Lo sguardo è già rivolto al futuro. L’obiettivo della prossima stagione di Kevin Benavides, però, è anche il grande rimpianto del 2018: la Dakar, la corsa sfuggita in modo rocambolesco alla decima tappa. Il pilota Honda non perde fiducia e rilancia la sfida. Un concetto ribadito ai nostri microfoni ad Eicma, dove la casa giapponese ha presentato il suo squadrone.

Kevin, riavvolgiamo il nastro e torniamo alla Dakar 2018. Ha concluso la gara al secondo posto, con qualche recriminazione per una tappa strana…

“La decima tappa è stata veramente nervosa e difficile. Anche l’organizzazione non è stata impeccabile. Ho perso 50 minuti in un colpo solo e, anche se nei giorni successivi ho rimontato, mi sono fermato ad un ritardo di un quarto d’ora. Comunque va bene, è stata una bella esperienza. Ho disputato una Dakar positiva, torno nel 2019 sperando di essere ancora più forte”.

Comunque è stata una grande Dakar per te e per la Honda, considerando anche le prestazioni di Joan Barreda.

“Sì, entrambi abbiamo fatto una grande gara, ma purtroppo abbiamo pagato le conseguenze di un errore generale”.

Nel 2019, ci sarà una Dakar tutta in Perù. Quali sono le tue impressioni?

“Sarà una Dakar diversa. Per la prima volta si disputerà in un unico paese. Forse la strategia della gara cambierà un po’ perché sarà più corta e bisognerà essere più pronti. Sarà più difficile per la presenza della sabbia del deserto per tutti i dieci giorni della corsa”.

Non ti mancherà la “tua” Argentina?

“Sì mi dispiace, andare in Argentina è sempre bellissimo per me”.

Tra l’altro correrai la Dakar insieme a tuo fratello Luciano. Com’è disputare una corsa simile con un parente stretto?

“Particolare, è una sensazione buona, ma c’è anche un po’ di paura per lui perché è una corsa difficile. C’è un pericolo dietro ogni attacco, dietro ogni salto. Non è semplice vivere la gara pensando anche a lui”.

Chi ha spinto l’altro a correre?

“Io ho iniziato prima, ho sei anni in più di lui. La passione è stata trasmessa da parte mia”.

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