MILANO, dal nostro inviato a Eicma Marco Corradi

Schietto, competente e dannatamente veloce: Max Biaggi continua a fornire spunti di riflessione anche dopo il ritiro dalle corse, in un post-carriera che è portatore di nuove e interessanti esperienze. Il sei volte campione del mondo, due titoli in SBK (l’ultimo a 41 anni) e cinque titoli con Aprilia, svolge il ruolo di brand ambassador per la casa di Noale e per Suomy, ma non si è fermato qui: Max è tornato in moto per battezzare la nuova RSV4 217, definita da alcuni esperti ”una moto da corsa su strada”, ha seguito la Formula E con Venturi e sbarcherà nel Motomondiale con un proprio team nel 2019 e con Aron Canet come pilota. Abbiamo parlato di questo e molto altro nella chiacchierata con Max, che era presente allo stand Aprilia a Eicma proprio presentare la RSV4 insieme ad Albesiano, al progettista di questo mezzo fantastico (Marco Lambri) e al direttore della rivista specializzata Superbike (Igor Benzi).

Max non ha lesinato complimenti al lavoro di Aprilia, che in dieci anni ha trasformato la RSV4 in un mezzo moderno, ”una moto da strada con impostazione da corsa e 1100cc di cilindrata, che gira pochi secondi più piano di una moto da gara, se spinta al limite”, e poi ha anche ricordato qualche episodio della sua carriera: dal titolo vinto per mezzo punto a 41 anni, al debutto a Suzuka con la 500cc che portò alla vittoria con pole e giro veloce e non solo. Dopo aver parlato ampiamente della RSV4 217, rapidamente di Rossi (”Valentino può vincere il decimo titolo e gli auguro di farlo, ma ha vissuto un’annata complicata. Alla sua età, e con quei 20-25enni che non vedono l’ora di batterlo, andare costantemente a podio è comunque qualcosa di fantastico”), e aver sentito parole di cambiamento del progetto Aprilia MotoGP da parte di Albesiano (”Ridisegneremo tecnicamente la moto, cambiando molti tecnici e affidando un mezzo diverso ad Espargaro e Iannone”), Max Biaggi ha concesso un’intervista ai nostri microfoni: ecco le sue parole.

Max, innanzitutto partiamo dall’evento odierno e dalla RSV4: una moto bellissima, che porta varie caratteristiche della moto da corsa (su tutte le ali aerodinamiche, ndr) in un progetto su strada. Hai seguito gran parte dello sviluppo, l’hai provata a Imola e l’hai vista crescere (Max ha vinto il Mondiale 2015 con un’altra versione della RSV4): raccontaci questo mezzo.

”In realtà è una moto progettata per fare qualcosa di più evoluto in base alle esigenze dell’utente. Nasce da un’idea ipersportiva e poi è stata creata per assecondare i palati più fini. C’è stata tanta tecnologia all’inizio, quanto è stata progettata nel 2008, poi è stata evoluta pian piano, ma la base è già di per sè molto buona: dopo circa dieci anni dalla sua nascita, la livrea è sempre moderna. Gli angoli vivi della carena, la carena spigolosa e altri elementi la fanno sembrare una moto progettata oggi, e invece ha 10 anni: questa versione, in particolare, è molto più potente rispetto a quella di dieci anni perchè è 1100cc di cilindrata. Ha quasi 220 cavalli, ma ha 10kg in meno di peso e questo inizia a fare la differenza su una moto di 199kg: con le alette aerodinamiche (che Aprilia ha inserito per prima su una moto di produzione), se si va sui circuiti molto veloci o sui rettilinei in autostrada, ci si rende conto che l’avantreno è molto più fermo e stabile rispetto a quello di un mezzo tradizionale”.

Sei brand ambassador di Aprilia e di Suomy: è un modo per mantenere intatti i legami con quelle aziende che ti hanno supportato durante tutta la tua carriera.

”È un modo per non buttare all’aria tutto quello che si è fatto nell’era dell’agonismo e delle gare. Essere vincente e aver fatto buoni risultati è un valore aggiunto, e oggi come oggi, nel mondo della comunicazione, è un peccato buttare via questo tipo di rapporti. Per Aprilia rappresento una figura importante dal lato sportivo, l’Aprilia Racing ha vinto più di cinquanta titoli mondiali, e cinque di questi portano la mia firma: avendo vinto sia nell’era dei 2 tempi che nell’era moderna con le quattro tempi, rappresento un salto di generazione che dura quasi vent’anni. Ed è una bella storia da raccontare”.

Il tuo 2018 è stato anche elettrico. Hai provato la Formula E a Roma e hai seguito a lungo il team Venturi: ti chiedo innanzitutto le sensazioni che hai provato guidando un mezzo così tecnologico e complicato da guidare, e poi un parere sulla svolta elettrica che si sta facendo strada nel mondo dei motori (Formula E, E-Trial e MotoE dal 2019, oltre alle ciclistiche e-bike).

”Ho provato l’ebbrezza di salire su una vettura della Formula E, giusto per capire dove sta andando lo sviluppo e dove andranno i piloti del domani. E devo dire che la Formula E non è affatto male: è qualcosa di diverso, che vuol essere spettacolare a costi ridotti e inquinamento zero. Hanno dei grandi vantaggi: corrono nel centro delle città, anche perchè i circuiti non sono più lunghi di 2.5km e hai tante chances di disegnare un tracciato cittadino di alto livello e non permanente. Mi piace molto la FE, mentre la MotoE l’ho trovata giù di tono, venendo dalla Formula E mi aspettavo qualcosa di tecnologicamente avanzato, invece ho trovato una moto ancora da migliorare: non è così veloce, e soprattutto è troppo pesante. La versione dell’Energica Ego Corse che ho provato io (al Mugello), che poi è quella che sarà in gara nel 2019, è ancora una forma prototipale e troppo grezza. È vero che bisogna dare tempo a questa nuova categoria, ma è anche vero che la crescita della Formula E è derivata dalle case automobilistiche e dalla loro sfida tecnologica, mentre qui abbiamo un unico costruttore e un campionato che è quasi un monomarca e consente pochi spazi di manovra ai team. Forse è stato fatto per aprire un percorso, e poi quando sponsor e aziende entreranno veramente all’interno di questo business verrà accelerato lo sviluppo: staremo a vedere, ma tra le due preferisco la Formula E, perchè la moto la vedo solo come dotata di un motore termico e non riesco a concepirla elettrica”.

Il 2019 ti porterà ad avere un team nel Motomondiale e in Moto3, con Aron Canet che è un pilota giovane, che quest’anno ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato. Quali sono le aspettative per questa prima volta da team manager nel Mondiale?

”Innanzitutto ci tengo a precisare che non sarò il team manager. Sarò presidente e proprietario di questo team, lasciando gestire gli aspetti riguardanti la squadra e le corse al proprio team manager e al pilota, che devono avere il proprio gruppo e poter lavorare in tranquillità. Guarderò da dietro le quinte, cercando di aggiustare il tiro quando qualcosa non va: Aron Canet è un pilota che ha già vinto varie gare in Moto3 e ha buona esperienza (pur essendo un classe ’99, ndr), gli mancano probabilmente la consistenza su ogni tracciato e credo un po’ di gruppo intorno a sè. Ha bisogno di una squadra che lavora solo per lui, e nel 2019 avrà tutto un team a disposizione: gli staremo dietro e inizieremo a lavorare già a fine mese. Allora capiremo dove potremo arrivare nel concreto, per ora posso solo parlare di un progetto tutto nuovo e molto stimolante”.

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L'Aprilia RSV4 217 (con le sue ali aerodinamiche importate dalla MotoGP) è stata uno dei principali argomenti della nostra chiacchierata con Max Biaggi, ma non il solo: il sei volte campione del mondo e brand ambassador Aprilia ha rilasciato un'interessante intervista ai microfoni del nostro @corradone91, potrete leggerla in serata sul nostro sito www.bandierascacchi.com. Aprilia RSV4 217 was one of the key topics during our interview to Max Biaggi, but not the only one. The six time World Champion, who is the brand ambassador of the Italian constructor, just had a smart talk with our journalist Marco Corradi. You will read his words on www.bandierascacchi.com. #biaggi #maxbiaggi #aprilia #rsv4 #champion #interview #intervista #journalism #journalist #eicma #eicma2018 #insta #instapic #instagram #picoftheday #interviewoftheday #motoe #formulae #maxracingteam #moto3 #motorcycle #motorcycling #motorsport #moto #canet #Saturday #Italy

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