MILANO, dal nostro inviato a Eicma Marco Corradi

Simpatia e talento. Alex De Angelis è stato uno dei volti più apprezzati del Motomondiale, e forse ha raccolto meno di quanto avesse meritato: per lui due titoli mondiali sfiorati in 250cc, e una lunga e comprovata esperienza in MotoGP che l’ha reso una delle certezze del mondo delle due ruote. La sua esperienza nel Motomondiale si è conclusa con 4 vittorie e 40 podi, e nel 2016 Alex (portacolori di San Marino) è passato in Superbike senza avere fortuna: nel 2018 si è trovato mestamente senza moto, e ha iniziato una nuova e proficua carriera come commentatore televisivo per Sky Sport, entrando a far parte della squadra che comprende Guido Meda e Mauro Sanchini. Un’esperienza che proseguirà anche nel 2019, seppur a mezzo servizio: Alex De Angelis tornerà infatti a correre, stavolta in MotoE e con una delle moto affidate al team Pramac (che schiererà anche Fonsi Nieto), e sarà uno dei pionieri della categoria elettrica (gli altri ”noti” per ora sono: Simeon e Granado con Esponsorama Racing, Raffin con Dynavolt, Matteo Ferrari con Gresini, Nico Terol e Maria Herrera col team Angel Nieto, Bradley Smith col team Petronas SIC e al 99% Ana Carrasco). Alex era presente a Eicma, e ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni, spaziando su vari argomenti.

Ciao Alex, innanzitutto partiamo dal tuo nuovo ruolo di commentatore tecnico del Motomondiale: com’è stato stare dietro la telecamera? Ci sono degli aspetti delle corse che hai notato più attentamente da commentatore, e viceversa?

”Ammetto che all’inizio è stato tutto molto complicato. Ho iniziato a fare un lavoro che non pensavo di fare, per il quale non avevo studiato e inizialmente ero impreparato: quando inizi un lavoro nuovo e non sei totalmente ”sul pezzo”, diventa tutto difficile, e io non potevo stare tranquillo, perchè mi mancavano le corse e stavo male quando guardavo gli altri girare. Però poi mi sono accorto che, a livello tecnico, dicevo delle cose che nessuno avrebbe detto in mia assenza e avevo un modo di percepire la corsa differente, dando un grande contributo: mi sono sentito utile e importante, mi sono divertito e tutto è andato in discesa. Al 90% verrò confermato e continuerò a farlo, con grande piacere. Inoltre svolgo anche il lavoro di coach di Federico Fuligni (pilota Moto2), e quello mi ha fatto capire delle cose che non avrei mai notato in pista: andare in pista e guardare con un occhio specifico le differenze tra gli stili di guida dei vari piloti e le differenze tra una moto e l’altra oppure gli approcci alle gare e ai vari turni, per poi aiutare a crescere il tuo pilota, ti aiuta ad avere una visione diversa”.

Dacci un giudizio sul 2018 del Motomondiale: in MotoGP Marquez è stato inarrestabile, in Moto2 Bagnaia ha vinto un fantastico titolo mondiale, mentre in Moto3 Jorge Martin forse avrebbe meritato anche un margine più ampio su Bezzecchi, considerando i tanti zeri e le 7 vittorie stagionali (11 pole)…

”Non sono d’accordo sulla Moto3. Bezzecchi è stato buttato a terra due volte nelle ultime tre gare, con mosse sconsiderate nelle quali non ha colpe. Sono molto dispiaciuto che questo campionato, così equilibrato, sia stato falsato dagli zeri e da quelle cadute che hanno privato Bezzecchi della chance di giocarsi il titolo fino in fondo: ha disputato una stagione fantastica. Bagnaia ha fatto qualcosa di impensabile, vincendo la bellezza di 8 gare, facendo molti podi e andando sempre a punti in una categoria che vede 20 piloti nel giro di 1”: sarà uno di quei ragazzi che in MotoGP si potrà far notare e fare grandi cose. Marquez invece ha fatto il vuoto: pur avendo ottenuto un paio di zeri, ha dominato, e quando arriva fa primo o secondo. È un pilota fantastico e non ha avuto rivali”.

Ti chiedo una riflessione sulla tua carriera sin qui: hai qualche rimpianto, visto che hai mancato due volte il titolo mondiale in 250cc? Oppure sei soddisfatto di quello che è stato il tuo percorso?

”I rimpianti li hanno tutti, e sono tanti. Però cerco sempre di guardare avanti e migliorare in futuro. La vittoria a cui sono più legato? Mah, è difficile dirlo, perchè sono tanti i momenti che hanno reso speciale la mia carriera: dal mio primo giorno in pista nel Motomondiale al fianco di quei piloti che fino a prima guardavi in TV, al primo podio nel Mondiale al Sachsenring, alla prima vittoria e al primo podio in MotoGP. Sono momenti che non dimenticherò mai”.

Nel 2019 tornerai a correre, vivendo l’avventura della MotoE con Pramac e guidando l’Energica Ego, che sarà la moto unica del nuovo campionato. Cosa si prova ad essere uno dei pionieri di questa categoria?

”È una sfida assolutamente interessante, che ho accolto con piacere quando mi è stata proposta. Da un lato fa strano passare dalla moto col motore a scoppio a quella elettrica, dall’altro ci troviamo di fronte al futuro e bisogna farsi trovare pronti. Mi spiace solo che quest’anno ho smesso di correre e, a parte qualche test, ho guidato pochissimo: cercherò di lavorare duramente quest’inverno per essere il più pronto possibile, perchè è vero che non è un campionato col prestigio della MotoGP, ma i piloti danno il 110% anche se fanno una corsa coi sacchi nel paddock (ride, ndr)”.

Anche perchè, avendo tutti la stessa moto e non essendoci differenze dal punto di vista tecnico/tecnologico, si vedrà il vero valore del pilota in MotoE.

”Non è solo una questione di moto, non si potrà cambiare veramente niente, a parte la colorazione delle moto e le molle delle sospensioni a seconda del peso e dello stile di guida. I test saranno pochissimi, e dovremo essere bravi non solo ad andare forte, ma anche a saper sfruttare al meglio questa moto e farla rendere al meglio: ci saranno tre sessioni di test per cercare di carpire i segreti di questo mezzo innovativo prima del debutto a Jerez, a maggio. Saranno moto che dovrebbero arrivare intorno a 250km/h, e girare più o meno sui tempi della Moto3”.

L’auspicio è che la MotoE possa ripercorrere le orme della F1: partenza in sordina e con ”scarti” della F1, e poi una crescita costante che l’ha portata a diventare un campionato decisamente interessante.

”Credo che a differenza della Formula E, la MotoE abbia fatto la scelta giusta per ottenere visibilità e ”pubblicità”: correrà negli stessi circuiti della MotoGP (per ora con 5 weekend: dovrebbero essere sei le gare, con doppio round a Misano), sarà la prima gara del weekend facendoci scendere in pista appena dopo il warm-up della MotoGP e così facendo otterrà grande importanza a livello mediatico”.

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