MILANO, dal nostro inviato a Eicma Marco Corradi

Kiara Fontanesi è ormai un’autentica esperta delle rimonte last-minute: nel 2017 aveva conquistato il 5° titolo mondiale (dopo i quattro consecutivi dal 2012 al 2015) nel fango e nel caos di Villars-sous-Ecot, con una gara incosciente e meravigliosa, nel 2018 invece ha trionfato davanti al pubblico di Imola dopo una stagione che ha visto quattro pilote (Duncan, poi infortunata e out dalla corsa, van de Ven, Papenmeier e Kiara) su livelli simili per tutte e sei le gare previste. Alla fine ha vinto la classe di Kiara Fontanesi, spinta anche dalla voglia di vincere e confermarsi davanti al pubblico italiano: Kiara, sei titoli mondiali a soli 24 anni, era presente a Eicma e ha rilasciato un’intervista al nostro inviato. Ecco le sue parole ai nostri microfoni.

Ciao Kiara, un anno fa ci trovavamo qui a Eicma per commentare la folle vittoria di Villars-sous-Ecot, in uno scenario drammatico per le condizioni climatiche e le condizioni della pista, quest’anno invece puoi celebrare la vittoria di Imola e il 6° Mondiale. Ormai ci siamo abituati alle tue rimonte.

”Sono molto contenta del mio 2018. Ho iniziato ad allenarmi in ritardo per dei problemi fisici, che poi mi sono trascinata parzialmente durante l’anno, e non pensavo di potermi giocare il Mondiale, in tutta sincerità. Poi, per una strana alchimia, ero in grandissima forma durante il primo GP e ho capito che potevo giocarmela: nella seconda però sono caduta e ho perso tanti punti e qualche certezza, perchè si era messa un po’ male. Però poi sono arrivata pronta al momento giusto, ho vinto ad Assen e in Italia, e ho vinto il Mondiale: farlo a Imola, davanti al pubblico di casa (ancor più di casa per Kiara. emiliana e parmigiana), mi ha dato un’emozione indescrivibile. È stato davvero incredibile, un’emozione immensa: vincere il titolo e la gara a Imola, con tutti i miei fans presenti, mi ha fatto realizzare un sogno”.

È stata una stagione molto tirata: quattro pilote ad un livello molto simile, che sono diventate tre dopo l’infortunio di Courtney Duncan. Non si poteva sbagliare davvero nulla: è stata una delle annate più complicate della tua carriera?

”Diciamo di sì, però forse la più difficile di tutte è stata la scorsa. Quest’anno, alla fine, sono arrivata in grande forma alle ultime due gare e le ho vinte senza fare neanche troppa fatica, perchè ad agosto ho fatto un allenamento intenso e importantissimo, che mi ha aiutato molto”.

È vero che alla fine del 2017 avevi anche pensato al ritiro a soli 23 anni?

”È assolutamente vero. Dopo aver vinto il quinto titolo, mi sarebbe piaciuto fermarmi, poi però ho visto il calendario del 2018 e la presenza di Imola mi ha dato lo stimolo giusto per andare avanti: ho vinto il sesto titolo, e ora non me la sento proprio di smettere. Il sette è un numero che non mi piace, quindi vorrei raggiungerlo già l’anno prossimo e poi passare in fretta all’ottavo titolo mondiale”.

Prima abbiamo parlato dell’allenamento intenso ad agosto, che è stato reso possibile anche dalla lunga sosta imposta dal calendario WMX. Non si gareggia troppo poco? Alla fine, tra Ottobiano e la gara successiva di Assen sono passati tre mesi…

”Questa è la grande pecca del nostro campionato. Ci sono pause veramente lunghe e pochissime gare: sei GP non consentono di scavare un solco o avere un margine importante a fine campionato. Basta fare un errore per buttare tutto all’aria o essere ripresi: bisogna essere bravi ad essere sempre concentrati sulla situazione, ed essere costanti ad ogni costo”.

Nel 2019 dovrai ripeterti, e lo farai continuando a correre per un team che è di fatto la tua famiglia: quanto è importante avere una squadra così solida e ”amichevole” alle spalle?

”Dopo sei anni non puoi far altro che puntare a vincere ancora. Per quel che riguarda il mio team, credo che quella che ho scelto sia la soluzione migliore che possa avere ogni pilota: la famiglia è la famiglia, e credo che gran parte del mio successo in questi anni derivi anche dalla forza della mia squadra. Il mio team non è mai cambiato, lavoro sempre con le stesse persone con cui ormai ci si conosce alla perfezione e si lavora continuamente nella stessa direzione: sappiamo quello di cui abbiamo bisogno ed è un team compatto. Siamo una vera famiglia, e questo è un motivo d’orgoglio”.

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