco) a Holzgerlingen e ha stupito subito tutti: nella prima manche è arrivato secondo alle spalle di Lawrence, precedendo Tixier, Butron e Jacobi. In gara-2 è stato secondo per 11 giri, poi ha mollato perchè non riusciva a tenere più il manubrio e non voleva correre rischi in vista di Imola e del Nazioni. È andata così con Max: dopo Ottobiano e dopo l’Indonesia, dove aveva fatto un ottima gara superando anche Cairoli, le aspettative si erano alzate e la moto era cresciuta, ma non potevamo davvero fare nulla di diverso”.

Marco Ricciardi con Max Nagl a Eicma

Due mesi senza pilota in MXGP, e di fatto senza gare nel Mondiale motocross per TM: come si vive un periodo simile, nel quale di fatto tutti i tecnici e meccanici si sono ritrovati a guardare le gare dalla tv. Lo sviluppo della moto si ferma o prosegue?

”La moto è rimasta ferma, perchè comunque lo sviluppo era stato portato talmente avanti che non avremmo risentito di quello stop. Come si lavora? In azienda hanno analizzato e lavorato sui dati che aveva raccolto Max fino all’Indonesia, e quindi abbiamo continuato a impegnarci duramente. C’è tanto rammarico perchè ci siamo ritrovati in panchina in un periodo che poteva essere favorevole: Loket è la pista di Max, Lommel una seconda casa, in Svizzera sarebbe stata dura e la Turchia era un’incognita per tutti, ma in Bulgaria e ad Assen poteva andare molto forte. Avremmo potuto ottenere grandi risultati, anche perchè era entrato stabilmente tra i migliori 8-10, partiva bene e aveva grande fiducia: è andata così. Se guardo all’attualità, c’è tanta rabbia, però poi ripenso ai tanti anni in cui non abbiamo avuto problemi, mentre Honda ha avuto tanti infortuni e Kawasaki ha buttato milioni per l’operazione-Villopoto e per quel brutto infortunio, e devo accettare che in un anno la ruota sia girata dalla parte sbagliata per TM. Il motocross è anche questo”.

Nagl quindi tornerà a correre a Imola. In quali condizioni?

”La sua forma è intorno al 65-70%. Non ha mai smesso di allenarsi neppure nel periodo peggiore: Max è un professionista spaventoso, possiamo dire che di fatto gli è mancata solo la moto. E, quando non sali su una 450cc per tante settimane, lo senti. Sicuramente darà tutto a Imola perchè è l’ultima gara dell’anno, davanti al pubblico italiano e col Nazioni alle porte, e sicuramente proverà a ottenere un grande piazzamento, ma non è ancora al meglio”.

Come sarà il circuito di Imola? Com’era già successo ad Assen, verrà realizzato all’interno del noto circuito che ha ospitato la F1: ormai sta diventando una consuetudine nel motocross… 

”Vero, anche se non credo che sarà il futuro del motocross: ci sono delle piste storiche e degli scenari che non possono essere abbandonati, sarebbe una mancanza di rispetto verso la storia di questo sport. Però è anche vero che, in questo mondo sempre più dominato dal marketing e da un certo tipo di comunicazione/televisione, si potrebbero organizzare più eventi su questi circuiti: sfruttando le piste già esistenti puoi organizzare eventi particolari e attirare un pubblico diverso, che è abituato per esempio a bagni e strutture differenti come quelle della MotoGP e della F1. Dobbiamo migliorare le piste che vengono realizzate in questo tipo di scenari: ad Assen è molto bella, ma anche molto stretta, e se piove a volte si vede l’asfalto: inoltre la traiettoria è molto vicina all’asfalto, e questo non va bene. Fa tutto parte di un percorso, si può sempre migliorare, anche se sono molto contento di Assen”.

Passiamo ora a un giudizio sul Mondiale MXGP: Herlings ha dominato, vincendo 31 manches su 36 e tantissimi GP e vanificando la rimonta compiuta da Tony Cairoli a Ottobiano.

Tutti si aspettavano un errore da parte di Herlings, ma lui ha cambiato modo di guidare e di andare su quella moto. Non insiste più sulle marce, guida in modo leggero e fluido, prendendo molti meno rischi: facendo così, è diventato praticamente invincibile. Tony resta Tony, ha dei gesti tecnici in pista che fanno emozionare e uno stile di guida invidiabile, però ci sono 10 anni di differenza a scavare il solco tra i due: Cairoli è un professionista esagerato, che dopo nove titoli mondiali si fa ancora 7-8km di corsa la mattina dopo il GP, però magari non si butta più come non si buttava una volta. I 10 anni di differenza si fanno inconsciamente sentire, magari lui non se ne accorge neppure, ma si prende molti meno rischi ora e ha un modo diverso di affrontare il pericolo e gli ostacoli. Tutto questo senza nulla togliere a Herlings, che ha dalla sua un grande talento e l’incoscienza: un colpo di incoscienza o una traiettoria diversa al giro vanno a costruire quei secondi di margine con cui ha vinto tante gare. A volte vince con 4-5 secondi, a volte con 30”, ma questo margine nasce anche dalla gestione di Tony o del rivale di turno: spesso nel motocross, se ti rendi conto che non puoi avvicinarti al rivale, tiri i remi in barca e ti risparmi in vista della seconda manche. Ovviamente tutte queste valutazioni non vogliono togliere nulla a Herlings: Jeffrey è destinato a dominare il motocross per molti anni”.

Anche perchè Herlings, con Cairoli, si ritrova anche a guidare la miglior moto del lotto…

”Mi attirerò tante critiche, ma non sono del tutto convinto di questo. In pista vedo tante ottime moto, ma sulle KTM ci sono Herlings, Cairoli e Prado che sono piloti fenomenali: nel ”braccio” hanno uno-due secondi in più rispetto agli altri piloti, e possono permettersi di guidare sopra i problemi. Senza niente togliere a KTM che è un’ottima moto, non ritengo che sia la migliore in assoluto, o almeno che non sia la miglior moto in tutte le piste: l’ho vista in difficoltà diverse volte e ho visto moto andare molto meglio. Diciamo che KTM è una delle migliori moto, e che ha in sella Herlings e Cairoli, i migliori piloti al mondo in assoluto”.

Tifosi e opinionisti accusano Herlings di avere poca tecnica, di guidare d’irruenza e senza abilità. Un giudizio insensato, a nostro avviso: tu cosa ne pensi?

”Non ha senso. Ma l’hanno visto guidare o hanno visto come sfrutta le buche? Penso che, prima di fare valutazioni del genere, Jeffrey Herlings andrebbe osservato nel dettaglio. Dire che non ha tecnica è una follia: il fatto che sia giovane e forte, che guidi di forza e sfrutti al meglio il potenziale di quel motore, non vuol dire che non abbia tecnica. Basta vedere come usa ogni buca, ogni sponda, ogni singolo salto nella pista. Sono tanti i fattori da tenere in conto. E poi, fate caso al lavoro che fa ogni volta che guida: lavora in modo stratosferico con le gambe, con le caviglie e con le punte dei piedi, è come se avesse tre ammortizzatori di fatto. Ricordiamoci che non si può vincere solo ”con la manetta”, servono anche abilità e tecnica: ho visto pochissimi piloti andar forte solo con la forza. È una delle componenti, ma non dev’essere l’unica”.

A una gara dal termine della stagione, facciamo un punto sul motocross italiano? A parte Cairoli, il buonissimo Lupino, Kiara Fontanesi e l’ottimo Cervellin in MX2, ci sono poche note liete.

Kiara Fontanesi si dà davvero un gran da fare. Mi imbestialisco quando sento dire che è stata fortunata o che vince perchè la sua rivale si è fatta male: il motocross è fatto anche dal rimanere lucidi a casa ed evitare gli infortuni. Non conosco benissimo Kiara, ma mi sembra una ragazza che lavora seriamente ed è molto preparata: quello che raggiunge, se lo merita ampiamente. Poi serve un pizzico di fortuna, nella vita come nelle corse: basta guardare Max, che è stato sempre molto sfortunato e ha visto una frattura di tre settimane trasformarsi in una brutta infezione. Tornando al motocross italiano, secondo me va recuperato nel complesso. Benissimo Cervellin e Lupino: Lupino è maturato, si è dato da fare e ha iniziato a credere di più in sè stesso, mostrando grande concentrazione e determinazione in gara. Cervellin sta disputando un’ottima stagione: ha cambiato moto e ha dimostrato di andar forte anche con Yamaha e cambiando gomme, adattandosi al meglio a tutti questi cambiamenti. E poi, non è facile stare costantemente nei dieci in MX2: lui sta nei dieci dappertutto, in una categoria di altissimo livello e che presenta molti piloti di valore. E poi c’è Ivo Monticelli: ha una moto standard e non di altissimo livello, ha ottenuto un paio di piazzamenti in top-10 e sta facendo un’ottima stagione. Sono contento per lui, l’anno prossimo avrà l’opportunità di correre con KTM Standing Construct, un team serio che farà un ottimo lavoro: Ivo si è guadagnato questa opportunità facendo molto bene. Per il resto, vedo molti buoni talenti che non raggiungono quello che magari meriterebbero: il perchè stavolta, invece di dirlo io, lo lascio a loro. Devono riflettere su sè stessi”.

Restando sul motocross italiano, come vedi questo Motocross delle Nazioni? L’Italia schiererà una squadra con tre piloti che possono entrare nella top-10, come la vedi?

”Innanzitutto ti dico che sul podio saliamo noi (ride), e con noi intendo TM: siamo carichi, e la Germania ha un’ottima squadra con Nagl, Jacobi e Roczen. Per quel che riguarda l’Italia, non dobbiamo accontentarci di un piazzamento, ma avendo Cairoli in squadra dobbiamo puntare a un podio. Poi comunque al Nazioni i rischi sono altissimi, ma dobbiamo puntare in alto. È una gara complicata, ma i nostri piloti sono molto carichi: andranno capite le condizioni di Cairoli dopo i due piccoli infortuni stagionali (la mano e il ginocchio battuto in Svizzera), e anche Lupino non è al 100%. Sarà una gara difficile, la pista non la conosciamo e favorirà gli americani, che la conoscono in ogni particolare e ci hanno appena corso. Confidiamo sull’esperienza di Tony e di Lupino, e sono certo che i nostri piloti daranno il massimo: non partiamo battuti, non dobbiamo farlo”.

Ti chiedo un punto sulle altre categorie motoristiche in cui è impegnata TM: partiamo dal supermotard.

”Nel motard ci siamo ripresi bene dopo l’infortunio di Thomas Chareyre, abbiamo vinto l’Europeo. C’è un po’ di rammarico perchè non è un Mondiale, ma noi partecipiamo a quello che ci viene proposto. Thomas è stato grande, non era facile: sulla carta avevamo perso, è stata annullata una prova e c’era una gara in meno, quindi le speranze di rincorsa al titolo si erano affievolite. Lui però ha lavorato duro e siamo riusciti a vincere noi: nel motard stiamo lavorando molto anche in altri paesi, e in Francia abbiamo vinto le classi 85cc, 125cc e 450cc del campionato nazionale. È un mercato a cui teniamo molto, e le soddisfazioni stanno arrivando: la nostra moto è ottima, anche se sono cresciute Husqvarna e Honda. Noi siamo l’unica casa ufficiale, ma gli altri non sono stati a guardare.

Viriamo sull’enduro.

”Per quel che riguarda l’enduro, Eero Remes è stato sfortunato e ha pagato uno zero pesante: sta andando bene e sabato ha vinto di nuovo, ma stiamo combattendo contro un Salvini che raramente è stato così forte e un Larrieu che sta ottenendo il meglio da una Yamaha che non è la miglior moto del lotto (la classifica vede Salvini a 224, Remes 210 e Larrieu 203) e sta andando molto forte. Andrea Verona invece ha vissuto una stagione complicata: ha perso il padre, che aveva soli 46 anni, e in un solo anno ha dovuto fare la maturità, la patente e insegnare alla mamma come gestire i disegni che faceva suo padre per lavoro. In moto c’è andato davvero poco: non ha vinto il Mondiale, ma ha vinto la Coppa del Mondo lottando con Cavallo e sta disputando un buon campionato italiano. E poi c’è Soreca, che ha avuto qualche infortunio di troppo e nel weekend è rientrato in Francia arrivando terzo e facendo un risultato positivo: è ancora in testa all’italiano, e vedremo cosa succederà”.

Diciamo che c’è un po’ di sfortuna che contraddistingue tutto il percorso di TM nelle varie serie motoristiche, eccezion fatta per il CIV Moto3.

”Esatto, però la Moto3 ci ha dato grandi motivi per sorridere. Domenica abbiamo vinto al Mugello e abbiamo conquistato il campionato italiano con due gare d’anticipo con Kevin Zannoni (il CIV Moto3, ndr): abbiamo anche avuto una wild card a Misano, dove ci eravamo qualificati 18mi, ma la domenica Kevin è stato buttato giù e ha interrotto anzitempo la sua gara. Venerdì avevamo disputato delle ottime libere, chiudendo ottavi in una sessione e restando in testa in un’altra fino a pochi minuti dal termine. La velocità di punta della moto era buona, e abbiamo appunto vinto il campionato e disputato una grande stagione: siamo molto soddisfatti, e confermeremo l’impegno nel CIV e nel CEV. Nel 2020, con le giuste condizioni, potremmo anche tentare la strada del Motomondiale: la velocità è una bella vetrina, ma soprattutto dà una grande base per fare sviluppo. La nostra moto MX2 e l’enduro 250cc erano in buona parte una derivazione della Moto3, con soluzioni diverse, ma tanti punti di contatto”.

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