Antonio Cairoli

TRENTO, dai nostri inviati al Festival dello Sport Marco Corradi e Federico Sanzovo

A tutto Cairoli, per un viaggio all’interno di una carriera da record e di un sogno neanche troppo nascosto: Tony è arrivato a nove titoli mondiali tra MX2 e MX1/MXGP, a un soffio dalla doppia cifra e dal record assoluto di Stefan Everts (10), leggenda della MX1 e del motocross in generale. E non si nasconde nell’incontro avvenuto a Palazzo Geremia, durante il Festival dello Sport che si sta tenendo a Trento e ci vede presenti: ”Il decimo titolo è un sogno, spesso mi sento su Whatsapp con Valentino Rossi e discutiamo su chi raggiungerà per primo la doppia cifra: lui può ancora vincere, anche se nella MotoGP conta tanto la moto. Nel motocross invece viene dato ancora più spazio al pilota e al talento individuale, e questo mi dà speranza: Jeffrey Herlings quest’anno era imbattibile, ma non mollo. Rosico ogni volta che perdo, quest’anno ho rosicato parecchio e voglio tornare a vincere”.

Ma non si parla solo di attualità, e di un motocross troppo spesso ignorato dai media (”Non me lo spiego, eppure ci sono migliaia di tesserati”), perché Antonio Cairoli vuole raccontarsi a tutto tondo e parte dalle origini e dal giovane Tony: ”Mio padre sognava di correre nel motocross, ma la sua famiglia era povera e non ci è riuscito, allora sperava di avere un figlio che corresse al suo posto. Mamma voleva che praticassi il karate e mi portava gli allenamenti, papà veniva a prendermi e mi portava a girare su una pista vicino a casa: la passione me l’ha trasmessa mio cugino, che passava in quarta sotto casa mia e girava sempre in moto. Ho sempre amato questo sport, anche nel 2002-03 (a 17-18 anni) stavo per ritirarmi: correvo solo nel campionato regionale, gli stimoli stavano calando e ci ho pensato. Poi ho incontrato Claudio De Carli e ho ritrovato tutto: ho sudato, fatto sacrifici e vinto il primo titolo mondiale. Poi sono arrivato pian piano a nove titoli, vivo per questo sport”.

La passione ha guidato Cairoli, che si definisce un ”testimonial del carboidrato”, ha lanciato l’hashtag #gofastaeatpasta, ha un grande rapporto con Jorge Prado (suo ”figlioccio” motociclistico, si allenano assieme) e non lesina due stoccate ai giovani: ”I giovani talenti in Italia ci sarebbero, ne seguo un paio a distanza, ma ci sono enormi problemi: i nostri giovani non vogliono faticare, credono che tutto sia dovuto e che basti il talento, quando invece si arriva in alto solo col duro lavoro. Non accetto questo atteggiamento, e non tollero neanche chi si nega ai tifosi: ci sono piloti che, pur non avendo vinto nulla, si sentono troppo importanti e ignorano i fan. Sono stato un bambino che rincorreva i campioni e soffriva quando veniva ignorato, quindi dedico sempre tempo ai tifosi”. Tony ha parlato anche del recente Motocross delle Nazioni, un argomento che torna anche nella nostra intervista al nove volte campione del mondo MXGP: ecco le parole di Antonio Cairoli ai nostri microfoni.

”BANDIERA A SCACCHI” INTERVISTA TONY CAIROLI

Tony, partiamo dal bilancio del tuo 2018: è stata un’annata contraddistinta da tanti piccoli infortuni, e da un Herlings capace di vincere 33 manches su 38 da lui disputate. Una stagione complicata.

”Nonostante tutto, è una stagione positiva nel complesso. Herlings ha vinto il titolo perchè è stato più costante e più veloce nell’arco della stagione. Ho fatto un po’ di errori da metà stagione in poi e patito qualche infortunio, ma siamo contenti: è stata una stagione entusiasmante”.

Ci eravamo già visti a Ottobiano, dove ti eri avvicinato a Herlings con quella fantastica doppietta (andando a -12, ndr): lì hai sognato il sorpasso e il 10° titolo?

”Ho creduto di potercela fare, sicuramente. Anche in Indonesia stavo andando benissimo, fino all’ultimo giro stavo disputando la corsa perfetta, poi sono caduto all’ultimo giro e lì di fatto è sfumato tutto. Mi sono lussato il pollice, e ho sofferto due mesi per quell’infortunio (oltre che per una successiva brutta botta al ginocchio nei GP seguenti, ndr): se fossi riuscito a restare davanti in Indonesia, magari avrei invertito il trend di questo campionato, però purtroppo quell’infortunio non calcolato ha rovinato tutto. Tra l’altro, Herlings ha vinto a 20 giorni dalla frattura della clavicola e si è caricato ulteriormente. Mentre io da lì in poi ho fatto molto fatica”.

Non hai corso a Imola dopo la caduta nella manche di qualifica, preservandoti per il Nazioni dopo una brutta botta: quanto ti è dispiaciuto non poter correre di fronte al pubblico italiano?

”Mi è dispiaciuto molto. Tantissima gente era venuta apposta per vedermi, e poi sappiamo tutti l’atmosfera particolare che c’è al GP d’Italia. La pressione mediatica era alta, ho commesso qualche errorino al sabato e sono caduto: non sono riuscito a gareggiare la domenica, è stato difficile, ma è stata la scelta giusta. Anche perchè poi siamo arrivati secondi a RedBud”.

Già, il Nazioni: Lupino, Cervellin e Cairoli secondi negli States, a due punti dalla Francia e con grandi speranze di vittoria fino alla metà dell’ultima manche. Prevale il rammarico per la caduta in gara-1 che ti ha costretto a ripartire dal fondo e chiudere 6°, oppure la soddisfazione per il secondo posto?

”È decisamente maggiore il rammarico. Potevamo portare a casa la vittoria, vedendo i risultati di alcune nazioni e la sfortuna che ha colpito l’Olanda: avrebbero vinto a mani basse, se solo avessero avuto il terzo pilota (Vlaanderen è caduto in gara-1, e non ha corso gara-2 perchè un sasso l’ha colpito, provocandogli il sanguinamento da un occhio, ndr). Noi abbiamo buttato un po’ al vento la gara: io sono caduto nella prima manche, Alessandro (Lupino, ndr) nella seconda ha avuto quel problema in partenza, e poi nella terza e ultima abbiamo avuto qualche problema di comunicazione col box. E così, non siamo riusciti a portare a casa il risultato: bastava stare davanti a Paulin nella gara finale, ma c’è stato qualche errore nella comunicazione e non abbiamo ottenuto la vittoria. Peccato, perché eravamo molto carichi e ci eravamo ripresi dai rispettivi acciacchi: io e Lupino, fino a qualche giorno prima del Nazioni, soffrivamo ancora dei problemi che ci eravamo portati dietro da Imola”.

Veniamo al 2019: in cosa cercherai di migliorare per la prossima stagione? Avrai sicuramente grandi stimoli, e ripartirà la caccia al 10° titolo. 

”Dobbiamo migliorare sulla costanza della manche. In generale dobbiamo essere più costanti, e andremo a migliorare l’allenamento fisico per essere sempre al 100% (Tony si allena totalmente da solo, senza preparatori, ndr). L’ultima parte di stagione non va considerata, visto che dopo il problema al pollice ho smesso di andare in moto e non mi sono allenato più bene, ma comunque dovremo intensificare ampiamente l’allenamento”.

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