Uno show. Ma anche una lunga attesa in vista del gran finale. Il GP di Thailandia ha avuto un battesimo indubbiamente positivo, considerando l’afflusso di pubblico e le tante emozioni regalate dalla MotoGP. Il duello rusticano tra Marc Marquez ed Andrea Dovizioso, con le ritrovate Yamaha di Maverick Vinales e Valentino Rossi a far da spettatrici privilegiate, ha infiammato gli appassionati. La saga della rivalità tra il campione catalano e lo sfidante romagnolo si arricchisce di un nuovo capitolo. Stavolta, all’ultima curva, l’ha spuntata Marc. Un fatto inedito nei corpo a corpo finiti in extremis, conclusi sempre con la vittoria del forlivese. Nella staccata finale, invece, ce l’ha fatta il numero 93, prendendosi una rivincita importante dopo le sconfitte in Austria ed in Giappone un anno fa ed in Qatar all’inizio della stagione attuale. Intendiamoci: non è la prima volta che Marquez supera Dovizioso, ma finora lo spagnolo aveva vinto per distacco, lasciando sul posto l’avversario con una progressione inesorabile. Stavolta, invece, è finita diversamente e per merito del campione del mondo in carica, autore di uno dei sorpassi più belli di sempre.

Impossibile non restare estasiati di fronte alla moto piegata contro ogni logica, con il posteriore sollevato e l’anteriore galleggiante, fermata come se il pilota avesse un compasso con cui tratteggiare la traiettoria impossibile. Marc ha fatto un capolavoro da fuoriclasse, ricordando una volta di più di non essere solamente il manico capace di nascondere le pecche della sua Honda o un meraviglioso trapezista. Marquez è un animale da bagarre, un gladiatore indomito ed un artista, capace di inventarsi sorpassi impossibili. Ogni campione ha un suo marchio di fabbrica. Da domenica, si può parlare di attacco “Marquez style”.

Stavolta, il “Dovi Power” non è bastato. Non è stato sufficiente per avere la meglio su un ostacolo durissimo. Il ducatista può comunque sorridere: se Marc è cresciuto così tanto, lo si deve anche a lui e alla sua intelligenza tattica. Da un anno a questa parte, Dovizioso si è ritagliato un ruolo primario all’interno della MotoGP. Se, come da lui stesso ammesso, il Mondiale 2018 è sfumato, può comunque consolarsi con una seconda posizione assolutamente dignitosa ed apprezzabile. Tre gare vinte finora e la consapevolezza di essere stato insieme al compagno di squadra Jorge Lorenzo l’unico ad impensierire Marquez. Un vanto non indifferente, specialmente in barba a chi lo ha considerato per tanti anni un gregario.

Tra i meriti di Dovizioso, c’è la gestione delle gomme Michelin. I piloti, attualmente, sono chiamati più ad un lavoro di cesello nella gestione delle risorse fisiche e motoristiche. Bisogna andare forte, ma senza strafare, scegliendo il momento giusto per sferrare il forcing vincente. Così però si ottiene un duplice risultato. Da un lato c’è lo spettacolo: le gare diventano incerte e tirate, spesso risolte nel finale, facendo diventare le fughe alla Stoner o alla Lorenzo un ricordo sbiadito. Ora la corsa si decide nella seconda metà. Dall’altro lato, invece, c’è il rischio di assistere alla formazione di trenini lunghi, privi di grandi sorpassi, nell’attesa del momento decisivo. La “processione” di Buriram è stata salvata dall’epico finale, ma indubbiamente ha creato perplessità. Il finale di stagione offrirà lo spunto a Michelin per capire dove e come lavorare per migliorare ulteriormente il proprio prodotto.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *