MILANO, dal nostro inviato a Eicma Marco Corradi

”Velocità, fango e gloria”. È il motto di Antonio Cairoli, che ha dato il titolo alla sua biografia ed è stato ”fissato” dal 222 con un tatuaggio, ma si addice bene anche ad Alessandro Lupino. Il 27enne nato a Viterbo ne ha passate di tutti i colori nella sua carriera: prima esplosione, qualche momento di difficoltà e poi la nuova rinascita col team Gebben van Venrooy Kawasaki, che l’ha portato a disputare un ottimo 2018 e un ottimo Motocross delle Nazioni. Nel 2017 Lupino era stato il migliore in un’Italia sottotono, quest’anno è stato dei trascinatori della selezione che è arrivata seconda, e avrebbe anche potuto vincere: l’ha fatto al fianco di Tony Cairoli, l’amico di sempre con cui fa spesso coppia a Eicma 2018, nelle sessioni di autografi e nei momenti liberi. Il suo 2018, l’amicizia con Tony, il Nazioni e la paternità che ti rende ”grande”: Alessandro Lupino ha parlato di questo e molto altro nell’intervista rilasciata al nostro inviato, ecco le sue parole.

Partiamo dal tuo 2018: hai disputato una buonissima stagione (13° nel Mondiale con 283pti), e soprattutto hai confermato di avere un feeling favoloso con la Kawasaki. Sembra proprio la moto cucita su misura per te, ti trasformi quando ci sali sopra.

”È vero. Sono molto contento del 2018, è stata una delle mie stagioni più belle e consistenti. Ogni volta che salivo in moto mi divertivo: salivo e davo il massimo, e i risultati hanno pagato. Ho scelto io di tornare in Kawasaki, iniziando a cercare un posto su quella moto a metà del 2017: ho firmato con il team Gebben van Venrooy, che allora era sconosciuto, mentre adesso è noto a tutti e sta crescendo anche nella popolarità”.

Anche il team ha giocato un ruolo importante nella tua stagione: sembri aver trovato la struttura perfetta per rendere al meglio, e una squadra che crescerà ulteriormente con l’ingaggio di Paturel per il 2019.

”Il team è privato, però lavora nel modo giusto: sa cosa serve al pilota e sa come soddisfare ogni esigenza. Quando abbiamo iniziato a lavorare assieme l’anno scorso ci siamo trovati un po’ in crisi, perchè eravamo un po’ indietro e la squadra non era abituata ai ritmi alti di lavoro che richiede la MXGP, ma si sono subito adeguati: mi hanno stupito, hanno soddisfatto quasi ogni richiesta standomi molto vicino e non facendo mai mancare il loro supporto dentro e fuori dalla pista. In più arrivavano i risultati, quindi da metà anno in poi gli investimenti sono aumentati e siamo cresciuti nelle prestazioni: i dati sono incontestabili, il team ha lavorato molto bene, anche meglio di alcune strutture blasonate e/o ufficiali”.

Ti abbiamo visto dal vivo, insieme agli altri piloti, a Ottobiano e Imola (”Bandiera a scacchi” era accreditata alle due gare, ndr): sul circuito pavese hai fatto due buone gara in un weekend particolare, a Imola l’holeshot e poi quella caduta che ha compromesso tutto. Raccontaci le tue gare italiane (Lupino è anche campione italiano MXGP, 4° titolo consecutivo).

”A Ottobiano ho sofferto molto e mi sono goduto poco il weekend: venerdì hanno ricoverato mia moglie che doveva partorire, ed è stata una vera sofferenza non poter stare subito al suo fianco. Chiedo scusa ai tifosi perchè non sono stato a contatto con nessuno, non ci riuscivo mentalmente: ho cercato di concentrarmi al 100% sulla gara e non pensare ad altro, e non era facile neppure così. Allora ho vissuto come in una bolla: stavo in mezzo alla pista (abbiamo questa immagine di Ale Lupino che cammina nervosamente avanti e indietro sul tracciato durante la MX2, ndr) e mi sono guardato tutte le gare, dalla MX2 all’Europeo, dalle manche di qualifica degli altri alle prove cronometrate e ai warm-up. Guardandomi le gare non pensavo, e così ho ”coperto” la tensione: alla fine, pur soffrendo, sono andato forte e abbiamo ottenuto un buon risultato (11° e 12°, ndr). A Imola invece andavo veramente bene. Sabato ho fatto quinto nella qualifica, domenica ho centrato la prima holeshot della carriera scatenando un favoloso boato quando sono saltato per primo nel triplo, però poi un incidente ha rovinato tutto nel giro di due giri: un altro pilota, non facendolo apposta, mi ha preso e mi ha causato una bella botta. Poi sono caduto da solo picchiando forte il collo, e ho deciso di ritirarmi e pensare al Nazioni”.

La sensazione è che il 2018 ti abbia fatto crescere come pilota, ma anche come uomo grazie alla paternità. Enzo Ferrari diceva che ”ogni figlio equivale a mezzo secondo perso al giro”, ma la nascita di Ludovica sembra avertelo fatto guadagnare quel mezzo secondo…

”È vero, mia figlia mi ha dato forza. Diventare papà è stata un’emozione enorme, e voglio portarla in gara: ho più forza di prima, più convinzione nei miei mezzi e meno voglia di mollare. Lotto in ogni gara, a prescindere dalla situazione”.

Il 2018 ci ha regalato anche il secondo posto del Motocross delle Nazioni a Redbud (USA) in squadra con Cervellin e Cairoli: raccontaci quella gara, che l’Italia avrebbe anche potuto vincere. E nella quale, confermando l’ottimo MXoN del 2017, sei andato fortissimo e hai dato un grande contributo.

”Siamo stati fortunati da un lato e sfortunati dall’altro. Fortunati perchè siamo arrivati secondi grazie alla sfortuna dell’Olanda, che era nettamente la più forte, ma è uscita di scena per l’infortunio di Vlaanderen (ne avevamo parlato anche con Herlings, ndr). Ma siamo anche stati sfortunati a nostra volta: nella mia prima manche e nella prima di Antonio siamo caduti e abbiamo rimontato, e alla luce di queste cadute al via perdere per due punti fa veramente male, perchè avremmo potuto ottenere un risultato migliore e vincere un Nazioni storico. Non ci siamo goduti il podio al 100% per questo. Per quel che riguarda la mia prestazione, posso dire di aver dato tutto, e che la mia seconda manche (la terza e ultima, MXGP+Open) è stata la migliore in assoluto della stagione: avevo un gran passo, ho fatto l’holeshot davanti a tutti negli States e mi sono goduto quella gara, lottando per le prime posizioni e per fare il massimo. È stata una grande gara, mentre correvo avevo la pelle d’oca e ridevo sotto il casco”.

Le due holeshot che abbiamo citato dimostrano anche la tua crescita nelle partenze, che ormai sono sempre più fondamentali per indirizzare la gara.

”Abbiamo lavorato molto da inizio anno su questo: devo dire grazie al mio coach, Ravaglia delle Fiamme Oro. Mi ha seguito in tutti gli allenamenti, abbiamo cambiato molte cose e parte del nostro approccio allo start, e ha funzionato. Era solo questione di condizione, o forse di un clic mentale: senza convinzione nei tuoi mezzi, nel motocross non vai da nessuna parte”.

Chiudiamo col tuo Eicma: sessioni d’autografi, incontri coi fan, ma anche tanti momenti e tanti appuntamenti in tandem con Antonio Cairoli. Raccontaci la tua settimana milanese.

”Per noi è dura e faticosa, perchè siamo sempre impegnati e continuiamo a muoverci da uno stand all’altro anche in tempi brevi. Però è giusto farlo: lo dobbiamo ai tifosi, lo dobbiamo a una fiera spettacolare che ormai da anni viene ospitata dall’Italia, ed è appunto l’occasione di stare vicini ai fan e agli appassionati di moto. Cerchiamo di dividerci tra gli sponsor e il contatto con le persone: è bello creare eventi come quelli che facciamo ad Airoh (lancio-gadget e contest ideati da Tony: oggi, per vincere un casco autografato, un ragazzo è riuscito non si sa come a trovare 4 uova, che ha dovuto bere di fronte al 222 e al 77), oppure creare interazione coi tifosi come abbiamo fatto da Sidi e vedere la loro reazione. È bellissimo, divertente, ci divertiamo ed è un modo come un altro di iniziare il periodo fuori-stagione: quasi un modo per iniziare le vacanze, anche se è mentalmente impegnativo. E, con Tony (del quale Lupino è grande amico: i due si sono fatti da testimone di nozze, ndr), facciamo gli animatori come ai villaggi-vacanze (ride, ndr)”.

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