Dalla pole position all’incubo, dal miglior tempo del sabato all’ennesimo ritiro per un problema al motore della sua Red Bull. Daniel Ricciardo sta vivendo un finale di stagione drammatico, in quella che sarà la sua ultima annata alla guida della monoposto austriaca: l’australiano ha già firmato un contratto con Renault per le prossime due stagioni, e tenterà di rilanciare una casa che sembra aver smarrito la bussola a livello prestazionale, ma è comunque la migliore tra le scuderie ”normali”, quelle che non spendono miliardi come invece fanno Ferrari, Mercedes e la stessa Red Bull.

Ricciardo, che era stato ”illuso” da Ferrari (si parlava di un pre-contratto firmato per il 2019) e corteggiato da Mercedes (prima del rinnovo di Bottas) mentre stava trattando il rinnovo con Red Bull, ha scelto Renault perchè era la miglior opzione possibile tra quelle presenti, e anche per uscire dall’ombra di Verstappen: la volontà del team di puntare tutto su Max come prima guida, e la proposta di un ingaggio parecchio ribassato hanno offeso l’australiano, che così ha scelto di cambiare team e tentare una nuova sfida. E non l’ha fatto senza veleni interni, visto che Helmut Marko l’ha liquidato con poche e taglienti parole: Daniel dovrà convivere per altri due anni coi problemi dei motori Renault. Sono certo che ci rimpiangerà e ci vedrà trionfare con le power unit Honda”. 

Una sentenza, visto che dal momento dell’annuncio del suo passaggio a Renault, a Ricciardo è successo di tutto: quattro ritiri in sette GP, tutti per problemi idraulici e guasti alla power unit francese, e nessun podio. Di fatto, la vera e propria stagione di Ricciardo si è chiusa in Ungheria e prima dell’annuncio dell’addio a Red Bull: fino ad allora aveva conquistato la vittoria in Cina e a Montecarlo, ottenendo 118 punti, dopo quell’annuncio ne ha ottenuti 28 e ha portato al traguardo la monoposto solo in tre GP (6°, 6°, 4°). In Messico, su una pista estremamente favorevole alle Red Bull per quell’altura che finisce con l’esaltare il bilanciamento e la trazione della monoposto progettata da Adrian Newey, tutto era partito al meglio per Ricciardo: pole al sabato, grande gara e gestione della monoposto domenica, col secondo posto da difendere dagli assalti di Vettel dopo aver optato per una sola sosta.

Poi, a dieci giri dal termine, il nuovo problema al motore e il ritiro. E a quel punto Ricciardo non ci ha visto più, e ha rilasciato dichiarazioni di fuoco in zona mista. L’australiano, noto per il suo carattere solare e autore di un gesto d’insofferenza verso la sua monoposto (dito medio) ad Austin, ha parlato duramente contro Red Bull: Non ho più parole per quello che sta succedendo. Siamo andati bene tutto il weekend, poi in partenza abbiamo fatto schifo. Avevamo raddrizzato la gara, ma questa sfortuna coi motori… Non ho più parole. Le prossime due gare non voglio correrle, ci vediamo il prossimo anno. Un’accusa velata a un team che (così sembra, visto da esterni) gli sta rendendo la vita durissima nel finale di stagione, rifilandogli un trattamento di Serie B rispetto al compagno: i quattro ritiri in sette gare, e gli otto complessivi in 19 GP parlano da soli, e Ricciardo è arrivato alla proposta di fare un gesto estremo.

Non correre le ultime due gare in Brasile e ad Abu Dhabi, lasciando subito la macchina a Gasly e rompendo definitivamente con Red Bull: chissà se questa ”minaccia” avrà un seguito (Lauda fece qualcosa di simile alla fine della sua esperienza in Ferrari, e il Drake lanciò Gilles Villeneuve), oppure sarà solo uno sfogo dettato dall’ennesima delusione stagionale di un pilota che meriterebbe di lottare per il titolo mondiale, e invece si trova a soli 146 punti (-90 dal podio iridato nonostante 8 ritiri) e lontanissimo dai primi. E questo, per chi ha vinto 7 GP e ottenuto 29 podi in carriera, è tutt’altro che gratificante.

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