Tempo di festeggiamenti in quel di Motegi. Marquez scende dalla moto. Si dirige verso il palchetto appositamente allestito per lui e gioca con un videogame che lo vede vincitore. La gag al centro della festa per il settimo titolo iridato è indicativo di ciò che è stato per il fuoriclasse spagnolo questo 2018: un continuo miglioramento, superando ostacoli di ogni sorta. Marc ha dovuto lottare in primis contro sé stesso, controllando una velocità talvolta eccessiva.

Il disastroso GP argentino gli ha insegnato molto, a dispetto di quanto si possa pensare. Poi l’errore del Mugello, quello da matita rossa perché arrivato per una leggerezza. Assimilati gli sbagli, l’astronave numero 93 ha preso il volo ed è diventata irreperibile per qualsiasi radar. Il settimo alloro è arrivato con largo anticipo, ma non è stato semplice per Marquez, anche per la tenacia di una nutrita concorrenza. Rossi ha lottato finché ha potuto, Lorenzo si è reso protagonista di un’estate magica prima di incappare in un brutti infortuni. E poi Dovizioso ha lottato da vero guerriero. Nessuno ha avuto la costanza di Marc, che ha stroncato la concorrenza con 8 successi.

Vittorie non casuali: la Honda ha lavorato bene ed il catalano ha imparato ad essere uno studente diligente. Dietro un voto alto in un compito in classe c’è un metodo di studio preciso. Probabilmente l’impronta nella preparazione del week end ancora mancava a Marquez. Ora che ha appreso anche questo segreto, fa ancora più paura. Se ai numeri alla Schwantz, alla velocità controllata di Rainey, alla fame di vittorie di Doohan ci si aggiunge una gestione certosina degna del miglior Rossi, gli avversari del Cabroncito avranno tempi duri di fronte a sé.

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